mercoledì 24 maggio 2017

Anteprima assoluta: Lightweight Fernweg HR60

Ecco un altra anteprima assoluta. Nelle carte in mio possesso, vedo la nuova ruota per tubolare della LW. Saluti ciclistici. 

domenica 21 maggio 2017

Un tubolare montato male !

Ci sono ciclisti che improvvisavo e rischiano di fare danni ! Nelle foto 1 e 2 e' evidente che il ciclista inesperto ha sbagliato a montare il tubolare con il biadesivo ! Le linguette devono trovarsi ciascuna ciascuna sul lato opposto all'altra e  il tubolare non e' aderente perfettamente al profilo del cerchio e quindi non e' centrato. In buona sostanza, il tubolare, almeno nella parte tra le due linguette, non è incollato al cerchio. Peraltro le linguette sono state tagliate male. Ma c'è un altro errore. Nella prima foto, il tubolare, è ancora sgonfio, invece avrebbe dovuto essere centrato con le mani, dopo averlo gonfiato ad una pressione di 5 atm. Nella seconda foto, lo stesso tubolare, è stato gonfiato ad una atmosfera intorno alle 10 atm, ma si vede chiaramente che nella parte tra il cerchio e il tubolare, c'è rimasta ancora la pellicola non adesiva, che invece avrebbe dovuto essere tolta per consentire al tubolare di incollarsi sull'adesivo. La spiegazione sarà più chiara confrontando la prima e la seconda foto, con la terza foto, quella della mia ruota, il cui tubolare è montato perfettamente. E' evidente la differenza. Il tubolare della terza foto è perfettamente aderente al profilo del cerchio, e non ci sono parti spurie, come nelle prime due foto.  La morale è: se non si e' capaci, e' meglio affidarsi a chi lo sa fare. A titolo esemplificativo posto alcune foto del montaggio corretto con nastro Effetto Mariposa, ma la cosa vale anche per il nastro biadesivo Tufo. 
Montaggio errato 

Montaggio errato 
Ecco le foto del montaggio corretto.......













sabato 20 maggio 2017

Anteprima: Lightweight Ride, il nuovo telaio aero ?

Dalle carte in mio possesso, leggo questa pagina. Sarà mica il nuovo telaio aero Lightweight ?! Stay tuned. Saluti ciclistici. 

Giro del Centenario. Recovery meal di Dumoulin.

A volte la TV illumina l'evidenza. Le immagini della maglia rosa Dumoulin, all'arrivo della tappa,  mentre mangia nella ciotola di plastica, riso e pomodori, accende l'attenzione sul recovery meal, cioè il pasto di recupero delle energie, al termine di un allenamento o competizione. Ne approfitto per spiegare qualche cosa a proposito del pasto di recupero. Innanzitutto il recovery meal va assunto, entro e non oltre 1 ora e 1/2 dal termine dell'impegno fisico. Le regole fondamentali sono : 

1.     Apportare proteine di elevato valore biologico che rilascino rapidamente gli aminoacidi nel sangue ( esempio, latte o latte di soia, i quali di per sé contengono anche carboidrati, ma non complessi)
2.     Apportare carboidrati complessi per ripristinare le riserve di glicogeno muscolare ( soprattutto riso normale, come quello mangiato da Dumolin, cioè non integrale, in quanto è più ricco di zuccheri)
3.     Apportare liquidi e sali minerali (sodio, potassio, magnesio e calcio) persi durante l’attività muscolare ( mandorle, noci per esempio); 
4.     Apportare antiossidanti necessari  per contrastare l’azione dei radicali liberi prodotti durante l’allenamento. 
Saluti ciclistici



Lotto NL Jumbo Cycling. Curiosità dai box.

Da un pò di tempo che tengo d'occhio i corridori della Lotto NL Jumbo Cycling, e gli vedo fare cose “strane” con le biciclette !! Francamente mi sorge il dubbio che stiano facendo un po' di confusione 🤔!! Gli ho visto usare il telaio crono Bianchi Aquila CV con ruote normali , altezza del cerchio 35 mm, e sostituire sulla Bianchi Oltre XR4 CV, il manubrio integrato aero, di serie, con la curva e attacco standard !!! Forse sarebbe il caso di ricordare  la differenza fra le diverse tipologie dei  telai.  Il consiglio ai ciclisti amatoriali è sempre e solo quello di non imitare e tanto meno considerare quello che fanno tutti i corridori professionisti. Loro vivono in un mondo lontano. Molti corridori prof non valutano correttamente, la differenza tra telaio aero e telaio da salita/polivalente ! Bisognerebbe spiegarglielo per evitare che alla fine non lo usino anche per le gare di ciclo cross 😂. Comunque per chi invece non vuole sbagliare e cerca di imparare va chiarita una regola: il telaio aero non è adatto alle grandi salite, la base dei percorsi alpini,  composti da lunghe e dure salite e lunghissime e veloci discese, e va usato solo con il manubrio integrato aero, in modo che migliori ed esalti  l'aerodinamica, per il quale è stato concepito. Il telaio aero è concepito per andare più veloce in pianura e al massimo con qualche sali e scendi. Stop.  Rispetto ad un telaio da salita/polivalente, il telaio aero è meno guidabile, scorbutico, non è possibile correggere errori di traiettoria, non confortevole ed infine è meno leggero.Per quanto concerne la scelta della piega standard/compact - attacco standard sul telaio Oltre XR4, i manubri Vision ( by FSA), forniti di serie, non sono disponibili con tutte le misure personalizzabili, e quindi è necessario usare attacchi e curve specifici. La sostituzione comporta anche un alleggerimento del peso complessivo della bici e un miglioramento della maneggevolezza. Ma a questo punto si sceglie l'altro telaio disponibile, cioè l'eccelsa Bianchi Specialissima Cv, almeno per le tappe alpine, decisamente più leggera, e comoda, particolarmente agile e maneggevole nelle discese, e sappiamo che ne avrebbe bisogno soprattutto il capitano al Giro, Steven Kruijswijk, il quale in discesa non va forte, ricordando la caduta che egli ebbe, l'anno scorso sulla discesa del Colle dell'Agnello, quando per tenere testa al funambolo discesista, Vincenzo Nibali, non è riuscito a correggere la traiettoria, finendo contro il muro di neve a bordo strada !! Per colpa di quell'errore egli perse la maglia rosa e il Giro. Se avesse usato la Specialissima CV anche in quella tappa, come nella vincente crono scalata, avrebbe potuto correggere la traiettoria e sarebbe riuscito ad evitare l'impatto.  Invece anche in quel caso, usò un telaio aero, e tutti i telai aero hanno limiti tecnici in discesa. Tuttavia il giovane corridore non ha imparato la lezione, e anche oggi, nel tappone alpino, con Stelvio e Mortirolo ed infinite discese, ha continuato ad usare un telaio aero, e vedendolo in discesa, ho confermato la mia opinione, che lui in discesa non solo deve migliorare, ma fatica di più con un telaio aero. Qualcuno glie lo spieghi.  
Per quanto concerne invece l'uso di un telaio crono, ultra rigido, con ruote da 35 mm, da parte di altri corridori della Lotto Jumbo, bè forse, più che un telaio in carbonio, hanno bisogno di un telaio in ghisa. Incomprensibile. Volevano fare potenziamento in una giornata ventosa ? Sbagliato. Volevano allenarsi con il telaio crono, senza ruote ad alto profilo e lenticolari ? Sbagliato. Volevano avere la massima rigidità ? Allora optassero per le corse nei velodromi. Anche in questo caso, qualcuno gli spieghi come va assemblata e quando va usata, la bicicletta da crono.  E' il caso di dire che alla Lotto NL Jumbo cercano il centro di gravità permanente! 😄 In effetti i corridori della Lotto NL Jumbo sono passisti, più un passista scalatore. Di telai da salita non se ne intendono. 
Alle biciclette Bianchi, ridategli corridori italiani, anzi campioni come Coppi, Gimondi, Pantani e Bugno. Saluti ciclistici. 






Kruiswijk usa la Bianchi Specialissima CV praticamente vincendo la crono scalata Giro 2016
 Kruiswijk usa il manubrio e attacco standard con la Oltre XR4 !!

venerdì 19 maggio 2017

Il Giro d'Italia del Centenario libera l'autostrada del Sole !!!

Il titolo evoca quelli adottati dai giornali durante l'ultimo conflitto. Di certo e' un avvenimento storico. Una data memorabile, quella del 18 maggio 2017. La dodicesima tappa del Giro d'Italia, nell'edizione prestigiosa del Centenario, percorre per 33 km, l'autostrada A1, in totale libertà ! E per un giorno, la bicicletta si riprende quello che gli è stato tolto, molto tempo fa, cioè il dominio sulla strada, quando era il mezzo di trasporto più diffuso, prima dell'avvento negli anni del boom economico, dell'auto di Stato", ovvero il capzioso statuts symbol, ambito dai cittadini comuni. E da allora non c'è stato verso di far capire, all'italiano medio, che l'auto impoverisce, rende schiavi, inquina, mina la salute dei conducenti, fa consumare il tempo nel traffico, ed uccide; non c'è stato modo di farlo evolvere, alla stregua degli olandesi e dei tedeschi, alcuni tra i  popoli evoluti e al passo con i tempi, capaci di cambiare le loro città con la bicicletta, per loro, il principale mezzo di trasporto, al punto di dotarsi di ciclabili autostradali, che si illuminando di notte, persino con i colori dei capolavori di Van Gogh, al passaggio dei ciclisti. Sarà stata la Fiat ( un tempo produttrice di biciclette), sarà stata l'ignoranza, ma l'Italia, è diventata ostaggio, dello smog e del traffico, che uccide e ferisce non solo i ciclisti. Ma ieri è stato un grande giorno. I corridori, lanciati dalla forza delle gambe, su quelle che un tempo venivano definite "macchine", completamente in carbonio, altro che ferro zincato delle auto, sono passati al casella autostradale e hanno percorso per un tratto, l'autostrada A1, la più importante d'Italia, senza pagare il pedaggio .  Per me, il passaggio della corsa rosa, ha un valore simbolico, e rappresenta la "liberazione" dell'Italia, dalla "dittatura" delle auto e per l'effetto dal traffico, dal pericolo insito e dallo smog. Oramai è questa la liberazione, che dobbiamo conquistare, quella che noi ciclisti, più degli altri, da nuovi partigiani, ogni giorno combattiamo, per rendere le città e le nostre strade finalmente libere dal traffico e dallo smog.  Che Italia sarebbe, se quello che per competizione è diventato un momento storico, persino in un giorno feriale, diventasse la consuetudine; sarebbe come a dire: "Ciao ragazzi, prendo l'autostrada e pedalo fino a destinazione" !!! Meditate gente, meditate. Un plauso alla RCS e a Mauro Vegni. Saluti ciclistici.




martedì 16 maggio 2017

Il misuratore di potenza

Al di là delle mode e della voglia matta di sfogliarlo per farsi notare e distinguersi, un misuratore di potenza quanto può servire effettivamente ad un cicloamatore ammesso che egli riesca ad interagire con un preparatore capace e abbia tempo per allenarsi? Serve solo ai corridori professionisti? Siamo davvero sicuri che il misuratore di potenza affezioni e appassioni il ciclomotore, nonostante tutte le complicazioni che ne derivano con le tabelle di allenamento oppure con il tempo questo complicato strumento finisca per stressarlo e lo renda schiavo di una prestazione che in realtà dipende da altri fattori ? Ecco un nuovo tormentone o un cult per chi non ha capito la differenza tra divertirsi con la bicicletta da corsa e lavorare con la bicicletta da corsa. Sveglia che il marketing e la vanagloria giocano brutti scherzi. Saluti ciclistici 

lunedì 15 maggio 2017

Quintana e il Blockhaus nel Giro del Centenario.

La salita è la forma più estrema ed irriverente del ciclismo, quella che sfida la forza di gravità. La salita consuma il corpo e la mente. In salita si è soli e nessuno può aiutarti con la scia. Parlarne non è una cosa semplice. Possono farlo solo coloro che ne condividono l'ardore e non temono il dolore che provoca. Quando si parla delle salite alpine ed appenniniche, quale essenza del ciclismo, occorre conoscerle prima di dare valutazioni sulle prestazioni dei corridori; per questo non possono farlo coloro che commentano comodamente seduti o per relato. Per me che ho condiviso le salite classiche del Giro e del Tour, è un esercizio di emozioni e di ricordi, di incredibile suggestione, per quell'empatia che coinvolge, i salitomani come me e gli scalatori, ovvero i corridori che per caratteristiche fisiche e mentali, riescono a scrivere in montagna, alcune delle pagine più eroiche ed esaltanti delle corse a tappe, di questo straordinario ed incredibile sport, che ogni volta sa rialzarsi, ed accendere la passione, come nessun altro uno sport; sarà per la sua vocazione popolare, o l'essere la migliore metafora della vita. 
Ieri Quintana, accellerando sul mostro appenninico del Blockhaus, ha scritto un altra pagina epica, una didascalia ad uso e consumo dell'umana gente che si arrischia nella pratica del ciclismo o che si appassiona alle imprese dello sport. La sua figura leggera e micidiale si è stagliata netta sugli avversari, e nel silenzio di chi non è abituato a parlare o a declamarsi, ma a "fare", con umiltà, ci ha spiegato la verità del ciclismo. E ce ne è stato bisogno per diradare la “nebbia”, che talvolta confonde quanti si appassionano al ciclismo, per opera di chi ne parla per mestiere. Quello che ieri è accaduto sulle rampe del mostro del Blockhaus, ha evocato, l'immagine silente ed affascinante, di un altro formidabile scalatore, Michele Scarponi, che sulle pendici lunghe ed impervie del Colle dell'Agnello, squarciava, la nebbia di una giornata fredda di fine maggio, e tagliava per primo il GPM, più in alto di 2000 metri; quel giorno di fine maggio dell'anno scorso, egli apparve solo, con la maglia aperta, nonostante il freddo; la sua anima forte  agitava quella sua figura semplice,  esile e consumata dai chilometri e dalla fatica. Quel giorno ne sono sicuro avrebbe vinto anche la tappa, se gli ordini di scuderia, non lo avessero costretto a fermarsi per attendere il suo capitano, Vincenzo Nibali, che accompagnò alla vittoria della tappa e di fatto, del Giro 2016. Il caso ha voluto che anche ieri, durante la tappa del Giro del Centenario, ci fosse Nibali. Michele non c'era. Il triste e spietato fato, ci ha portato via prematuramente e proditoriamente, la nostra aquila di Filotrano. Questa volta il ruolo di ciclista "gigante", nella sua piccola statura l'ha recitato un altro grande campione, un altro scalatore, il colombiano Quintana, è toccato a lui, questa volta, farci emozionare e  accendere la passione di milioni di spettatori. E chissà se coloro che si cimentano a parlare di sport, avranno capito, chi pesa davvero come il vento e sa vincere in salita, per disegno divino. E lo riconosci, quel "dannato" scalatore, quando ad ogni variazione di pendenza, le sue gambe ritornano a spingere fuori sella, agili, con un gesto naturale, come quello di respirare. Uno stridente contrasto, con i suoi diretti avversari, quelli che non sono scalatori, che lasciava, a boccheggiare, costretti a contorcersi sulle infime pendenze, come figure disperate, dannate e unite nella sconfitta, con la schiena curva, le spalle  incollati sulla sella, come a volere sospingere la bicicletta con le braccia e le spalle. Quintana si allontanava da loro, silente ed impietoso, senza voltarsi mai, danzando sui pedali, in un ritmo infernale; scatti repentini e continui, per allontanarli dalla ruota, come ogni scalatore sa fare, per riaffermare la vocazione, di uomo nato a 3000 metri sulle Ande, con un corpo abituato a consumare meno ossigeno, e a vivere con poco. La sua supremazia sulla strada è quella degli ultimi, quelli nati nella povertà. Chi va per salite, vedendolo ergersi sugli avversari, ha capito subito che per gli avversari non ci sarebbe stata pietà. Quintana, in quello incedere sicuro e formidabile, ha rappresentato il riscatto sociale ed umano, degli ultimi, nati in un mondo povero, temerari e risoluti a  riprendersi la sorte, con il sacrificio e con quel poco che la natura gli ha dato. In quel piccolo uomo, si anima, il riscatto degli umili, di chi non ha un corpo maestoso, ma riesce a sentirsi a suo agio, nel dolore e nella sfida della gravità. La sua vittoria è stata una liberazione sia per chi saltava sul divano e maltrattava il telecomando, sia per gli spettatori che lo accoglievano tra due ali di folla in delirio, a rappresentare la voce della strada. Ma non è stata solo la vittoria di un uomo venuto dalle Ande a conquistare la maglia rosa; è stata anche la vittoria di tutti i corridori; una vittoria dedicata a noi che amiamo il ciclismo senza essere tifosi; chi ama il ciclismo tifa per tutti i corridori. E per questo che nonostante tutto, una tappa in salita, ogni volta, ci farà sentire parte di una storia infinita. Ora e per sempre. W il ciclismo e i suoi eroi. Domani un altra tappa, altra storia.  E lui non vincerà la crono, come e' normale per uno che ha le sue caratteristiche fisiche. 
Per la cronaca, i dati fatti registrare ieri da Quintana, un "gigante" che pesa non più di 60 kg ( il peso ha un andamento variabile e dipende dalla condizione e dai momenti topici dell'anno agonistico) ed è alto poco più di 1,63 cm, sono emblematici
Prima ora della tappa:
- Velocità: 46.4km/h.
- Potenza: 196W (picco di potenza: 952W).
- Picco di potenza rilevato in 5' power: 340W.
Dati relativi all'attacco decisivo avvenuto a 5km dal traguardo:
- Tempo di percorrenza: 6’40’’.
- Velocità: 17.3km/h.
- Potenza: 368W.
- Picco di potenza raggiunto in 60’’ : 430W.

Avrete capito ora chi pesa davvero 60 kg e vince in salita per vocazione ? Non credete a quelle didascalie che vedete in TV o a quello che dicono i commentatori tecnici; ciclisti che sono alti 1,86 metri per esempio, non possono pesare 60/64 kg; se lo fosse, sarebbe innaturale e non solo. La natura ha le sue misure. In quanto a Nibali lo attendiamo in tappe migliori, più congeniali alle sue caratteristiche, con eccezione di quella del Mortirolo. Se qualcosa andrebbe rimproverata allo Squalo, che ha lottato con ardore e grande forza, direi senz'altro, il fatto di avere tentato in tutti i modi, di rimanere incollato alla ruota di Quintana. Mi sovviene quello che disse Indurain a proposito dei suoi duelli con Pantani. Diceva il campione spagnolo, che quando il Pirata allungava in salita, lui procedeva con il suo passo, per evitare di "saltare". Spiegazione per i non esperti. Saltare significa andare fuori giri con il cuore,  bruciare tutte le energie senza raggiungere chi ci precede. Questo è accaduto a Nibali, che nel farlo ha tagliato il traguardo con molti secondi di ritardo, almeno una trentina.  
Saluti ciclistici. 

P.S. Alla puntata del "Processo alla Tappa" sul canale Rai TV Sport HD, trasmessa il 21/05/2017, la maglia rosa Dumoulin, ospite, ha risposto alla domanda della conduttrice, dichiarando  di pesare tra i 70/72 kg. Ecco confermata l'opinione espressa in questo post. I pesi che leggete sulla stampa e sentite dire ai commentatori TV, sono generalmente frutto della fantasia ovvero delle opinioni personali di chi le rende. Saluti ciclistici.  



mercoledì 10 maggio 2017

Anteprima: Campagnolo Centaur (2017).

Pubblico il comunicato stampa ricevuto dalla Campagnolo. E' il nuovo gruppo meccanico Centaur in alluminio. Francamente non comprendo la necessità di introdurre questa nuova versione del Centaur, quando nel catalogo è disponibile anche il Potenza, nello stesso segmento di mercato! 
Comunque sui comandi del nuovo Centaur, l'obsoleto e scomodo bottoncino orizzontale, laterale che serve a fare scendere la catena sui pignoni, è stato sostituito con  quello più comodo, già adottato sui gruppi elettronici EPS, più adatto in caso di impugnatura bassa. Il cambio è finalmente compatibile con pignoni da 32. Per ora, Campagnolo, ha solo le trasmissioni dei nuovi Potenza e Centaur, compatibili con il 32!! Per quanto riguarda i freni Campagnolo, ancora niente di nuovo; un altra occasione persa per aggiornarli. A proposito dei gruppi in alluminio, nei miei test, ho valutato la guarnitura in alluminio, più rigida di quella in carbonio, a conferma che il gruppo in alluminio, non è inferiore a quello in carbonio, ma è solo meno leggero.
Tirando le somma,  attualmente il Potenza e il Centaur sono i gruppi meccanici più interessanti della gamma Campagnolo.  Saluti ciclistici. 




martedì 9 maggio 2017

Incidente a Froome

E' la bicicletta di Froome sopravvissuto incolume ad un incidente avvenuto questa mattina, in Francia. Per fortuna gli e' andata bene! Secondo il campione sudafricano, egli sarebbe stato inseguito ed investito sul marciapiede dall'automobilista killer che poi ovviamente sarebbe scappato. Resta un fatto. I ciclisti stanno subendo una violenza senza fine. Ognuno ha diritto di difendersi, contro un aggressione insensata, violenta, ingiusta e vigliacca, ma i ciclisti sono la parte debole, e non possono farlo. Essi possono solo subire, la negligenza degli automobilisti che sorpassano sfiorando i ciclisti,  o l'idiozia di chi guida telefonando o chattando, ubriaco, drogato, o addirittura scattando foto !! Non c'è rimasto null'altro da dire. Siamo stanchi. Saluti ciclistici.

A quelli che potrebbero pensare che sia tutto "fisiologico", invito ad osservare queste foto. 
Trattasi di atto delinquenziale, avvenuto in Inghilterra, senza se e senza ma. Saluti ciclistici. 

domenica 7 maggio 2017

Un appuntamento con la follia !

Chi va per salite, chi va per montagne, si consuma e lascia un po' di sé, su ogni vetta. Chi pedala con predilezione sulle Alpi e gli Appennini è folle, diversamente dotato di coraggio e perseveranza. Vento, freddo e silenzio sono gli unici compagni di scalata. La solitudine è la forma più avanzata ed estrema per sfidare i propri limiti; sulle salite montane, la solitudine è massacrante, ma esaltante. In tutti questi anni di pedalate in altura, di sfide contro i miei limiti, ho lasciato parte di me sulle montagne. E mi piace pensare che quello che fui, rimarrà lassù, per sempre. 
Ogni scalata l'ho definita un appuntamento con la follia. Ma la montagna non è solo bellezza, natura, è molto di più; è una scelta esistenziale, finanche di cultura. Ecco perché in un punto delle Alpi c'è un luogo misterioso, intriso di versi lontani, e persino infernale. 
Dante leggeva sulla porta dell'inferno 😈🔥 : " Per me si va nella città dolente, per me si va nell'eterno dolore, per me si va tra la perduta gente. Giustizia mosse il mio alto fattore: fecemi la divina potestate, la somma sapienza e 'L primo amore. Dinanzi a me non fuor cose create se non etterne, e io etterna duro. LASCIATE OGNI SPERANZA, VOI CH'ENTRATE."
Invece i ciclisti e ancor di più i salitomani 🚵🏻leggono sulla porta "dell'Inferno" :" Lasciate ogni Speranza o Voi che entrate". Superata questa casa non si torna più indietro. Solo sofferenza e coraggio fino alla fine. Fino a consumare una parte di chi vuole bruciare. 
Non serve altro per spiegare il luogo. Chi sa, indovina. Sara' il set dell'ultima follia ?
Saluti ciclistici 

lunedì 1 maggio 2017

La cronaca estemporanea della 16^ tappa del Giro del Centenario.

Le chiavi di lettura della 16^ tappa del Giro del Centenario sono la congestione della maglia rosa e la forza indomita di Nibali. L'olandese Dumoulin non ha indossato la mantellina e lo stomaco pieno di zuccheri, si è ribellato al freddo, fermandolo con una congestione.. Forse sarebbe bastato, indossare la mantellina, prima della discesa; colpa dell'ingenuità o timore di perdere tempo ad indossarla, prima dello scollinamento dello Stelvio. Saperlo arrischia ogni spiegazione. Evento topico scritto nella cronaca di questo giorno alpino, destinato a rimanere chiuso negli almanacchi, quello della maglia rosa, scesa dalla bici, ad improvvisare un imbarazzante fuori onda, oramai incapace di contenere il fastidioso dolore, per svuotarsi dal terribile impulso. Perdere minuti e riprendere a pedalare, senza più un compagno di squadra, almeno ad incoraggiarlo, nella sua rincorsa solitaria. Il ciclismo è uno sport individuale, ognuno corre con le sue gambe, che ne dicano i giornalisti non praticanti il ciclismo. Le tappe alpine non sono cose per tutti i ciclisti, sono per gli indomiti, per quelli più folli, che non hanno timore di consumarsi sulle ascese, per coloro che amano pedalare in silenzio, nella solitudine, in compagnia solo del rumore della catena e del respiro, per quanti non sanno arrendersi in quota; c'è bisogno di coraggio esistenziale, per sfidare la montagna, per pedalare verso il cielo. E allora un indomito, campione che viene dal mare, un siciliano dal nome di Nibali, chiamato dai suoi tifosi, lo Squalo, forse ha riaperto la corsa rosa, recuperando persino sull'uomo in fuga, finendo per vincere la tappa, con uno sprint, ispirato dalla forza mentale. La condotta di gara di Nibali è stata lucida ed esperta. A ritrarlo magnificamente ci sarà l'immagine, di quando, appena prima di un tornante, lanciato in velocità, egli ha saltato con l'intera bici, una pozzanghera di neve sciolta, per evitare di bagnare i tubolari, e prendersi rischi in una discesa, ancora dura a morire. Ci vuole esperienza e coraggio. Dumoulin forse potrà recriminare, la mancanza di fair play del gruppo dei big, per non averlo atteso. E' vero. I corridori possono essere irriconoscenti per vocazione alla competizione e  nessuno potrà negare alla maglia rosa, il merito di averlo fatto, nella tappa precedente, con un avversario diretto, caduto ad una curva. Ingratitudine o fair play tattico quello invocato dall'olandese ? Non lo sapremo mai. Il ciclismo è la metafora della vita. Il Giro non e' riaperto; lo vincerà l'olandese volante. Comunque lp spettacolo deve andare avanti.  Silenzio e gambe. Il ciclismo non è salotto. Saluti ciclistici. 




Un olandese "volante", vince il Giro del Centenario.

Chi è il vincitore del Giro del Centenario ? Dumoulin, un atleta alto 1,87 metri, dal peso di 70/72 kg (per sua dichiarazione resa al Processo alla Tappa), non si stacca in salita, anzi, e vola nelle prove contro il tempo ! Imbattibile con i watt. A Milano, nell'ultima tappa, ha usato sulla bici da crono, la corona 58 !!! Mai vista una cosa del genere !!!  Una "macchina" umana, senza dubbio. Dumoulin ha vinto grazie alle due prove cronometro, dove ha fatto la vera differenza, stringendo i denti sulle salite del Centenario, che fatta eccezione per il Blockhaus, diciamola tutta, non erano proibitive, anzi sono state alla portata di un passista, come lui, che pedala regolare, e riesce a non mollare mai, resistente persino alla sua inesperienza, come quando assume troppi gel a base di zuccheri, prima di gettarsi in discesa dallo Stelvio, senza la protezione della mantellina oppure quando pedala parlando in fondo al gruppo ! I versanti e le collocazioni delle salite lo hanno aiutato. Il Mortirolo per esempio è stato affrontato dal versante più regolare e meno duro. Il Monte Grappa è stato messo lontano dal traguardo. Lo Stelvio è una salita lunga, ma regolare. Oropa non è un salita dura, è una salita per passisti, altrimenti Pantani, anche se era uno scalatore puro, non avrebbe potuto vincere dopo quella rimonta straordinaria; pensate che il Pirata lo avrebbe potuto fare, per esempio, sul Mortirolo ?! Comunque sugli arrivi più duri, cioè Blockhaus e Bormio, hanno vinto  Quintana e Nibali. Ciò a dire che dove il gioco si faceva duro, Dumoulin non c'era prima degli altri. Insomma bisogna conoscere le grandi salite per valutare il percorso con altri occhi, diversi dai profani e dal "gregge".  Del resto se l'ultima tappa non fosse stata una prova contro il tempo, Dumoulin non avrebbe vinto l'edizione 100. Pantani non era entusiasta delle crono, per come possono influenzare il risultato finale e a mio avviso sono un mero esercizio muscolare, esaltato dalla più sofisticata tecnologia, che non appaga, anzi annoia, niente all'altezza delle tappe sulle montagne, il vero spettacolo, quello che entusiasma la gente, e accende lo "stadio umano",  assiepato sui tornanti, ubriaco di allegria e di passione, spintosi fin lassù, dal giorno prima, bivaccando in altura, in attesa del passaggio dei corridori, sotto le stelle. Ma le tappe crono servono agli organizzatori, per avere una griglia di partecipanti variegato. L'olandese "volante" ha vinto, ma non mi ha emozionato. Forse andrò contro corrente. Sono uno spettatore esigente, cerco lo stile, l'emozione nel gesto atletico, più semplicemente, un uomo con i limiti e non una "macchina" invincibile. Io tifo e tiferò chi vince sulle montagne, in maniera netta e senza rivincite alla cronometro. Spero nella prossima edizione del Giro, la quale, se le voci saranno confermate, si preannuncia esaltante, con la tappa del doppio versante dello Zoncolan. Servirà per tenere lontano cronoman. Cala il sipario. La mia analisi tecnica e irriverente del giro del Centenario volge al termine, come questa domenica, l'ultima del Giro 100. Alla fine di tutto, per me, c'è stato solo un vincitore: Michele Scarponi. Lo abbiamo visto ad ogni tornante, passare per primo, tra ali di folla che lo acclamavano vincitore, nonostante la sorte. Ciao Michele. Saluti ciclistici.