La corretta posizione in bicicletta. Analisi e problematiche. Work in progress.

In questi molti anni di  esercizio della pratica del ciclismo, ho affrontato l'annoso problema della corretta posizione in bicicletta. La corretta posizione in sella è il "primo passo" da fare, per chi decide di pedalare ottimamente e seriamente, non affidandosi al deleterio "fai da te" e ai consigli "ad occhio" del compagno di uscita. Il mio blog nasce dalla passione e dall'esperienza e niente viene scritto a caso. Quindi parlerò per esperienza diretta. E' appena il caso di precisare che non sono un "biomeccanico" ( spiegherò più avanti il significato di questo termine) e non "metto" in sella ciclisti. In questa pagina affronterò l'argomento dal punto di vista del ciclista che avendo raccolto molto materiale ed esperienze, si limiterà ad analizzare ed evidenziare alcune problematiche sottese.
Chi si avvicina al ciclismo, lo fa pensando solo alla bicicletta. Ma la regola fondamentale è che MAI il ciclista si deve adattare al telaio. I comportamenti a rischio sono molteplici. Ci sono ciclisti che si regolano da soli; altri ancora che regolano la sella più in alto per avere un maggiore dislivello, soluzione bella all'occhio, ma non salutare, perchè ad ogni uscita inevitabilmente si avvertiranno problemi al sotto sella o alla schiena. E li vedi, i ciclisti fai da te, che ogni volta che escono in bici, lo fanno un giorno con la sella più alta, un altro con la sella più bassa, spostando le tacchette o l'avanzamento della sella, fino a farsi male da soli. Ricordo un ciclista che mi disse: “ Ieri ho visto alla tappa del giro un corridore che aveva la sella spostata avanti....domani la provo anch'io” !!!!!!
In buona sostanza, la prima cosa che dovete fare prima di acquistare una bici è quella di rivolgervi ad una persona esperta, altrimenti potreste acquistare un telaio con le misure non adatte e conseguentemente avere dei problemi muscolo-scheletrici. 
Da un po' di anni che sento parlare della "biomeccanica" per definire la metodologia utilizzata per regolare la posizione in sella. Quando scrivo "biomeccanica" non mi riferisco a quella parte della scienza che studia l'applicazione della meccanica alla biologia e alla medicina, correlata all'ingegneria biomedica, all'ingegneria tessutale, all'ortopedia, alla otorinolaringoiatria, all'odontoiatria, tutte branche scientifiche, riservate ad operatori riconosciuti dalla legge, ma a quell'attività finalizzata a regolare la posizione in bicicletta ovvero al "settaggio" del ciclista.  Questo è il termine usato correntemente nel settore. La "biomeccanica" di cui parlo, non è insegnata all'università, non è una professione riconosciuta dalla legge e quindi non è un sistema scientifico consolidato. Del resto da quello che sento e vedo mettere in sella un ciclista è diventato un "opinione" e opinioni se ne sentono molte, visto che i "biomeccanici" sono aumentati in misura esponenziale. Mi chiedo se questa improvvisa "vocazione collettiva" sia giunta al punto in cui occorra, inquadrarla  in una nuova categoria professionale riconosciuta dalla legge, e che preveda a tutela del consumatore, uno specifico corso di studio  e la tenuta in un albo o un elenco ( alla stregua dei preparatori atletici, classificati dalla FCI come preparatori fisici e iscritti in un elenco consultabile sul suo sito), considerata l'importanza e la delicatezza della materia. Certo è che ogni "biomeccanico" e/o sistema brevettato "biomeccanico", applicano spesso teorie diverse. Quindi si parte dal punto fondamentale che la "biomeccanica", evidentemente, e non è una scienza esatta. Pertanto occorrono operatori e metodi che partendo da verifiche sperimentali, sappiano rilevare ed elaborare in modo uniforme le misure antropometriche del ciclista.
Ma entro nello specifico. L'assetto base ( cioè l'elaborazione del telaio ideale, quello da fare realizzare su misura) e l'assetto avanzato ( ossia le quote adatte per un dato telaio standard), che misurano con diversa specificità, le quote antropometriche, variano per ogni nuovo telaio, gruppo (leve - comandi) e secondo i pedali. Le variazioni della struttura antropo - estensiva (variazioni significative di peso 5/10 kg e/o elasticità della schiena), possono comportare, anche una variazione delle misure biomeccaniche, persino di quelle precedentemente rilevate, ma anche questo non è un dato sicuro, è molto soggettivo. Insomma la posizione in sella dovrebbe corrispondere alla metamorfosi del corpo e come si sa il corpo cambia con il tempo. Molti perdono tempo a rincorrere questo o quell'altro sistema biomeccanico, quando non si sente più a suo agio con un assetto. Si cambia il biomeccanico per imperizia o negligenza professionale e si aggiorna la scheda del biomeccanico. Resta il fatto che il limite di ogni biomeccanico, non sta tanto nel metodo d'analisi del ciclista, ma nell'operare del tecnico, nell'interpretarlo da parte del "biomeccanico"; e soprattutto tanto più si utilizza un sistema complesso, tanto più è necessario un controllo del sistema, per evitare errori a cascata.  Molti pensano che un programma "biomeccanico" ricco di coreografia, luci, telecamere, laser, pc, e quant'altro di più appariscente, possa rendere migliore l'analisi; tutto sbagliato; quello che conta è soprattutto chi fa l'analisi. Faccio un esempio ci sono dei metodi che prevedono l'analisi della posizione di un ciclista, attraverso la pedalata sul rullo e/o con l'ausilio di sensori applicati su alcune parti del corpo, il tutto visionato da telecamere. In teoria è tutto interessante e all'avanguardia. Però ci sono delle criticità: pedalare su un rullo per verificare la posizione è come pedalare con uno zaino sulle spalle; insomma è cosa ben diversa da quella su strada, perchè il corpo del ciclista si muove diversamente; un sensore applicato male, telecamere posizionate erroneamente ( soprattutto quando il "biomeccanico" non ha una sede fissa, cioè non opera in una stanza appositamente realizzata, e quindi è costretto ad installare ogni volta le telecamere, e ricalcolare il quadro operativo), oppure più semplicemente, l'errore di esecuzione delle operazioni di misurazione da parte del biomeccanico. Insomma niente si improvvisa. 
Evidenziato il punto critico della "biomeccanica", cercherò di spiegare alcuni aspetti della complessità della materia, confrontando diversi metodi. 
Passo all'analisi dei metodi evidenziandone le criticità. 
Partiamo dalla foto di un ciclista ed affrontiamo il metodo che definisco "fotografico", in quanto si basa essenzialmente sulla risposta visiva del gesto dinamico della pedalata simulata in laboratorio. 
Analizzare un assetto da una foto è difficile e la possibilità di commettere errori di analisi è elevata (ci sono una serie di errori che possono essere commessi e che a cascata ampliano l'errore complessivo commesso nell'analisi del sistema; più un sistema è complesso nella sua analisi, più è importante gestire e controllare il suo sistema di riferimento. Le quote hanno valenza in un sistema di riferimento ben preciso, altrimenti sono solo numeri. Partite dalla premessa che un errore di 1° su 1m genera un errore di circa 10mm: a) non sappiamo se la foto è stata presa bene in quadro,non sappiamo se il ciclista da una foto poggia bene in piano sulla sella; abbiamo una foto presa da un solo lato, quindi non sappiamo cosa succede dall'altro lato; se per esempio questo ciclista pedalasse un pò alto (guardando la foto direi che siamo in questo caso) è facile che possa sbilanciarsi da una parte, con un piano bacino non più orizzontale, ma più basso da una parte e più alto dall'altra. Si potrebbero cosi valutare degli angoli di lavoro corretti da un parte,ma dall'altra parte invece potrebbero risultare non corretti. Inoltre tale foto è stata presa in statica e non come una serie di fotogrammi in dinamica; non sappiamo quindi se il ciclista sta sedendo sulla sella dove effettivamente starebbe quando pedala.
Il sistema del filo a piombo è un sistema che ha poca valenza in quanto si possono ottenere allineamenti con altezze e posizioni delle tacchette diverse, ma non necessariamente corretti. L'angolo al ginocchio è uno degli angoli di lavoro, ma non è l'unico angolo di lavoro che si considera, inoltre occorre fare attenzione, in quanto non è così facile individuare da una foto l'effettiva cerniera del ginocchio; ricordate: 1° su 1m = 10mm di errore !
Il cavallo è uno dei fattori che determina l'altezza sella, ma non è l'unico;si dovrebbe in realtà parlare di posizione spaziale del centro anatomico della sella sul piano sella rispetto al centro movimento centrale. In altre parole altezza e arretramento sella sono strettamente correlati fra loro; si potrebbe avere un altezza corretta, ma non un arretramento corretto o viceversa; inoltre bisogna vedere come è stato misurato e come viene riportata l'altezza sella. Come detto sopra; specifiche quote hanno valenza in uno specifico sistema di riferimento; se il sistema di riferimento non è definito, si hanno dei numeri che non si sa come gestire;
dire quindi ho cavallo X e pedalo ad altezza sella Y, senza specificare come tali misure sono state rilevate, lascia il tempo che trova. Se cambia il sistema di riferimento, cambia il modo in cui mi riferisco a questa quota; il cavallo per quanto mi riguarda va misurato con un piano largo almeno 5cm in modo che la massima pressione esercitata con il piano di riscontro sia contro le ossa ischiatiche e non invece sulle parti molli.
L'altezza sella eccessivo cosa può comportare. La maggior parte dei ciclisti che va in BdC ha la sella spesso un pochino troppo alta (in MTB è difficile che ciò avvenga, si farebbe fatica a guidare la bici in discesa perchè ci si sentirebbe instabili o si farebbe fatica a fare il fuori sella all'indietro). Questo capita perchè una sella alta da la sensazione di "spingere" di più e quindi erroneamente di veicolare più "potenza". In realtà non è proprio così (si confonde il concetto di "forza" con quello di "potenza"; la potenza è la forza per uno spostamento nell'unità di tempo);si veicola più forza nel primo tratto discendente di pedalata (da PMS - punto morto superiore a PMI - punto morto inferiore). Da qui la sensazione di spingere di più; ma poi la seconda fase ascendente (da PMI a PMS) risulta spesso nulla;
quindi tutta la potenza sviluppata dipende solo dalla prima fase della pedalata.
Cosa comporta questo:
che si ha una pedalata di sola spinta (e di punta) che sfrutta molto il solo distretto del quadricipite e poco gli altri muscoli antagonisti; si ha quindi una forte compressione muscolare del quadricipite e spesso un sovraccarico a livello di ginocchia e del metatarso (si veicola molta forza e quindi molta pressione). Di qui la possibilità di crampi o addormentamenti dei piedi; una pedalata più di rapporto e meno agile; spingendo solo, si lavora con una sola gamba alla volta.
La spinta applicata da una gamba, deve essere controbilanciata dal lombare che così si affatica ed indurisce durante l'uscita (da qui per esempio la sensazione durante l'uscita di faticare a distendersi o la possibilità di dolenzia lombare) e si avverte una forte pressione perineale e instabilità di seduta.
Per i motivi sopra indicati si tende a sbilanciarsi durante la pedalata, basculando a dx e sx;capita poi spesso (anche perchè con la sella alta si mette spesso anche la punta della sella più bassa - sella fuori bolla) di finire a pedalare in punta di sella (la forte compressione muscolare implica un forte accorciamento della muscolatura).
Lo sbilanciamento porta spesso poi a portare troppo peso sull'avanti della bici; caricando mani e braccia (addormentamento mani, indolenzimento braccia);l'indurimento del lombare poi comporta spesso un certo raddrizzamento del busto all'indietro che a sua volta porta a tenere le braccia troppo tese e dritte per arrivare ai comandi (ci si allontana dal manubrio raddrizzandosi); le braccia non lavorando più come ammortizzatori, ma come piloni e ritrasmettono in modo diretto tutto su spalle e cervicale con conseguente loro sovraccarico. L'assetto va ottimizzato favorendo una pedalata più rotonda, dove si coordina il gesto pedalato tra la gamba dx e sx con spinta e richiamo; il pedale va accarezzato, non pestato; si smette di premere un pochino prima del PMI ( punto morto inferiore), in modo da avere un breve transitorio che permette di rilassare la muscolatura e poi di invertire l'azione da spinta a richiamo; lo stesso avviene poco prima del PMS ( punto morto superiore); si deve lavorare sul gioco di caviglia, con il tallone che scende per bene nella fase di spinta (facendo scendere il tallone, si distende il polpaccio; l'energia scaricata al tallone viene restituita come forza elastica che innesca poi il richiamo della pedalata) e risale nella fase di richiamo. Cosa comporta questo: una sella mediamente più bassa rispetto a quanto spesso si è portati ad usare, anche se poi come detto sopra, l'altezza sella è uno dei fattori e va considerato sempre insieme anche all'arretramento sella e un pò a tutto l'equilibrio generale dell'assetto (struttura antropo-estensiva; due soggetti con medesime quote antropometriche ma diverse capacità estensive non avranno il medesimo assetto in sella).
Secondo me la “biomeccanica” applicata al ciclo ha come primo obiettivo la tutela della struttura;la sella troppo alta come ho spiegato sopra può dare innesco a diversi sovraccarichi della struttura e quindi a lungo andare a problematiche posturali; che poi con il corretto assetto si possa andare anche più forte è secondario e consequenziale ad altri fattori quali: ottimizzazione del gesto pedalato (bisogna lavorarci per fare propria la pedalata rotonda; ma poi i risultati si vedono), continuità di allenamento (minori stati compressivi del sistema articolare/muscolare unito ad un lavoro di stretching quotidiano evitano di farsi male e di recuperare meglio, quindi ci si può allenare con più continuità senza fastidiosi stop per infortunio), metodiche di allenamento (allenamento ben calibrato sul proprio livello atletico e sul tempo disponibile per allenarsi in modo da ottimizzare la gradualità dei carichi, il recupero e tutelare sempre al massimo la testa; se finisce la testa, finisce tutto; andare in bici per un amatore è un divertimento, non è il proprio lavoro; darsi metodo si, ma sempre cercando di divertirsi).
Bisogna sempre curare i piccoli dettagli; la potenza sviluppata non dipende più dalla forza esercitata da una sola gamba, ma da entrambe; è quindi minore la compressione muscolare e quindi anche i transitori di passaggio da fase di spinta a fase di richiamo; la fase di richiamo non viene più annullata dal fatto che ho bisogno di più tempo per decomprimere la muscolatura dopo la fase di spinta; si ha cioè una maggiore linearità di azione che unita all'agilità crea un effetto volano nella propria pedalata (riesco a mantenere più facilmente un buon ritmo di pedalata), le forze agenti sono bilanciate tra le due gambe, il lombare risulta così scaricato; si resta più stabili in sella; ogni movimento in sella porta a dispersione; si dovrebbe rimanere infatti sempre ben allineati con il fondo schiena con il fine sella (sella con CA – centro anatomico - 120 mm). E' maggiore la sensazione di equilibrio e di centratura in sella a tutto vantaggio della guidabilità del mezzo e del minore affaticamento durante le ore passate in sella (se la parte superiore del mio corpo rimane sempre bella morbida e stabile non disperdo energie e veicolo tutto nel gesto pedalato).
L'analisi che precede del metodo "fotografico" poggia su due premesse. Premessa 1un errore di un grado su di un metro genera un errore di 10 mm; viceversa suppongo valga anche il contrario un errore di 10mm su di un metro determinano un grado di errore. Premessa 2più un sistema è complesso nella sua analisi, più è importante gestire e controllare il suo sistema di riferimento, altrimenti si rischiano errori a cascata che ampliano l'errore complessivo del sistema analizzato. Il sillogismo derivante da queste premesse è: occorre verificare se l'analisi è eseguita senza errori. Ma questa verifica deve riguardare ogni misurazione. 
A questo punto la frase classica ed apodittica: "Mi ha visto pedalare, quindi sono sicuro che l'operatore abbia settato correttamente in bici", è una chimera? Faccio alcune riflessioni. Se con la mia digitale mi faccio fare una foto mentre pedalo sui rulli e la digitale non è in quadro perfetto, per esempio, è fuori di un grado e volessi poi analizzare la mia foto chiedendo, per esempio, un parere su come mi vedono in bici potrei avere un errore di 10 mm all'origine di questi dati fotografici. Lo stesso allora dovrebbe valere per una fotocamera con cui potremmo filmarci per poi estrapolare i vari fotogrammi. In un sistema di analisi con visualizzazione dinamica della pedalata, le fotocamere; per quanto detto sopra, dovrebbero essere in quadro rispetto all'ERGOMETRO (o BdC o MTB o bici da CRONO posizionate sui RULLI) perché l'analisi non risulti viziata da errori. Ho scritto fotocamere in quanto penso che dovrebbero essere almeno due per controllare entrambi i lati,come le facce di una stessa moneta e vedere così eventuali differenze; o forse anche di più; mi viene in mente per esempio una terza fotocamera che controlli l'orizzontalità del bacino in seduta sulla sella, poichè un ciclista che pedala alto spesso bascula a sx e a dx. Suppongo affinchè ciò sia verificato, che si sia fatta a monte una triangolazione dell'ambiente in modo da sapere esattamente dove e come posizionare spazialmente i vari elementi coinvolti nell'analisi. Nella realtà della visita dinamica le telecamere sono sempre almeno due? Oppure è una sola, così come vedo per esempio in tante immagini di visite dinamiche postate sul web ? E in questo caso come si fa a sapere cosa succede dall'altra parte? Inoltre prima di procedere all'analisi dinamica, vengono effettuate alcune rilevazioni antropometriche per escludere dismetrie degli arti o rotazioni del bacino? E se non vengono fatte tale rilevazioni, durante la fase dinamica, come potranno essere valutate eventuali asimmetrie nella pedalata e le reali cause? Se per esempio si ha una sola telecamera e guardo il ciclista da una parte, e  non so a priori se è simmetrico e mantiene per questo il bacino orizzontale,quello che sto analizzando sarà corretto da entrambe le parti? In altre parole quello che visualizzo e valuto per  esempio a sx, sarà valido anche a dx? Le telecamere sono sempre installate correttamente? Come nel caso dei biomeccanici che viaggiano di città in città, di negozio in negozio, e portano con loro la loro strumentazione, e triangolano ogni volta il nuovo ambiente dove installano la strumentazione per l'analisi dinamica? I famosi puch che si vedono nelle foto delle analisi dinamiche, essenziali in quanto individuano i punti di cerniera delle varie articolazioni, sono sempre applicati correttamente? Non credo sia sempre facile individuare il perfetto punto di cerniera, magari su persona particolarmente magra è più facile che su una persona un pò più in carne; basti pensare, ritornando alla premessa, che se sbagliassi nel posizionamento del puch di 10mm, potrei commettere nell'analisi successiva degli angoli di lavoro un errore di 1° ! Quando usciamo in bici di solito prima di sentire che la gamba si è sciolta un pò ci voglio 20-30 min di riscaldamento; viene sempre fatto fare il riscaldamento e per quanto tempo prima di fare l'analisi dinamica? Non penso che quello che si analizza a muscolatura fredda sia identico a quello che si analizza a muscolatura calda.  Quando usciamo in bici, possiamo stare in bici anche più di 5h; e allora mi chiedo quanto dovrebbe durare l'analisi dinamica per simulare con sufficiente veridicità quello che avviene poi in bici? La distensione che posso mantenere per 10min penso non sia la medesima che posso tenere per 5h.  Per quanto detto sopra, vista la complessità del sistema e la sua veridicità simulativa, quanto dovrebbe durare nel complesso l'intera visita "biomeccanica" ? Sono venuto a conoscenza di visite che sono state svolte in appena 1h e di "biomeccanici" che fanno anche 8 visite in un giorno. Mi chiedo in così poco tempo si riesce a tenere conto di tutto minimizzando la possibilità di errori? In 8h di lavoro continuativo si riesce a mantenere la medesima attenzione a tutti i dettagli ? Al momento queste sono le prime considerazioni che faccio da profano; e comunque, una cosa è certa: anche nella "biomeccanica", conta la sostanza, cioè la capacità di analisi e di gestione dell'operatore biomeccanico e non la coreografia del metodo ovvero l'effetto scenico; in buona sostanza, cosa me ne faccio, del sistema operativo, con telecamere e quant'altro di appariscente, se poi, il "biomeccanico", non conosce il metodo operativo di rilevazione e di elaborazione dei dati antropometrici, e ancor prima, non riesce a  rilevarli correttamente ?! Insomma non dò nulla per scontato. 
Con questa breve dissertazione sulla "biomeccanica", come correntemente ed impropriamente viene chiamata, nell'accezione corrente nel ciclismo, in quanto si riferisce ad una categoria non riconosciuta dalla legge, ho cercato di spiegare la complessità della materia e il modo di elaborare il mero dato antropometrico con diversi sistemi; dato finale il cui limite è sempre quello della correttezza e della diversa prospettiva di analisi. Per questo ci sono dati discordi e diverse elaborazioni per uno stesso assetto elaborato da diversi "biomeccanici" e/o addirittura dallo stesso "biomeccanico". Fate caso a quante schede di assetto basico ed avanzato ( con la stessa bdc) sono elaborate da diversi "biomeccanici" per lo stesso ciclista, ma anche, quante schede di assetto avanzato per la medesima bdc sono elaborate da un "biomeccanico" per un ciclista ! 
Confido nella scienza affinché concepisca per il settore un metodo unico di rilevamento e di analisi, che consenta margini di errore prossimi allo zero da parte dell'operatore. L'operatore è il limite principale di ogni sistema "biomeccanico".  Credo che ciò possa essere l'unico modo per superare la vera criticità della "biomeccanica", cioè la diversa analisi dell'operatore e del suo diverso grado di incidere utilizzando un sistema. Nel frattempo, il mio consiglio è quello di affidarsi a sistemi "biomeccanici" sviluppati da importanti produttori, a patto che a gestirli ci siano operatori  che lo sappiano utilizzare correttamente. Allo stesso modo consiglio, "biomeccanici" solo di consolidata esperienza.  E' appena il caso di precisare che nel settore lavorano operatori capaci e sistemi di analisi affidabili; basta cercarli. Ritornerò sull'argomento prossimamente. Work in progress. 
Saluti ciclistici.






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