domenica 24 settembre 2017

Bergen 2017 UCI Road World Championships. Elite Uomini.

Ci sono certe foto che spaccano, arrivano dentro, e ti lasciano a pensare e a credere che......
La foto è stata scattata dal CT Davide Cassani alla sua ammiraglia. L'immagine di Michele Scarponi è viva più che mai, va oltre il momento, è nell'eternità, nello spazio infinito, perché un uomo non può morire, ma può solo vivere per sempre. Io ci credo. Michele è tra noi. E l'aquila di Filottrano sembra strizzare l'occhio alla bicicletta di Elia Viviani, il capitano della nazionale italiana. Chissà.........
Saluti ciclistici. 

Viviana usa sul percorso veloce del circuito mondiale, le Lightweight Meilenstein (e sarà l'unico). 

Consiglio nutrizionale post allenamento. Vitamina C.

Durante il movimento fisico prolungato o intenso il sistema immunitario viene indebolito perciò al termine dell’attività fisica assumete vitamina C limone 🍋 altro che birra 🍺. Quindi spremete un limone in un abbondante bicchiere d'acqua e bevete, il vostro organismo vi ringrazierà. Inoltre la vitamina C è ottima per il recupero muscolare. Saluti ciclistici. 




sabato 23 settembre 2017

Exxon Griftek, la prima bicicletta in carbonio.

Era la fine degli anni '70, quando venne costruito il primo telaio in carbonio, con marchio Exxon Griftek, in South Plainfield (U.S.A.). All'epoca risale la produzione del primo telaio per bicicletta da corsa, con tubi in carbonio e congiunzioni in alluminio. La produzione avvenne dal 1976 al 1978, anno in cui venne chiuso lo stabilimento per problemi sindacali. Ecco la verità. I primi modelli vennero costruiti con forcella in acciaio con finiture cromate; gli ultimi esemplari l'avevano verniciata di nero. Venne annunciata la produzione della prima forcella in carbonio, ma la chiusura dello stabilimento, ne impedì la realizzazione. Dopo il telaio con tubi in carbonio prodotto dalla Exxon Griftek, vennero i telai Look e Colnago. Saluti ciclistici. 



venerdì 22 settembre 2017

Bianchi L'Eroica. Siete pronti per l'Eroica 2017 ?

Ci sono biciclette che squarciano il tempo, vanno oltre le mode, sono molto di più. La storia del ciclismo, si è fatta anche grazie alle biciclette, compagne silenti e fedeli, del corridore e del ciclista di sempre. Certi stili sono unici, come una Bianchi. E credo che a celebrare, un epoca, fatta di campioni, sudori, fame e tanto sterrato, un epoca epica, certamente eroica, non poteva esserci niente di meglio, che una Bianchi L'Eroica, oppure L'Eroica Bianchi, come mi piace chiamarla. A proposito se volete leggere la mia cronaca sulla prima tappa del Giro d'Italia del 1909 CLICCA QUI . E non è un caso che la Bianchi, abbia a catalogo, questo modello unico di serie, costruita con tubazioni a congiunzioni in acciaio Columbus, forcella in acciaio Bianchi e certificata dalla commissione dell''Eroica a partecipare a tutti gli eventi de L'Eroica. La Bianchi L'Eroica l'ho incontrata, per la prima volta,  quest'estate, in casa Bianchi CLICCA QUI Rivederla in esposizione da Falasca Cicli, rivenditore autorizzato Bianchi, è stato un immenso piacere. Lo stile vintage è straordinariamente di impatto. In un epoca in cui la bicicletta da corsa, viene trasformata ed umiliata da strani orpelli, assolutamente inconciliabili con lo stile autentico di una bicicletta da corsa, al solo fine di renderla "da mercato", vedere la Bianchi L'Eroica, da soddisfazione; è come rivedere un vecchio amico. In fondo la bicicletta è il migliore amico del ciclista. Se potessi fare un viaggio nel tempo, ritornerei nel passato, in sella a questa bicicletta di acciaio italiano, lontano da tutto questo clamore, sterile, incapace di creare opere eterne. Ma non serve farlo per riassaporare sapori e valori autentici. Basta partecipare in sella alla Bianchi L'Eroica, alla prossima Eroica che si terrà il 1 ottobre 2017 in terra toscana, dove si potrà riscoprire il piacere di pedalare in un fantastico paesaggio d'epoca, ivi è stato ricostruito l'ambiente del ciclismo eroico, in luoghi dove il tempo sembra non essere passato mai. E per un giorno essere ciclista senza tempo, anzi eroico, tra sterrato, colline, cipressi, abbigliamento d'epoca, sorrisi, sudore autentico, fermarsi ad assaporare la ribollita, il vino Chianti. E per un giorno, tutto il resto può attendere, tutto il resto è noia. 
Qualche lettore mi ha chiesto di sapere qualcosa in più dei telai d'acciaio per orientarsi all'acquisto. Giusto a punto. La Bianchi L'Eroica classificata bici in stile vintage ai sensi dell'art. 7.1.B del regolamento de L'Eroica e come tale ha diritto a partecipare a tutti gli eventi de L'Eroica. Peraltro la Bianchi L'Eroica è certificata dalla commissione dell'Eroica, anzi è l'unica ad esserlo, rispetto alla concorrenza, Colnago, De Rosa, Merckx, Rossignoli. Il telaio della Bianchi L'Eroica, è costruito con tubazioni in acciaio inox dell'italiana Columbus, assemblati con congiunzioni in acciaio Columbus, con certificazione di autenticità Columbus stampigliata sul tubo obliquo. Quando Columbus costruiva biciclette, la Specialized,tanto per citarne qualcuno di quelle che vanno alla moda, non esisteva nel futuro remoto. In particolare, le congiunzioni del tubo sterzo, hanno una rifinitura in cromo, come i particolari della forcella in acciaio Bianchi. Reggisella in alluminio da 27,2 mm, il diametro adatto al confort. La lettura delle geometrie del telaio Bianchi L'Eroica, rivela un carattere corsaiolo. Colpisce la misura del BBDrop, 500 mm !!! Praticamente incollato all'asfalto e allo sterrato. Generalmente  un telaio moderno ha il valore del Drop intorno ai 580 mm !! Carro posteriore lungo, questo per avere il massimo confort. Tubo sterzo molto basso e questo per ricostruire l'assetto in sella autentico, quello dei ciclisti di una volta, quelli che imparavano a stare su una bicicletta da corsa, con la giusta posizione, allungati, pancia a terra, gomiti piegati, altro che tubi sterzo alti per pance prominenti e/o schiene impigrite dalla stile di vita da salotto; altro che posizioni stile MTB, o come dico io, da cobra; una volta a pedalare sulla specialissima c'erano solo uomini atletici. Comunque tranquilli. L'angolo del tubo verticale è 74,5°. Sulla carta, la lettura delle geometrie, fa pensare ad una bicicletta comoda, con spiccata stabilità, veloce sul passo. ma abbastanza reattiva per superare agilmente gli strappi duri, caratteristici del percorso dell'Eroica. Buona maneggevolezza considerata la forcella con gli steli curvati. 
La componentistica è impreziosita da un cambio Campagnolo Veloce a 10 v, con rifinitura in argento cromato e deragliatore Campagnolo in acciaio. Guarnitura e pedivelle in alluminio con corone 48/36 e pignoni 13/29. Manubrio e attacco in alluminio. Sella in pelle Brooke, ovviamente. Comandi e freni Dia Compe in alluminio.  Pedali più precisamente, gabbiette con punta piedi e cinghiate. Ruote Ambrosio con cerchi e mozzi in alluminio,  tubolari da 28 mm, ovviamente, ideali per i percorsi sterrati e sconnessi. 
E' l'unica Bianchi, di oggi, ad essere completamente MADE IN ITALY.
Il blog è l'unico a rilevare il peso reale della bicicletta completa, persino di borraccia: 10 chili e 110 grammi. Direi piuttosto magra per essere una vintage.  Ciclisti, qui ci vogliono watt e palle. 
Che altro dire. Collezionatela. 
Si ringrazia Falasca Cicli  e All Bike. Mi preme fare i complimenti a Falasca Cicli per essere sempre aggiornato con le novità e soprattutto in sintonia con gli eventi sportivi. In buona sostanza è il rivenditore Bianchi con una bicicletta adatta ed omologata per la Eroica del prossimo 1 ottobre, in pronta consegna. 
Un consiglio per i ciclisti e gli appassionati di ciclismo e di biciclette. Fate un salto da Falasca Cicli a vederla. Merita di essere vista dal vicino; così vi disintossicate da molte cose inutili che avete visto al Cosmobike 2017, ed imparate cosa è una bicicletta da corsa che non teme il tempo. 
Saluti ciclistici. 

Tubazioni, congiunzioni e forcella con particolari cromati.
La Bianchi Specialissima d'epoca. Praticamente uguale alla Bianchi L'Eroica. 


Peso della bicicletta completa di borraccia

Certificato di omologazione rilasciata da L'Eroica


Tubazioni in acciaio inox Columbus assemblate con congiunzioni in acciaio Columbus

mercoledì 20 settembre 2017

La biomeccanica del ciclismo. La difficoltà del ciclista nella scelta.

Comprendo il disorientamento dei ciclisti ! In materia c’è di tutto e di più ! E’ difficile per il ciclista soprattutto inesperto, districarsi nella molteplice offerta !! Nelle foto e nel video ho ritratto  il bikefitting della Shimano e il sistema IdMatch, sistema computerizzati, molto sofisticati, a cui si aggiungono centinaia di biomeccanici che lavorano in proprio, con metodi di analisi, spesso non conosciuti. Tutti offrono un metodi di analisi della posizione in sella, ognuno con i suoi distinguo. La biomeccanica applicata al ciclismo non è una materia riconosciuta dalla legge, non è una materia riservata ai professionisti che superano un esame abilitativo o un corso universitario specifico. Ogni metodo-sistema sembra escludere l'altro, tant'è che sulla materia è stato scritto di tutto e di più. Impossibile comprendere se e quale sistema sia migliore e/o affidabile empiricamente, rispetto all'altro. Si può dire con certezza che un dato  metodo unico di rilevamento e di analisi, consente margini di errore prossimi allo zero da parte dell'operatore ? Infatti l'operatore è il limite principale di ogni sistema "biomeccanico".  Credo che la risposta sia  l'unico modo per dare una risposta alle difficoltà nella scelta e quindi di superare la vera criticità della "biomeccanica", cioè la diversa analisi dell'operatore e del suo diverso grado di incidere utilizzando un sistema. In altre parole, occorre verificare se il biomeccanico, che applica un dato sistema-metodo, lo faccia correttamente. Un errore dell'operatore biomeccanico inficia la validità di qualunque metodo-sistema. E' appena il caso di precisare che una visita biomeccanica eseguita non correttamente non solo impedisce al ciclista di pedalare ottimamente, ma soprattutto comporta danni fisici all'apparato muscolo scheletrico. E come sempre ogni produttore di sistema di analisi biomeccanica, ogni operatore del settore, invece di collaborare alla creazione di un sistema universale e affidabile, lavora per conto proprio.Nel frattempo, il mio consiglio è quello di affidarsi ai sistemi "biomeccanici" sviluppati da importanti produttori, a patto che a gestirli ci siano operatori  che lo sappiano utilizzare correttamente. Allo stesso modo consiglio, operatori "biomeccanici" di consolidata e provata esperienza.  Completo il post con la pagina dedicata alla biomeccanica  CLICCA QUI. Saluti ciclistici. 





Cosmo bike Show. La dura vita della ruota di un corridore professionista.

Durante la mia visita al CosmobikeShow 2017 ho incontrato le ruote Shimano Dura Ace C50 usate con la Bianchi Oltre XR4 taglia 47 dal corridore della Lotto Jumbo NL, Dylan Groenewegen. Che dire ! Povere ruote. Oltre alle sassate, hanno dovuto sopportare le dure frenate con tacchetti sporchi, l'usura, la pressione della lancia termica, e soprattutto quell'orribile mastice, altrimenti detto carogna e la raspa del meccanico usata per rimuoverlo parzialmente, la carogna non viene mai tutta via, salvo uso di particolari prodotti, che però richiedono tempo e di tempo i meccanici ne hanno poco dovendo installare anche 16-18 tubolari dopo ogni tappa. I team usano biciclette sofisticate, satelliti e computer di bordo, ed ancora il vetusto e sconveniente mastice, da ciclismo eroico. Notate il mastice seccato e fuoriuscito dalla gola del cerchio, oltre il tubolare. Non solo è antiestetico, ma è anche non funzionale, anzi pericoloso. Il mastice se non viene completamente rimosso, si somma, a quello già applicato e non rimosso, con l'effetto di impedire che la pancia del tubolare entri correttamente, completamente ed uniformemente nella gola del cerchio, con l'effetto di produrre una "gobba" sul battistrada. Il pericolo è l'eventuale scollamento del tubolare in curva e la non perfetta aderenza del battistrada sull'asfalto. Confrontatelo con il tubolare montato da me con il biadesivo. E adesso avete un altra prova definitiva che il mastice è stato seppellito dal biadesivo. E' appena il caso di precisare che in questo post non c'entra nulla la polemica, biadesivo o mastice, e/o tubolare o copertoncino ; ognuno sceglie quello che vuole. Lo preciso per gli esperti stile Bar e i i troll con disturbi compulsivi. Saluti ciclistici. 











martedì 19 settembre 2017

I gruppi elettronici della bicicletta e la dipendenza del ciclista.

Se penso che un sistema elettronico può annullare il piacere di cambiare il rapporto e il potere della mente di decidere quando e come farlo, mi incazzo e penso che l'uomo ha deciso di annullare la capacità di autodeterminazione per consegnarsi ad un futuro da interdetto necessitato ad una assistenza tecnologica alla stregua di un incapace. La tecnologia può tanto per l'uomo, può aiutarlo, può anche salvarlo, ma può anche renderlo incapace, e ancor peggio farlo smettere di sognare. Queste tre funzioni del sistema Di2, ma anche del sistema concorrente EPS, sono incredibili per la funzionalità, ma altrettanto limitative dell'esperienza. Un ciclista esperto non sa che farsene, un ciclista non esperto, usandole, non imparerà mai a pedalare, e ad essere un vero ciclista; un esperienza limitata non è un esperienza, è una non esperienza. Usate pure il vostro fantasmagorico gruppo elettronico, ma commutatelo, in modo che siate voi a decidere come cambiare, magari alla velocità massima e soprattutto a decidere di imparare a farlo, cioè a cambiare secondo il terreno e secondo le condizioni meteo e le condizioni atletiche. E ricordate che anche l'elettronica può errare, e se erra, a questo punto tanto vale che lo facciate da soli, così almeno imparerete dagli errori, e gli errori servono a questo, ma solo agli uomini, non al computer, quello lo devi resettare, aggiornare e perdere tempo a farlo, invece di pedalare. E' appena il caso di precisare che in questo post non c'entra nulla la questione cambio elettrico o cambio meccanico, ognuno sceglie quello che vuole. Superfluo osservare che i gruppi meccanici ed elettronici di oggi funzionano tutti ottimamente, purché installati e registrati da un buon meccanico ( lo preciso per i polemici stile Bar e i troll con disturbi compulsivi). E' evidente che il significato del post va oltre la questione tecnologica. Saluti ciclistici.


L'involuzione della ruota per la bicicletta da corsa. La regressione.


In questi anni compulsivi, è in atto una lenta trasformazione della bicicletta da corsa in quella da MTB. Noi ciclisti della prima ora, stanno assistendo allo svilimento della nostra amata specialissima, abituati a vederla, leggera, snella ed elegante, essenziale in ogni sua parte. Noi italiani, noi europei, sappiamo che la bicicletta da corsa è la macchina più semplice in assoluto. Tra le direzioni sbagliate che ha preso il mercato, c'è quella della sezione larga del cerchio delle ruote all road. Che dire, le mode sono circolari, prima o poi, ritornano indietro. Aspettiamo. E non mi meraviglio, che poi senta dei ciclisti lamentarsi che le Bora Ultra 35 non sono reattive, come si aspettavano !! Cerchio largo, tubolare largo ed ecco che il peggioramento è inevitabile !! Ma a chi lo dici ? Evidentemente alla Campagnolo/Fulcrum non c'è chi ha una visione larga e una esperienza diretta sul campo. Se glie lo spiegassi magari mi risponderebbero che il mercato lo vuole, oppure che i prof preferiscono così ( non è vero), tutte giustificazioni eventuali, date da chi non ha il polso della situazione, e che ha paura di sbagliare l'investimento !! A loro risponderei perché la migliore ruota al mondo La Lightweight produce cerchi per tubolare da strada, larghi solo 20 mm, e parliamo di mostri come la Gipfelsturm, l'Obermayer e la Meilenstein ? La LW non teme il mercato, lo indirizza. La LW sa che per avere una ruota performante in salita e comunque una ruota reattiva, devi avere una sezione standard del cerchio e non over size, oltre al peso leggero. Un altro esempio la Shimano produce una ruota per la salita, la C24, e per essere tale, cioè agile e reattiva, l'ha realizzata con un cerchio largo 20,8 mm !!! La Shimano sa bene cosa deve avere una ruota per essere performante in salita !! Leggera, profilo basso, e con sezione standard. Punto. Certo la Campagnolo ha mantenuto la Hyperon con cerchio a larghezza standard, ( a proposito che fine hanno fatto le Fulcrum Light e le Racing Speed 35 ?), ma a me sembra dando un occhiata al catalogo Campagnolo e soprattutto Fulcrum che si preoccupino più di fare ruote per principianti che hanno problemi di schiena o di abilità alla guida e di assecondare la moda americana!! Ammesso che una ruota da 20 mm o da 22,5 non sia stabile o comoda ! Tutto sbagliato. Non sanno che il confort, la stabilità dipendono dall'allenamento del ciclista, dall'assetto in sella, e dalla mescola del tubolare e dal telaio !!!! Datemi la consulenza tecnica della Campagnolo/Fulcrum e vi rifaccio avere le precedenti Bora Ultra che schizzavano !!! Se aveste provato una Bora, sezione standard, o anche l'attuale Hyperon,  con un tubolare da 20 mm, capireste cosa significa accelerazione veloce, scatto secco, altro che ruota e coperture da MTB, american style !! Nei miei test delle ruote americane, Bontrager, Enve e Zipp, tutte larghe oltre la misura standard, ho recensito che in effetti c'è un miglioramento della stabilità e del confort, senza dubbio, ma ho recensito anche che ciò ha penalizzato la reattività, lo scatto bruciante, che favoriva il cambio di ritmo, soprattutto in salita; è venuto a meno quella sensazione di leggerezza, che è naturale per una bicicletta da corsa. Del resto la bicicletta da corsa non è una MTB. O vogliamo dire che i ciclisti che usano le ruote larghe 20-22 mm, sono tutti abili alla guida come Sagan !! La colpa è tutta degli americani, sono loro che hanno imposto il cerchio largo ( come i freni a disco) e gli italiani, quelli che hanno dimenticato di avere inventato la bicicletta moderna, hanno preferito assecondarli, invece di imporre il loro mercato, che ricordiamo è di nicchia ! Avremmo dovuto essere noi e non gli americani a guidare la produzione, parlo del know how, le idee, quelle non si comprano in banca, o ce le hai o sei un copione. 
La scuola europea delle ruote è assolutamente da primato; la scuola americana delle ruote da strada è di  derivazione MTB, in fondo la MTB l'hanno inventata loro.
E non mi venissero a dire che la ruota più larga è più rigida !!! Asini. La rigidità della ruota la fa solo il  raggio; cosa te ne fai del cerchio largo, meno leggero, se il raggio è di acciaio o alluminio, quindi  soggetto alla perdita di tensione ? Le allargano, invece di rendere più efficienti nella raggiatura. Quanti raggi rotti, lenti !! E non è un opinione. Gli americani e i loro seguaci non sono ancora riuscita a fare un raggio in carbonio, magari avvitato o monoscocca. Come è possibile che con tutti gli investimenti che hanno non sono riusciti a costruire una ruota con un raggio rigido !!!!
A proposito di ruote e salita, di ruote e passisti e scalatori. Reattività è la condizione prima di una ruota da salita, deve essere leggera e maneggevole. Per scattare sui pedali e fare cambi di ritmo, tipico degli scalatori, c'è bisogno di una ruota come la C24 per esempio. Ruote con profilo da 27-30 mm con la sezione larga da 22 mm in su, compatibili solo con 25 -30 mm di coperture, non serve a nessuno, in salita, perché al passista va meglio una medio profilo da 35-38, tanto lui è inchiodato alla sella e in salita prega. Se una ruota l'allarghi e ci metti coperture da 25 mm, in pratica la zavorri e la rendi inutile per la salita. Forse i maggiori produttori di ruote commerciali, hanno in mano i dati dell'aumento dell'obesità mondiale e allora si saranno detti che ci fanno i ciclisti che pesano almeno 75 kg, con una ruota leggera e da salita, meglio darli una ruota stabile e meno leggera. A pensare male a volte non si sbaglia. La percentuale di ciclisti diciamo passisti, dal peso superiore ai 70 kg è quasi l'80%, ovvio che per vendere questi realizzano ruote robuste e stabili per il cliente medio. E mi fermo qui.  
In buona sostanza non c'è nulla da inventare, la ruota, la bdc è quella, cosa devi inventarti più ! Il resto è solo marketing. Svegliatevi ciclisti altrimenti questi vi svuotano il portafoglio senza darvi il meglio. Consiglio ? Chi ha ruote larghe 20 -22,5 mm se le tenga strette e non le cambi per quelle più larghe. Chi ha bisogno di ruote larghe, freni a disco, passi alla MTB.  Saluti ciclistici.

domenica 17 settembre 2017

CosmobikeShow 2017

Innanzitutto è stata la fiera dei grandi assenti, come Trek, Specialized, Giant, Pinarello, Bianchi, Scott, BMC. Il motivo apparente è che tutto è stato già presentato prima dell'estate; il motivo vero è che i grandi marchi snobbano le fiere e preferiscono fare da soli. Ora non capisco perché i marchi italiani imitino quelli americani ! Cosmobike è italiana, dunque un occasione per creare indotto e soprattutto FARE ITALIA.
Segnalo lo stand del distributore Beltrami, non solo per la degustazione gratuita di barrette energetiche e per il bar, caffè offerto ai clienti. ma soprattutto per una vasta esposizione dei marchi distribuiti, tra i quali la bicicletta di Aru e la bici crono dell'Astana. 
E' stata la fiera dell'offerta deludente, sia per novità, non è colpa di Cosmobike, ma degli americani che anticipano il mercato prima di settembre, sia per sostanza, c'è poco da inventare ancora, si è raggiunto un limite fisiologico. Ho visto molti  cloni, prodotti similari, "visto uno, hai visto gli altri", fatti alcuni distinguo. In particolare i telai aero sono quasi tutti uguali; è quasi pleonastico fare dei distinguo. Oramai c'è rimasto solo qualche forma, ad essere degna di "una copia autentica cinese", il resto si confonde. Ma v'è di più. Il mercato sta vivendo il momento decisivo, l'offerta globale non consente pause, il consumismo è il suo imperativo. In pochi sono incapaci di vederlo, ma il mercato è in crisi perché non sa come convincere i consumatori a cambiare la bicicletta da corsa, dopo avere flagellato il mercato della MTB, con la iattura delle 29 ( anche se nel campo della MTB sono arrivati al parziale dietro front). Qualcuno non è riuscito a vedere i telai di sostanza, e ce ne erano, dietro la cortina fumogena dei telai con freni a disco; per questo molti pensano, che sia finita per la bicicletta da corsa con freni cantilever ed invece NO. I produttori dovranno dimostrare con il tempo e sulla strada e non con gli spot pubblicitari e con i comunicati stampa, di avere superato  effettivamente, definitivamente ed universalmente le problematiche del freno a disco; le ricordo: 1) dissipazione del calore del disco ( il calore generato dalla frenata surriscalda il mozzo); 2) asimmetria della forza frenante ( problemi di tenuta e resistenza della forcella); 3) assenza di uno standard unificato ( uno dei motivi perché i prof non li vogliono). Il mercato mente, illude, finge, promette quello che non può ancora dare, ed intanto rimpalla sui negozianti il grande problema di gestire l'offerta  dell'enorme quantità di bici da corsa con disco, ferma nei magazzini, visto che ogni negoziante dovendo programmare le vendite, dovrebbe accollarsi le permute delle biciclette da strada con freni cantilever e soprattutto dovrebbe tentare di convincere i ciclisti a cambiare con il disco, e contemporaneamente a smaltire le biciclette da corsa cantilever.
Giusto però che chi voglia scegliere quella con i freni a disco possa farlo, come altrettanto possa fare, chi voglia usare invece quella con i freni cantilever. Insomma ognuno scelga la sua. Ma credo che i grandi produttori potrebbero non essere d'accordo, o almeno non tutti potrebbero pensarla uguale. Una cosa è certa fino a quando ci sarà la bicicletta da corsa con i freni cantilever, quella con i freni a disco non venderà abbastanza  per coprire l'investimento e trarre profitti.
Avrete notato che ho usato il condizionale. TRANQUILLI, SE VI DIRANNO CHE IL FRENO A DISCO E' GIA' UN SUCCESSO, CHE PER IL FUTURO ( QUALE ? SONO GIA' PASSATI DIVERSI ANNI DAL LANCIO !! QUANTO DEVONO ANCORA ATTENDERE ?) SARA' TUTTO DISCO, SE QUALCHE NEGOZIANTE DOVESSE DIRVI CHE IL 50-60% DELLE VENDITE SONO PER I FRENI A DISCO. ABBIATE IL DUBBIO. Nessun produttore ha mai resi pubblici i numeri certificati da un ente terzo delle vendite delle bdc con freni a disco e non lo farà mai, perché LA BICICLETTA DA CORSA CON FRENI CANTILEVER E' VIVA e non morrà. Anche se qualcuno dovesse finire per costringere i corridori prof ad usare solo freni a disco, pensando di convincere il ciclista medio, che ama imitarli, anche se dovessero dirvi che i freni a disco sono la soluzione ai problemi dei freni cantilever, sottacendo i problemi suindicati del freno a disco !! Non ci credete e continuate a scegliere liberamente e consapevolmente.  Saluti ciclistici

La dedica al blog del maestro Pippo Pozzato.

Con Falasca
Sulle storie del profilo Instagram di Pippo Pozzato 

Sonny Colbrelli
Con Andrea responsabile Italia della Prologo

...con la bici di Fabio Aru 
Con la bicicletta di Fabio Ari
Con la bicicletta di Nibali del Giro 2017
...con la bici del vincitore del Giro 2018 Tom Dumolin (ringrazio Giuliano  per lo scatto e saluto anche Mario, lettori del blog e ciclisti)



Segnalo qualche prodotto interessante trovato tra gli stand .......


















Ceramic Speed Olio lubrificante per catena