giovedì 12 maggio 2016

Come scegliere la Sella Italia giusta: il sistema software Selle ItaliaIdmatch Smart Calipier 2016.

La sella, unitamente ai pedali e alle scarpe, bisogna sceglierla con assoluta precisione, in quanto non tutti i modelli si adattano alle personali caratteristiche antropometriche. Ma come fare ? Il catalogo Selle Italia contiene accanto ad ogni modello, diverse classificazioni, a seconda delle caratteristiche fisiche richieste per l'utilizzo; quindi prima di sceglierle occorre verificarle con il sistema brevettato dalla Selle Italia, cioè il sistema software Idmatch Smart Calipier, l'evoluzione del sistema Idmatch. Questo software avanzato è dotato di un microprocessore che esegue i calcoli per determinare la seduta ideale di un atleta. L'inserimento delle informazioni nel processore è automatico, grazie ad una serie di sensori digitali. Esse sono: a) la distanza intertrocanterica, ossia la misura della distanza, tra le due grandi tuberosi del femore, fondamentale per il bacino; b) la circonferenza delle cosce per conoscere i punti di appoggio della sella; c) l'inclinazione del bacino. Il risultato non è una singola sella da scegliere, ma una categoria di selle, composte da più modelli, tra i quali scegliere. La categoria S indica i ciclisti che hanno una distanza delle ossa ischiatiche di taglia small; mentre quella L i soggetti che hanno una distanza delle ossa ischiatiche intaglia large. Entrambe le taglie si suddividono in 1, 2 e 3, a seconda della rotazione del bacino richiesta. Per esempio, la sella adatta alle mie caratteristiche è la S3. Cosa significa: S sta taglia small e si riferisce alla distanza delle ossa ischiatiche; 3 sta per alta rotazione del bacino. In buona sostanza è la misurazione tipica dei ciclisti con peso leggero, dimensioni delle ossa ischiatiche piccole, alta mobilità del bacino, massima estensione della schiena. Il test è stato realizzato in collaborazione con il rivenditore autorizzato Selle Italia Idmatch, Falasca Group. Saluti ciclistici. 




mercoledì 4 maggio 2016

Grammomania; Corima S+ (tubolare corpetto Sram)

                 
                                



Le Tombe Reali dei Savoia: la storia e la morte.

Scesa l'ala delle scale bianche, si trova l'Arcangelo Gabriele, la cui figura solenne, presa forma e forza dal meraviglioso marmo di Carrara, si staglia in tutta la sua fierezza, mentre umilia con l'onore delle armi, il ribelle Satana, perduto e prediletto angelo di Dio, fattosi Dio minore per superbia. La luce soffusa si irradia tenue per l'effigie Sabauda, raffigurata sul vetro della veduta, e lungo l'androne della cripta, illumina per un breve tratto, la prospettiva del corridoio segreto. Volgendo lo sguardo, il cammino segue la linea che giunge alle tombe dei reali. Dall'alto la prospettiva sarebbe quella di una croce latina allungata, arricchita da archi, chiostri, sale, al cui interno trovano riposo sessantadue sepolture di Casa Savoia. Il silenzio è ovunque e presenta la maestosità della morte, sigillata tra le tombe e le statue. Si viaggia nel tempo, tra principi e regine, infanti reali, accolti al centro del trono, dall'ultimo re di Sardegna, colui che concesse lo statuto Albertino, alla sua monarchia, mutata nel progresso della costituzione, seguendo il tempo dei cambiamenti, gridate dalle genti ed immolate nelle battaglie e nelle insurrezioni. La luce divina scrisse quella Carta solenne, coarcevo di diritti e libertà, oscure al tempo e ai regnanti, fulgido esempio di civiltà giuridica. La Fede, la Pietà, la Clemenza, la Carità e la Scienza, plasmate con il marmo bianco, corredano la prospettiva del sarcofago contenete le reali soglie, affinché esse non ne cessano l'esempio, in memoria dei Savoia. Divenuti re d'Italia, le spoglie dei successori di casa Savoia, vennero tumulate nel Pantheon, in Roma, la nuova capitale.  Un viaggio nel tempo, dona sempre emozioni; solenni immagini, di corte, mai fastose, ma gloriose, per essere state immolate nelle battaglie e nelle tragiche scelte a chi fu concesso il bastone del comando. Ma la morte non ha riguardo per nessuno e mestamente ritrae nel buio, tanta gloria e forza, affinché nessuno, possa sentirsi abbandonato per sempre alla Vita, e al peso delle scelte della corona degli uomini. Quando la porta d'ingresso, viene chiusa alle spalle, al termine della visita, si riconsegnano le stanze al silenzio del tempo, e i passi si allontanano e il loro incedere intona un eco, che giunge oltre, dove nessuno dei viventi può entrare. 
Visitate la Basilica di Superga e le tombe reali. La cultura vi ringrazierà. 
Claudio Cobiani ( ogni diritto è riservato)



martedì 3 maggio 2016

20 ^ tappa del Giro d'Italia 2016. Ricognizione e passaggio del gruppo.

In largo anticipo ai "ricognitori" della Rai Tv e della concorrenza, ecco le immagini del GPM della 20^tappa del Giro d'Italia. Il mini video è stato girato oggi pomeriggio a quota oltre 2802 m.l.s.m. sul passo della cima alpina francese, del Col de la Bonette. Temperatura - 5°. La strada è stata pulita da erbacce e da pietrisco e hanno allargato la carreggiata.
Aggiornamento. E dopo la ricognizione ecco il passaggio del gruppo dei big su La Bonette.
Il reportage l'ha realizzato l'ultracycling Matteo detto "Sammontana". Saluti ciclistici. 





lunedì 2 maggio 2016

Test shoes bike: Gaerne G. Stilo.

Quando Mottola, agente di zona della Gaerne, mi ha proposto di provare le Gaerne G. Stilo Green,  aperta la scatola, sono rimasto folgorato dalla bellezza e dalla rifinitura, da quel colore che ne avvolge la linea classica ed elegante; il tempo di indossarle e avverto una sensazione diffusa di morbidezza e leggerezza, che avvolge il piede, così immediata e piacevole, tipica della scarpa realizzata dall'artigiano. Le Gaerne G. Stilo sono dotate del sistema BOA. In generale va detto che il sistema BOA non è sempre la soluzione adatta a tutti i piedi, che che ne dicano quelli del marketing; il piede ha una conformazione tale da non poterlo massimizzare in un unico "tipo". L'adattamento al sistema BOA, a mio avviso, dipende oltre che dalle dimensioni del collo, anche dall'angolo di tensione del cavo e dalla sistemazione sulla scarpa degli avvolgitori. Per quanti ancora non lo sapessero, il sistema BOA è connotato da un cavo in acciaio inox che stringe in particolare il collo, con due avvolgitori, o addirittura tutto il piede con tre avvolgitori; questa tensione potrebbe risultare a volte eccessiva sulla parte alta del piede. Ebbene la Gaerne ha eliminato ogni potenziale rischio. L'allacciatura delle Gaerne G. Stilo è affidata a due avvolgitori micro regolabili BOA IP1(garantiti a vita) che regolano la tensione di un cavo in acciaio inox inossidabile e una fascia in velcro, per avere una tenuta sicura. Ma la cosa più importante è che la Gaerne ha brevettato il sistema Diagonal Closure System, in modo che sia i due avvolgitori BOA, sia il velcro, cingano in modo obliquo e lateralmente i piedi, per evitare pressioni fastidiose. La Gaerne riporta all'interno della scarpa, la lunghezza del cavo;. Nella scarpa in prova, leggo 36 cm sulla parte superiore e 27 cm sulla parte inferiore.
In effetti, una volta indossate le Gaerne G. Stilo, e regolata a piacimento, la tensione degli avvolgitori BOA e del velcro, non ho avvertito alcuna anomala pressione sul collo del piede; come del resto, non ho sentito sulle dita dei piedi, anomale pressioni. In buona sostanza La Gaerne G. Stilo è una scarpa comoda. Promossa a pieni voti.
La scarpa del ciclista è il componente più glamour, quello che custodisce il punto di equilibrio del corpo, cioè il piede, concepita per proteggere il tendine del muscolo lungo flessore dell'alluce, il muscolo adduttore dell'alluce, l'arteria plantare laterale e i nervi digitali plantari comuni. Insomma una scarpa è molto di più di quello che si vede. La scelta giusta dipende dalla prima calzata. Il resto lo dirà, come sempre, la strada. La Tomaia è in microfibra con foratura a laser, suola in carbonio dalla forma neutrale, la migliore soluzione, per i piedi normali, dotati cioè di un arco plantare con angolo non accentuato, in modo che durante lo sforzo, il piede può muoversi liberamente, ed evitare limitazioni che sovraccaricano l'apparato muscolo scheletrico.  La suola ha uno spessore ultra sottile, in modo da consentire al piede di posizionarsi, ad una distanza minima dal pedale. La ventilazione passa per due canali dedicati; inserti antiscivolo sulla parte anteriore e posteriore (intercambiabile). Il tallone ha una forma anatomica e morbida con rinforzo in carbonio che lo rende indeformabile. E' appena il caso di precisare che il test più affidabile è quello fatto sui piedi di un ciclomotore evoluto ed indipendente, che attesta, solo per presa diretta e non per vicoli di contratto.  Saluti ciclistici. 







                        Etichetta con misure del cavo BOA

271 grammi nella taglia 42. 

domenica 1 maggio 2016

21^ tappa del Giro d'Italia 2016: immagini. La lettura "pedalata" e senza buonismo della 99^edizione. Qui non è la RAI.

Cala il sipario sulla 99esima edizione della corsa rosa. E' stata un edizione avvincente, grazie alla 19^ e 20^ tappa, non a caso, tappe alpine. Quanto sono noiose e avulse dalla classifica generale le tappe in pianura affidate ai velocisti, sempre più incapaci di terminare le corse a tappe, per mancanza di coraggio in altura. E' stata un edizione caratterizzata dalle sorti in classifica del Nibali nazionale, prima preso di mira dalla stampa, che lo ha defenestrato dal ruolo di campione acclamato, e poi lo ha glorificato, senza rimorsi; siamo in Italia, e gli italiani come è noto, salgono solo sul carro del vincitore di turno, non amano i secondi che combattono, come fanno i francesi. Folgorati sulla via delle Alpi piemontesi, gli italiani, hanno ripreso dal cassetto l'immagine di Nibali, e l'hanno fatta ritornare, l'immagine divina a cui affidarsi nei giorni di frustrazione per via del caro Europa. Le Alpi piemontesi hanno ridato il siciliano agli italiani, e così il siciliano, dopo essere stato messo in discussione, è stato travolto da fiumi di inchiostro e ancor prima dalle messe sdolcinate e recitate con una prosa leziosa, alla Rai Tv, nella trasmissione Giro Rai, che dal canto suo, andrebbe rinnovata in toto. E' noto che la stampa tranne qualche eccezione, non pratica il ciclismo e ciò li rende poco esperti in materia i giornalisti, per questo, le TV si affidano anche i commentatori tecnici, ex corridori, che però spesso arrivano con il "gruppo" della carta stampata, ovvero con le dichiarazioni giornalistiche, e può accadere che per mancanza di sicurezza o timore reverenziale, essi non escano dal gruppo e non vadano in fuga, azzardando dichiarazioni indovinate. Insomma di ciclismo, è meglio parlarne tra di noi, che lo pratichiamo e lo seguiamo da una vita; noi che mangiamo pane e strada. Per quanto mi riguarda, Nibali è stato preparato per entrare in azione nelle ultime due tappe alpine. Non si improvvisa una corsa a tappe, non si estrae la forma fisica dalla tasca posteriore della maglia, come se fosse un coniglio dal cilindro,; la forma fisica la si porta dentro e viene programmata durante l'inverno e nelle corse che precedono l'evento clou. L'incapacità di cambiare il ritmo in salita è stato un altro modo sbagliato di interpretare la corsa e il campione siciliano, da parte dei giornalisti al digiuno di ciclismo praticato. Mi sorprende che alcuni commentatori tecnici ex corridori e il CT della nazionale, strappato ad una "carriera giornalistica", per amor di patria ciclistica, rispolverato commentatore tecnico ( ci sono più commentatori che giornalisti a Rai Sport ciclismo !), non lo abbiano spiegato. A proposito di commentatori tecnici della Rai Tv; Bruseghin vince nettamente su Garzelli. L'ex gregario, campione italiano crono, è apparso con una migliore condizione fisica, asciutto e ciclista attivo effettivo, persino più sciolto nelle valutazioni tecniche sulla corsa. Garzelli era in evidente affanno, in studio, come nelle mezze ricognizioni delle tappe in salita, dove il fiato corto e il sovrappeso ( per essere un ciclista attivo), sono apparsi evidenti agli addetti ai lavori.
Nibali è un campione a sé. Tutti a dire, che si è sbloccato, all'improvviso. No. Lui è stato preparato e programmato dal suo preparatore, per raggiungere il picco della forma, proprio in quelle due tappe alpine, che hanno fatto saltare dalla poltrona l'intera platea, quando era verosimile che i suoi avversari, non avrebbero retto la fatica delle ultime tappe. In altre parole la corsa rosa è stata aggiudicata con i punti della fatica. Chavez è stata la vittima più illustre, perdendo la forza proprio nell'ultima tappa alpina. Per quanto concerne l'olandese Kruijswiik, ha perso la maglia e la vittoria finale, in discesa, anzi, lui in discesa non va; Nibali lo ha capito e lo ha attaccato proprio sui tornati della Cima Coppi, mentre scendevano a tutta, su una strada bagnata dalla neve, e lo ha stracciato, anzi lo ha costretto ad andare fuori giri e contro la parete di ghiaccio. Non basta andare forte in salita, per vincere il Giro, occorre andare forte anche in discesa. Il Giro vinto da Ivan Basso, notoriamente piantato in discesa, fu un miracolo e i miracoli capitano molto raramente e non a tutti; ci riprovi sarà più fortunato; nel frattempo l'olandese è rimasto in cerca di una squadra.
Che non serva la squadra per vincere una corsa a tappe, lo dimostra il fatto che Nibali se non tornava a pedalare con le sue gambe, la tappa del Colle dell'Agnello l'avrebbe vinta proprio il suo gregario, andato in fuga per tentare la sortita, tale Michele Scarponi, quello che nel 2011, lo stracciò nella classifica finale del Giro che vinse per la squalifica di Contador; che non serve l'ammiraglia, lo prova, il fatto che Martinelli, il DS dell'Astana, nella tappa di Roccaraso, ha sbagliato la tattica ( accadde anche due anni fa) consigliando Nibali,  di scattare in faccia alla maglia rosa, pur sapendo che il siciliano non aveva ancora la forma fisica per poterlo fare. Gesto improvvido e decisione frenetica; l'effetto è stato devastante per la reputazione ciclistica del campione siciliano, "umiliato" dall'allungo di un passista come Dumolin, maglia rosa della pianura !  Da quel giorno la stampa lo ha messo in discussione e ne ha minato la tranquillità. Non credo nell'importanza assoluta dell'ammiraglia e sono contrario alle radioline perché annullano l'istinto dei corridori, gli unici che sanno davvero come stanno le loro gambe; i corridori devono sapere ragionare come la loro testa e decidere l'attacco quando sentono di poterlo fare. Pertanto se mi date un ammiraglia e dei campioni, vi assicuro che un Tour e un Giro riesco a vincerlo anch'io.
Qualche considerazione sparsa. Inizio con la Trek Segafredo. Il team statunitense, non ha vinto una tappa e non è mai entrata concretamente nelle fughe, a parte qualche timido tentativo da parte di Zodl. Se fossi stato il presidente della Trek, avrei licenziato in blocco, il management e i corridori, persino il buon Nizzolo, eterno secondo nelle volate che contano, coraggioso velocista che resiste alle Alpi, ma non alla tentazione di chiudere l'avversario sulla transenna, come deciso dalla giuria, che lo ha declassato nell'ordine di arrivo della 21^ tappa. Qualcuno mi dirà che Nizzolo ha vinto la maglia rossa! Bè senza Greipel e Kittel, che valuto, velocisti senza palle agonistiche per la salita, la maglia rossa non ha un valore assoluto; se fossi stato al posto di Nizzolo, non l'avrei ritirata la maglia rossa. Insomma la Trek Segafredo, è un team con investimenti troppo alti per i risultati raccolti al Giro. Certo tutti i corridori del team sono lavoratori dipendenti della Trek, allora un motivo in più per licenziarli; del resto negli USA non esistono garanzie occupazionali. E non mi venissero a dire che i corridori gli servono per collaudare i telai ! Ma non scherzate ! I corridori servono solo per vincere le corse, sin dai tempi di Ganna, il muratore.
Passo ad Uran. Uran chi? Non l'ho visto. Valverde ? Solo la fantasia dei giornalisti poteva pensare che un non scalatore potesse vincere il Giro di quest'anno. Pozzato? Ce l'ha messa tutta, anche questa volta, ma è evidente che si sta preparando ad una nuova fase della vita. Capita a tutti prima o poi.
Volevate leggere sviolinate in prosa ? Mi dispiace; qui non è la Rai. Ora vi lascio alle immagini esclusive dell'ultima tappa. Saluti ciclistici. 

Il gruppo nel circuito finale di Torino
Nibali si appresta a vincere per la seconda volta il Giro
Valverde segue Nibali accerchiato dall'Astana.
Trek Segafredo. Tanti soldi spesi per niente. Da licenziare in blocco. 
Archetti prende in consegna per Nibali il trofeo senza fine del Giro.