domenica 28 agosto 2016

Bianchi Oltre XR4: riflessioni tecniche e sul marketing.





E' la nuova aero di casa Bianchi, ottimamente assemblata con la bellezza e l'avanguardia dei componenti Campagnolo ( ruote e trasmissione) ed in particolare del gruppo più esclusivo ed elegante, disponibile sul mercato, per metterne in risalto la storia italiana del prodotto. All'inizio la Oltre era il modello top del catalogo, dal carattere versatile, poi è stata affiancata dalla Specialissima, specifico per i percorsi in altura, modello quest'ultimo penalizzato, e rimasto piuttosto "anonimo" a livello di immagine, a causa di una promozione non incisiva. Peraltro ricordo di avere visto, la Bianchi Specialissima al Giro d'Italia 2016, solo in occasione della cronoscalata e mi chiedo ancora il perché, considerato che l'ultima edizione della corsa rosa, si è contraddistinta per le tappe alpine e gli arrivi spettacolari in quota,  appunto terreno specifico della Bianchi Specialissima. Detto questo, il design, l'assetto del telaio e la soluzione monolitica del manubrio Vision by FSA, rendono la nuova Oltre XR4 decisamente più in linea con la concorrenza; tuttavia, ritengo il modello precedente della Oltre, il telaio più bello mai prodotto dalla Bianchi e non solo. A lume di naso, la soluzione scelta per il nuovo assetto dovrebbe avere migliorato, la risposta in discesa e comunque avere reso la Oltre XR4,  più maneggevole, rispetto alla Oltre, almeno per la generalità dei ciclisti; visto l'utilizzo del COUNTERVAIL nelle trame del carbonio, la Oltre XR4 dovrebbe essere anche più confortevole. LA Bianchi come agli altri produttori, ha prodotto due telai,per due segmenti di mercato, aero e salita, per mettere in risalto le diverse caratteristiche dei due modelli, a seconda dei percorsi. Per conoscere il peso della Bianchi XR4, come assemblata nella foto, CLICCA QUI. Ovviamente esprimo questo parziale e provvisorio giudizio, sulla carta; il responso definitivo, come sempre viene solo dalla strada. Certamente una valutazione biomeccanica invece può anzi deve essere fatta. Dalle geometrie riportate sul sito della Bianchi, si evince che la Oltre XR4 ha un altezza tubo sterzo molto bassa, si legge solo 110 mm, nella taglia 50 ! Ciò significa che si è costretti ad utilizzarla normalmente con spessori sotto il manubrio, cosa che può essere minimizzata utilizzando un coperchio da 15 cm. Il manubrio è integrato e quindi occorre adattarsi alle misure fisse, per esempio nelle taglie 47 e 50 cm, la misura della curva è fissa, nello specifico, 110/400 mm! Ma il manubrio integrato può essere sostituito con attacco e manubrio standard. Anche perché la scelta di una curva integrata, non è la migliore soluzione, nel caso che nel futuro si voglia cambiare telaio. 
CaskE' decisamente un telaio da testare con interesse.
Detto questo va detto che per valutare un mezzo occorre un test approfondito, almeno di qualche giorno per i meno esperti.  I test "mordi e fuggi" organizzati nelle "sagre" dei saloni del ciclo, lasciano il tempo che trovano per due motivi: 1) non tutti possono recarsi in loco; 2) ci vuole più tempo per testare e capire le differenze. Va detto che il test day presso i negozianti ha costi irrisori rispetto a quelli milionari pagati dai marchi alle squadre professionistiche, i cui corridori sono peraltro del tutto indifferenti alle qualità del prodotto; quello che conta per loro è avere una bicicletta per correre ed essere pagati per farlo, una vale l'atra 😉. Insomma il Test day è un investimento proficuo, se fatto in modo mirato, cioè a disposizione del consumatore, l'anello che fa muovere tutta la catena, il cui acquisto procura vantaggi al marchio, al rivenditore e ai corridori prof. Consiglio la Bianchi, di fare più attenzione agli sviluppi del settore della promozione pubblicitaria, e di conseguenza le consiglio di affidarsi all'esperienza di tester bike, indipendenti ed esperti ovvero dei blogger.  E' appena il caso di precisare che i ciclisti preferiscono leggere i test su strada invece dei comunicati stampa sulle riviste del settore. Superfluo osservare che il prodotto non si nasconde dietro le copertine, ma si fa "torturare" da tester esperti e senza vincoli di contratto, come ebbi modo di fare con la Bianchi Oltre. Un consiglio a tutti i marchi: occhio che il mercato dell'usato è in crescita, potendo contare su modelli top di gamma svenduti. Saluti ciclistici


Sulla XR4 si può montare un attacco e una curva standard 


domenica 21 agosto 2016

Colle del Sampeyre

Il Colle del Sampeyre è un valico alpino, una strada verso il cielo, che collega la Valle Varaita con la valle Maira. Un altro gigante over 2000 metri messo nel sacco, dopo il Colle dell’Agnello (Cima Coppi) CLICCA QUI, l’izzard CLICCA QUI , il Colle Fauniera (Cima Pantani) CLICCA QUI ; senza dimenticare The Wall, come ho battezzato il Colle di Superga CLICCA QUI,cima della classica Milano - Torino.  
I dati del Sampeyre ( versante dal paese di Sampeyre) sono quelli tipici delle salite di razza alpina: la cima si raggiunge a 2284 metri, dopo 18 km, un dislivello di 1312 metri, superando una pendenza media dell’8,5% ed una pendenza massima 13%. Le condizioni dell’asfalto sono assolutamente precarie: in alcuni tratti si tratta di sterrato, in altri di asfalto rovinato e crepato; ovunque si trovano sassi di varie dimensioni. La carreggiata è larga “un auto e mezza”, tanto per rendere l’idea, ma spesso si trovano spazi laterali erbosi da sfruttare in caso di manovra di sicurezza. Sul Sampeyre si pedala tra ali di alberi; in alcuni tratti la vegetazione è così fitta, da diventati la Foresta nera. La frescura prodotta dagli alberi allieva la sforzo di pedalare in altura, quando l’ossigeno è inversamente proporzionale all’elevazione, rendendola meno gravosa; certamente lo si apprezza alternandoli ai pochi segmenti esposti completamente al sole. La caratteristica è l’elevata pendenza media, la quale non consente tregua e stira implacabilmente le fibre muscolari, mettendo a dura prova la concentrazione e le forze. Dunque trattasi di una salita regolare, a cui si alternano tratti al 9/10% con una punta massima del 13%. Non c’è spazio per prendere fiato, per questo c’è bisogno di gestire con esperienza lo sforzo prolungato. Mantenere sotto controllo il battito del cuore, con respiri lenti, ispirati con il naso e non con la bocca, pedalata circolare ( il tallone deve essere mobile), prevalentemente fuori sella, con un dente in meno. Il rapporto più corto può essere sfruttato per recuperare l’agilità e quindi aumentare l’afflusso del sangue, alleggerendo la tensione dei muscoli, ma senza esagerare, per evitare crampi. I sette tornati del Sampeyre, peraltro non segnalati,  aiutano poco, ma servono a contare e centellinare la fatica. In un giorno di domenica, come oggi, l’incrocio con gli automobilisti frettolosi e spesso inesperti, necessita di un supplemento di concentrazione e di equilibrio, per evitare di finire agganciati agli specchietti laterali delle auto, e contemporaneamente, scartare le numerose buche sparse sull’asfalto, così numerose, da pensare ad un precedente bombardamento !
E quando sembrava volgere al termine, la lunga scalata, ecco che a pochi chilometri dalla cima, all’improvviso, senza un adeguata segnalazione, si presenta un tratto di strada, lungo circa cinquanta metri, sotterrato da ghiaia, detriti e sassi, staccati dalla montagna, e lasciati incustoditi, a tormento dei ciclisti. E pensare che il giorno prima avevo telefonando alla pro loco per accertarmi sullo stato del manto stradale. Una simpatica, e forse non informata impiegata, mi aveva rassicurato sul suo ottimo asfalto ! Occhio che in questo tormentato segmento stradale, l’incrocio con auto e moto può risultare pericoloso. 
Sprinto sugli ultimi 100 metri, con il cinque al fotografo, a suggellare le cime conquistate, in questo agosto, pedalato a tutta, sulle Alpi. 5 cime per esorcizzare un altro 5 che aleggia nell’esistenza e che assume i connotati dell’ennesima sfida: il 5 che rappresenta i miei 50 anni. 
Una volta in cima, il panorama è mozzafiato. La catena montuosa caratterizzata dalla vetta maestosa del Monviso, è tutta intorno, a salutare l’ardito ciclista. Vale la pena di fermarsi per immortalare il momento e la bellezza donata dal Cielo. E tutto quello che non è creato dall’uomo è perfettamente bello. In cima non c’è nulla, nemmeno una fontanella. Ripreso il fiato, la scelta che si presenta è la seguente: ritornare a Sampeyre oppure scendere dal versante opposto, per Elva. Comunque voi scegliate, avrete un problema da gestire con attenzione e abilità: la discesa. 
Sul Colle di Sampeyre ho salutato le Alpi piemontesi e francesi, e devo confessare che l'ho fato con un pizzico di malinconia. Un anno che se ne va e con esso i sogni sportivi concretizzati in piccole imprese, consegnati alla memoria del blog, quali ricordi. E’ il caso di dire che me la sono sudata.
Ricordatevi che sul Colle del Sanmpeyre è passato il Giro d’Italia, con la 19^ tappa del Giro 1995, vinta da Richard e la 18^tappa del Giro 2003, ricordata per la caduta di Pantani e Garzelli, i quali poi proseguiranno fino al traguardo, il nevischio e la grandine sul Colle di Sampeyre, vinta da Frigo
Avvertenza per l’uso del Sampeyre (versante da Sampeyre). 
Per affrontare il Sampeyre, occorrono allenamento, compact o semi compact, con scala pignoni dotati del 27-28 o 29. Non esagerate mai con le forze; quello che si spende prima, si perde per il dopo. Gestite la pedalata con tenacia e pazienza, come è necessario fare in ogni salita alpina. Mangiate e bevete regolarmente. Anche in questo caso, portate sulle Alpi, due borracce, di cui almeno una con sali minerali e maltodestrine; assumete carboidrati a rilascio prolungato. Io ho approfittato della mia ammiraglia per procurarmi l’altra borraccia. A proposito quanto mi piace il passaggio al volo della borraccia ! Non mi fermo mai sulle Alpi nemmeno per bere e mangiare ( ho imparato a farlo in sella) e forse è sbagliato perché non riesco mai a godere appieno del paesaggio. Ma il mio spirito agonistico di antica memoria e tale che non ammette deroghe. Prestate attenzione sia alle auto soprattutto nei punti in cui la careggiata si restringe, sia al manto stradale, evidentemente abbandonato dall’ente custode, e comunque non adatto completamente alle biciclette da corsa. Nel tratto rovinato dalla frana, attenzione alle auto e ai sassi; soprattutto in quel punto, rischia grosso il telaio, le ruote e il ciclista, per eventuali sassi scagliati dai pneumatici dei veicoli in corsa. Non gonfiate troppo i tubolari e non distraetevi, i sassi e le buche possono essere letali.  Lo start è posto, a Sampeyre, ed inizia prima di un piccolo ponte  e del cimitero. E' contraddistinto dal cartello con l'indicazione del colle e dei km, come da foto. Da quel punto, il cartello indica 18 km alla cima, senza se e senza ma. Buona fortuna. Saluti ciclistici. 






























La cattedrale di Sampeyre.

giovedì 18 agosto 2016

Il Colle della Basilica di Superga. The wall.

Ve lo do io il muro delle Classiche del Nord (Europa). Il colle di Superga is 🔝🚵🏻💨💪
Ci sono salite che non puoi non fare, se ami e conosci il ciclismo e l’Italia. Ci sono salite che ti fanno capire se hai gambe, cuore e testa. Ci sono salite che amano la follia e la forza. Ci sono salite che non scorderai più, per il fascino e la storia. Ci sono salite uniche. Una di esse è la  salita della basilica di Superga che si erge a quota 670 metri; un muro che impegna tutte le forze fisiche e mentali, dura ed implacabile, che non ammette debolezze, anche solo per un momento. Quassù c'è la storia del ciclismo mondiale, con la classica Milano-Torino, la più antica Classica del mondo, corsa per la prima volta il 25 maggio 1876, nel cui palameres vanta campioni d'ogni tempo: Girardengo, Olmo, De Vlaemink,  Saronni, Moser e Contador. La prima edizione venne disputata da otto EROICI corridori, in sella a vetuste biciclette pesanti; solo quattro corridori arrivarono da Milano a Torino. In quell'anno la classica non arrivò sul colle di Superga e del resto i partecipanti non avrebbero potuto farlo: in quel tempo, usavano macchine senza catena, i cui pedali agivano sulla ruota anteriore e la ruota posteriore era larga appena 30 centimetri, per salire in sella occorreva la scala ! Per la cronaca la prima edizione venne vinta da uno studente universitario, Paolo Magretti di 21 anni, poi diventato biologo e studioso affermato. Dunque le prime edizioni erano senz'altro il banco di prova per l'evoluzione della bicicletta. Nel 1958 venne disputata la 4^ tappa del Giro d'Italia, che ebbe il traguardo sul colle di Superga. Quel giorno vinse lo spagnolo Bahamontes e Moser conservò la maglia rosa. La Coppa Bernocchi ha posto sul Colle di Superga, l'arrivo dell'edizione svoltasi nel 2015. E per concludere, il Colle di Superga è l'arrivo della Gran Fondo Internazionale Torino. Suggestioni ed emozioni allo stato puro che rimarranno indelebili nella mia memoria di ciclista errante. Uno spettacolo nello spettacolo. Se volete vivere un emozione unica, visitate anche la basilica fino alla cupola, i due musei che si trovano all’interno, e la lapide che ricorda la squadra del Torino, posta nel luogo in cui si schiantò l’ala dell’aeroplano che li trasportava, insieme ai dirigenti, all’allenatore e ai giornalisti. Quassù l’aria a prima mattina diventa misteriosa e fitta. Fantasmi e anime erranti si incontrano nelle giornate nuvolose; solo l’anima ne vede le figure silenti e tristi. Ci vorrebbe il maestro Gianni Brera, per descrivere le emozioni diffuse e straordinarie. Mi accontento di avere vissuto una mattina agostana unica ed irripetibile. 
La salita che porta al colle di Torino, dal versante classico e duro di Sassi, non è alla portata di tutti e bastano i numeri per capirlo, oltre ogni ragionevole dubbio: 9,1 % di pendenza media e 15% di pendenza massima su 4900 metri ( 4 km e 900 metri) per un dislivello di quasi 600 metri ! Altro che muro delle Classiche del Nord (Europa). Non è un caso che è la salita simbolo dell’antica classica italiana Milano - Torino. Sull’ultimo tratto, superiore all’8%, si scollina, nel momento in cui, si erge alla vista del ciclista, la basilica in tutta la sua imponenza, la quale, stamane, si nascondeva dietro le nuvole che passavano nel cielo plumbeo. La soddisfazione di essere arrivato in cima, riceve un plauso, non salite che non solo per il dato agonistico- tecnico, ma per a bellezza del panorama, che si presenta; una terrazza su Torino e sulle Alpi. Sul cartellone della piazza della basilica c’è scritto: Superga la vedetta di Torino e delle Alpi. Si trova quasi a quota 1000 metri. 
Tempo impiegato per l’ascesa: 27 minuti. Un ringraziamento a mio figlio per gli scatti da incorniciare; è un giovanissimo talento della fotografia di 14 anni che cresce ogni giorno con la fantasia e la passione.  
Istruzioni per l’uso. 
Si sale quasi sempre in presa diretta, cioè spingendo sui pedali. Non c’è un tratto in piano. Si procede quindi in apnea fine all’arrivo sul piazzale della basilica. Il percorso è esposto al sole e la strada presenta tre tornanti anch’essi ripidi, che salgono a mò di scala mobile. La carreggiata è di media larghezza, ma in alcuni tratti occorre prestare attenzione, quando si giunge in prossimità delle curve, alle auto che procedono in senso contrario, che tendono a tagliare le curve strette. Le condizioni dell’asfalto sono buone, presentando una superficie completamente asfaltata ( in alcuni tratti anche recentemente). Prima dell’inizio della salita, fermatevi a riempire la borraccia, alla fontanella posta sul marciapiede di destra. Rapporti consigliati: compact 34 o 36 con il 29 ( Campagnolo) o il 28 (Shimano e Sram). Per arrivare alla salita di Superga si può attraversare la ciclabile che costeggia le Valli del Lanzo e attraversa Verana, davanti al nuovo stadio della Juventus o altrimenti potete fare di questa tremenda salita, una crono scalata. Ma riscaldatevi mi raccomando. Consiglio di visitare le tombe reali dei Savoia. Per una visita rapida CLICCA QUI. Saluti ciclistici. 
                                         












Vista del Colle di Superga dalla Mole Antonelliana
Promo Gran Fondo Internazionale Torino

sabato 13 agosto 2016

Buon Ferragosto e riassunto delle avventure sulle Alpi, rebus sic stantibus.

Dopo le fatiche del Colle dell'Agnello CLICCA QUI, del Col d'Izoard CLICCA QUI e del Colle Fauniera CLICCA QUI, relax con idromassaggio alle gambe. Buon ferragosto ai lettori del blog e saluti ciclistici. 

                                    

giovedì 11 agosto 2016

Castelmagno. Santuario di San Magno

Sulla strada stretta ed impervia che porta al Colle del Fauniera o Colle dei Morti, si incontra il santuario di San Magno, la cui zona è stata luogo di insediamento pagano, prima di quello cristiano. Il luogo è suggestivo e ideale per una visita culturale. La struttura è attrezzata per offrire ristoro ai pellegrini e ai visitatori. Per i ciclisti che intendono sfidare le asperità del Colle Fauniera, consiglio  di fare come ho fatto io, cioè di fermarsi al santuario, dopo avere raggiunto la vetta del passo, ritornando per la stessa strada. Allo stesso modo, consiglio la visita al santuario, a quanti vogliono fermarsi a meditare e a guardare le bellezze dell'arta sacra e della natura.  Saluti ciclistici. 





Il colonnato della chiesa del santuario. 




L'antica Cappella
                                                 
Il piazzale antistante il santuario. Sullo sfondo le cime. 



Colle Pantani ( o colle Fauniera o colle dei Morti).




Qui si va per la follia, qui si va per l’ardua fatica, qui si va pregando”. Non saprei descrivere, o compendiare, in altro modo la salita del Fauniera. Il Fauniera è una salita dura, implacabile, selvaggia, pericolosa e straordinariamente epica; una delle più "massacranti" in assoluto. Lunga 22400 metri (da Pradleves, il versante più duro, quello del Giro d’Italia e della GF Fausto Coppi), pendenza media del 7,6 %, pendenza massima del 15%, dislivello 1689 metri ( 824 metri alla partenza e 2511 metri all’arrivo); il paesaggio è una tela dipinta con i colori severi dell’alta montagna, espressione aulica della natura primordiale. Pantani qui scattò per andare a prendersi la maglia rosa del memorabile Giro d'Italia del 1999. È' la salita simbolo della dura GF Fausto Coppi. Viene altresì chiamato Colle dei Morti per via della cruenta battaglia combattuta tra le truppe franco-ispaniche e quelle piemontesi. 
Il Fauniera è emozionante anche per chi, come me, è un veterano delle salite sacre al ciclismo. Ho approfittato del meteo, non ottimale, per rivivere, per quanto possibile, le condizioni, in parte avverse, di una tappa alpina del Giro. Oggi è stata una mattina, senza sole, completamente nuvolosa, con 11 gradi a Pradleves e 6 gradi in cima, con il freddo che accentuava la difficoltà della fatica. La mia “tappa” è stata pedalare per rampe durissime, quasi interminabili, lungo un filo sottile di strada, scartando le auto e le moto, sospeso in un equilibrio precario, stretto fra la roccia della montagna e il precipizio della vallata, privo delle barriere di protezione. 
Il mio Fauniera è stato quel “Ricordatevi di chi non c’è più”, scritto da uno sconosciuto sulla fontanella della malga più alta d’Europa, a pochi km dalla vetta, quella statua di Pantani, sola e triste, come la sua vita; quel pedalare attraverso le nuvole. Il Fauniera è stata un emozione fortissima ed unica. Non dimenticherò mai il momento in cui sono arrivato tra le nuvole, sulla cima del passo ! E' stato come pedalare nel cielo. Un emozione unica e straordinaria. 
Chi pedala per le Alpi non ha paura, e porta con se, una sfida, contro se stesso, quel bisogno incensante di salire in alto, di conquistare una cima, di sentire emozioni che solo la montagna sa dare. Ed ogni volta che si arriva in vetta, c'è la difficoltà di ritornare  a casa. Tutti coloro che vanno per le Alpi non vogliono tornare, ma dovranno farlo, se vorranno arrivare su una nuova cima. Una ricerca infinita del cielo e di una nuova strada. 
Come accade in tutte la salite del grande ciclismo, qui si sale con l’anima e non solo con il corpo. Ci vogliono le “palle” per salire sul Fauniera, soprattutto in solitaria e con il freddo. Non me la sento di consigliarlo, almeno ai ciclisti normali. Auspico un ritorno del Fauniera al Giro d'Italia per rivedere una grande tappa, anche se ciò dipende da questioni economiche. Purtroppo. Sarebbe ideale ritornare quassù in occasione dell'edizione 100 del Giro d'Italia, che si disputerà il prossimo anno (2017). Un modo per ricordare un protagonista indiscusso della corsa rosa. 
Tempo di ascesa: 2 ore. 
Avvertenze per l’uso del Fauniera: non salite sul Fauniera se non avete un ottimo allenamento, la piena padronanza del mezzo, la tenacia e la pazienza di non mollare, mai; usate corone 34 o 36  e come pignone più agile, il 28 o il 29; portatevi borracce da 1,5 litri ( l’ultima fontanella sgorga sulla strada che passa davanti all’ultima malga, approfittatene, non salite senza acqua, soprattutto in una giornata di sole); non distraetevi mai, un attimo potrebbe essere fatale; gonfiate i tubolari ad una pressione non troppo alta; se la temperatura non è calda, usate gambali e manicotti, vi aiuteranno a  limitare gli effetti negativi del freddo sui muscoli, oppure usate cremi riscaldanti; se salite in compagnia non procedete affiancati. Occhio al manto stradale. Dopo il santuario di Castelmagno prestare  attenzione ai sassi; il tratto finale è oggetto di lavori di manutenzione. Godetevi ( se potete) le marmotte, le troverete ovunque; le considero le migliori tifose dei ciclisti indomiti. Il Fauniera non concede tregua, 26 e 29 fino in cima, e tranne qualche breve tratto, non smette mai di impennare la pendenza. Al ritorno se deciderete di scendere dal versante di Pradleves, fermatevi all’antico santuario di Castelmagno, dotato di una vista panoramica molto bella, utile anche per rifocillarsi al bar o al ristorante. Dopo il paese di Castelmagno e fino in cima, la carreggiata è senza protezione, tanto stretta da diventare ad una corsia; se deciderete di scendere da questo versante, fatelo con estrema prudenza, cercate di non prendere troppa velocità per essere pronti a schivare auto, moto, camioncini e sassi, avendo l’attenzione di non occupare il centro strada, per evitare di frenare e di derapare all’ultimo. Sul Fauniera si rischia moltissimo, ricordatelo. Sul tratto asfaltato, si possono leggere le indicazioni stradali con i km percorsi e la pendenza massima del tratto: non spaventatevi se leggerete pendenze a due cifre; è il prezzo da pagare per meritare la cima. Sul punto va detto che il cartellone posto all’inizio della salita indica come pendenza massima il 14%, mentre su un cartello c’è scritto, pendenza massima 15%. Io credo che in realtà si tratti del 15%. Qualche chilometro prima dello scollamento, la strada lunga e stretta passa, nel punto dove si allarga, per un breve tratto: la Tana della Marmotta. In effetti, qui di marmotte ne ho incontrate molte ed è stato bello vederle attraversare la strada o rimanere in posizione eretta a guardarmi, semi nascoste tra l'erba che cresce sul ciglio della strada. Come non ricordare i loro numerosi fischi, quasi un saluto a quanti passano. La natura è un grande ed unico spettacolo. Una curiosità: la cima del Fauniera oggi si chiama ufficialmente Colle Pantani, come da delibera del consiglio comunale di Castelmagno, nel cui territorio sin trova il passo. 
Questa salita la dedico a chi per emozionarsi ha bisogno di sfidare ( con rispetto) la montagna. 
Un ringraziamento alla mia famiglia. Saluti ciclistici
















            














                                       
                                             A più di 2500 metri erano le nuvole, altro che nebbia !!!!!!



Highlights della 14^ tappa del Giro 1999

Piemonte: il Fauniera ribattezzato Colle Pantani
A Marco Pantani viene dedicato un colle. La notizia è ufficiale e costituisce una novità assoluta, perchè il nome del Pirata comparirà sulle cartine geografiche e non soltanto su quelle effimere dedicate al ciclismo ed alle grandi corse. Si chiamerà infatti Colle Pantani la Cima Fauniera sulle montagne cuneesi nel territorio del comune di Castelmagno. Ed è stato proprio il Consiglio Comunale di quel borgo reso celebre da uno squisito formaggio a deliberare in tal senso. Adesso verrà informato per la ratifica l’Istituto Geografico Militare.
E’ quella la novità. Non si tratta - lo ribadiamo - d’una denominazione sportiva da citare in occasione del passaggio del Tour de France o del Giro d’Italia. E non esiste niente di simile nella storia e nella leggenda del ciclismo. Cime Coppi e Pantani riguardano eventualmente un evento. Però i colli mantengono la loro denominazione. L’idea di battezzare un colle col nome di Marco Pantani appartiene alla mente fervida di Ferruccio Dardanello e dei suoi amici cuneesi che sulle strade della Provincia Granda quest’estate ospiteranno per ben tre giornate il Tour de France. Gli stessi personaggi che grazie al Col Cuneo avevano ospitato nel cuneese il Giro d’Italia dal '90 al 2005. Beppe Conti - "Tuttosportdel 16 aprile 2008"