sabato 30 novembre 2013

venerdì 29 novembre 2013

L'inverno apre le porte alla palestra. E' tempo di Stabilità ( anche in sella alla specialissima)

L'inverno è una stagione che non va sprecata. Se da un lato si esce di solito, meno frequentemente con la specialissima, a causa del mal tempo, dall'altro, il tempo a disposizione deve essere impiegato per potenziare e migliorare il corpo, in palestra. Obiettivo: aumentare la stabilità, potenziare ed allungare i muscoli del corpo. Ovviamente è precipuo anche controllare il peso corporeo, perché mantenere il peso forma, o quello prossimo al peso forma, consente di ripartire, più facilmente e prima, una volta iniziata la stagione agonistica. Del resto, è noto, che il primo allenamento, si fa a tavola.   
Spesso mi capita di osservare ciclisti, che quando spingono fuori sella, danzano sui pedali, come dicono i francesi, oscillando vistosamente, inclinando cioè, molto ed in modo prolungato la bicicletta, da non riuscire a mantenere una posizione equilibrata ed orizzontale. Questa oscillazione è controproducente, sia perché aumenta il consumo dell'energia del corpo, per via del fatto, che sulle braccia e sulle spalle, si esercita una forza, sia dal punto di vista meccanico, nel senso che la ruota, lavorando lateralmente sulla strada, e non mantenendosi perpendicolare alla stessa, non riesce a scaricare in modo ottimale, la forza impressa sui pedali. 
La posizione corretta è quella per cui le braccia non esercitano alcuna forza laterale, e mantengono, in perpendicolare, la bicicletta; le braccia e le spalle devono assumere una funzione di "ammortizzatore", anche quando non si pedala in sella, in modo da non "bruciare" inutilmente le energie, e non caricare sulla cervicale e sui muscoli dorsali, le vibrazioni e le asperità della strada. Tutto questo non solo impedisce un affaticamento precoce dell'apparato muscolo scheletrico, ma limita il consumo della forza in movimenti inutili, facilitando e aumentando il movimento delle gambe. Ovviamente, bisogna scalare di uno, due rapporti, in modo che la trazione sia uniforme. Quindi catena più giù. 
Ecco perché diventa importante, fare degli esercizi di base, che consentano un aumento della stabilità , grazie al controllo del movimento del tronco; la maggiore stabilità consente un maggiore controllo e per l'effetto una maggiore efficacia nell'utilizzo dell'energia. 
A tale scopo occorre potenziare i muscoli dell'addome, che si suddividono in orizzontali, verticali e trasversali, ognuno deputato ad un ruolo specifico, e che all'unisono, interagiscono ai fini della stabilità. 
A titolo esemplificativo, allego la didascalia dei muscoli dell'addome :



un esercizio da non fare perchè affatica la schiena
  

lunedì 25 novembre 2013

La storia di uno spirito libero, la storia di Alessandro Proni.

La storia di Alessandro Proni è una storia di coraggio, di onestà, e di forza. Un atleta lo si giudica anche in base alla storia personale, perché l'atleta ha testa e cuore. Un atleta è onesto e altruista. Un atleta e sincero. Non è solo una questione di muscoli e di spregiudicatezza. Molti sanno che Proni, qualche anno fa, donò il midollo osseo, alla sorella. Lo fece perché un uomo non ha paura e non teme per sé; lo fece perché una sorella è parte di te e niente e nessuno può dimenticarlo e fartelo dimenticare, a costo di soffrire, tu vivi per il suo sorriso. E Proni che di coraggio ne ha da vendere, le ha donato parte di sé. Ma non è stato un gesto occasionale, motivato da un impulso affettivo; lui è davvero altruista e coraggioso: oggi è donatore di sangue ( come me). Dunque lui è sincero, è così. Un atleta puoi crearlo nel laboratorio, puoi fargli aumentare i muscoli e la soglia del dolore; ma il coraggio, la forza dell'anima, quella non potrai mai crearla artificialmente. Un uomo vero non si clona, è l'espressione autentica della natura. E' appena il caso di precisare che Alessandro Proni è un corridore PULITO. Proni nonostante le sue vittorie, il suo inconfondibile stile agonistico, non ha trovato, ad oggi, un nuovo contratto per l'anno 2014. Se fossi uno sponsor lo imporrei, se fossi un DS con le "palle", lo prenderei, perché il ciclismo, lo sport, ha bisogno di atleti forti, ma che credono negli ideali e nella vittoria sudata; lo prenderei perché il coraggio di un uomo è capace di tutto, di grandi imprese nella vita e sulla strada. Ma il mondo è impazzito e tanto è il dolore che provoca alle persone, in particolare agli onesti. In un mondo che ama la forma e non la sostanza, che vuoi che conti l'onestà, molti pensano. Vigliacchi e maledetti, il mondo è degli uomini coraggiosi ed onesti. Fuori dalla vostra ipocrisia e dal vostro squallore. Continuate a strisciare. Per quanto vogliate corromperlo, questo povero mondo, ci sarà sempre chi dirà NO, e con lui molti altri, che non chiederanno la carità al Male; ci saranno sempre persone libere e vere, la migliore espressione di un Dio che non ha dimenticato i suoi figli e non li abbandonerà mai. Proni lo riconosco, è uno di noi, uno che si è fatto da solo, senza compromessi, che non ha piegato la testa, che non venderà l'anima e gli ideali, che sbatterà la porta in faccia, al successo ad ogni costo, alla vittoria facile, alla disonestà. Proni per questo è mio "fratello"; e gli spiriti liberi, vanno contro il vento, e rimangono lontano dal "gregge". 
Uno spirito libero, non ha bisogno di chi parla per lui; parla la sua storia; parlano le sue azioni e i suoi silenzi. Per questo non lo farò. Ma voglio scrivere il disprezzo per "quello" che non assomiglia alla verità; voglio dare una testimonianza di stima ad una persona che ha coraggio. Il WEB è la nuova "Resistenza", contro il silenzio. La carta stampata, prevalentemente, parla delle "vittorie di giornata"; non sa essere ambasciatrice dei valori dello sport; non riesce più a dialogare con gli atleti, comprenderli e distinguerli; molto spesso, non riesce neanche più trasmettere le emozioni dello sport. Dunque c'è bisogno di rifondarla con una nuova linfa vitale; occorre recuperare il senso autentico della competizione, che è oltre la vittoria, e la missione di raccontare lo sport. Ma del resto, per parlare di sport, bisogna conoscerlo, non per voce corrente o per fantasia, ma per avere sudato, praticandolo. E di giornalisti ex atleti o praticanti sportivi, ce ne sono davvero pochi; e allora come si fa a trattarlo, se non lo si conosce ? 
Credo che Proni, il nuovo simbolo dello sport che si "ribella", autentico portatore dei valori della vita, oltre che atleta affidabile e dotato, tornerà a pedalare in testa al gruppo, e a competere con molti altri corridori come lui, perché lo sport, non può farne a meno; il mondo ha bisogno di credibilità.
Forza Alessandro, "mena", la volata è la tua.





sabato 23 novembre 2013

Attenzione Richiamo Sram per freni idraulici e a disco. Riflessioni sul mercato della bicicletta da corsa.

Ho aspettato che la notizia fosse pubblicata sul sito ufficiale della SRAM, prima di scrivere un post sul fatto. Mi piace essere corretto, e chi fa sport, è la prima regola che impara; ed inoltre volevo leggere, come avrebbero motivato l'avvenuto richiamo. E così dopo SHIMANO, (clicca sul link), anche la SRAM ha dovuto fare il richiamo dei freni idraulici difettosi, nella versione disco e cerchio. Una brutta figura per la SRAM, così desiderosa, di proiettarsi nel futuro e seguire la scia dell'innovazione a tutti i costi, secondo il canone del marketing, "aumentare il desiderio del consumatore", che oramai il mercato selvaggio, ha ridotto alla figura del consumatore "dipendente" dall'ultima novità. In fondo anche la SRAM è vittima del marketing sfrenato. 
La notizia, già pubblicata ampiamente sul WEB , per quanto mi riguarda, era attesa, è da tempo che spiego i limiti, il pericolo e l'inutilità dei freni a disco per l'uso su strada.
Ecco il link pubblicato sul sito ufficiale SRAM,  Richiamo freni idraulici ( clicca sul link). 
Il comunicato ufficiale, SRAM avvisa i suoi clienti (che ringrazia per avere acquistato un loro prodotto, sic) che 3.553 freni idraulici per uso strada RED 22 e S-700, ( n.d.r. freno idraulico per cerchi e freno idraulico a disco), dei quali fornisce il numero di serie, hanno un "problema di performance e sicurezza", ma che comunque non si sono segnalati problemi nell'uso da parte dei clienti. Il comunicato spiega che i freni richiamati e messi in vendita, sono 500 e che la SRAM ha informato l'agenzia del CPSC, un organo di controllo della sicurezza per i consumatori statunitense e le altre agenzie europee. Conclude anticipando che ci sarà un nuovo comunicato della SRAM, dopo l'intervento del CPSC. 
Ecco il testo:

SRAM Road Hydraulic Brake Update


SRAM has identified a technical issue with respect to a narrow production range of its RED 22 and S-700 Road Hydraulic road brakes. This is a performance and safety concern. There are no reported failures in the field.
We began proactive quarantine efforts with factories, bike brands and distributors last week. We have reported this issue to the US CPSC and will be cooperating with the agency to announce a safety recall in the near future. We are also working with European consumer administrations.
The affected serial numbers range from 36T30993767 to 42T39407156. This represents 3,553 brakes produced. Based on our investigative and quarantine efforts with our customers, we expect that there are fewer than 500 brakes worldwide in the affected range that are at Dealers or have been purchased by consumers.
The serial number can be found on the brake caliper (rim or disc) and on the outside of the box containing the product. SRAM will issue another notice when the CPSC approved recall launches.
As always, we appreciate your business, and apologize for the disruption.

Bene, anzi male. Ancora una volta, ci ritroviamo, davanti ad un nuovo episodio, di "cattivo prodotto" messo in circolazione sul mercato.  Oramai sembra che i produttori facciano testare i prodotti agli acquirenti. E' appena il caso di scrivere che non si mettono in vendita prodotti se non sono sufficientemente testati. I produttori devono riuscire a capire, che fare testare i prodotti ad una aliquota ristretta di professionisti, che peraltro pagano, non è la soluzione al problema. I prodotti devono essere testati da un buon numero di ciclisti amatoriali evoluti; e ancor prima devono progettarli e realizzarli a regola d'arte. I produttori devono cessare ogni pratica di assalto del mercato, e limitare l'introduzione di continue e spesso inutili novità; ci vuole tempo e pazienza certosina per realizzare un prodotto affidabile e competitivo; ci vuole capacità e lungimiranza, per capire il prodotto che veramente serve al consumatore; ci vuole il senso della misura per comprendere e realizzare nell'esatta misura, l'evoluzione della bicicletta.
Ed invece i produttori, continuano a proporci, nuovi prodotti stimolanti, che fanno presa nei confronti degli inesperti e dei fanatici. Conosco ciclisti che cambiano una bicicletta ogni sei mesi, solo per dare l'impressione, di essere uno che ci capisce ! Pedalate e non passate il tempo nei negozi di biciclette
Il migliore spot progresso per i consumatori ? Questo: nel luglio 2012, sulla salita dell'Alpe d'Huez, ho visto ciclisti stranieri, salire con biciclette "vecchie",  quelle che chiamano cancelli, ad una velocità elevata. 
Quello che conta è avere una bicicletta affidabile, non quella all'ultima moda. Evidentemente sono ciclisti che non guardano la forma, ma la sostanza; che probabilmente rimangono a chiedersi perchè un ciclista amatoriale deve montare un SRM per cercare di andare più forte. 
Insomma ci vogliono le gambe, il cuore e la testa e prodotti seri ed affidabili. Che si ritorni al ciclismo "normale", anche per ciò che concerne, il mercato. Solo cose utili e sicure. E per favore, furbi produttori, togliete quei dischi a lama rotante dalle biciclette; non sono astronavi, ma velocipedi. Grazie. E speriamo che il mercato bocci questi inutili e pericolosi prodotti per la bicicletta da strada. 
Un plauso all'UCI che ha vietato l'uso dei freni a disco nelle competizioni su strada, ritenendoli pericolosi. Finalmente c'è qualcuno che conta, che dice NO.
Oramai ci sono ciclisti, quelli meno esperti, che pensano di guidare un auto: cambio elettrico, freni a disco, freni idraulici, navigatore satellitare! Se continua così, il mercato, produrrà i sedili per la bicicletta !
Ufficialmente i freni idraulici sono stati introdotti per fare in modo che il ciclista impieghi meno forza fisica per frenare. Quanti ciclisti che usano il freno meccanico, hanno problemi di crampi alle mani, o di dispendio di energia a scapito della performance? Sarà forse che i freni idraulici su sistemi a disco servono invece a limitare e a rendere più equilibrata, la forza dei freni a disco, per risolvere problemi di sicurezza ? Molti ciclisti non sanno che il disco dei freni si surriscalda ed in caso di caduta, un freno con una lama tagliente, come è la struttura del disco, e rovente, è assolutamente pericoloso, per l'incolumità del ciclista e dei compagni di uscita. E non mi venissero a dire, che i freni a disco frenano meglio ed in ogni condizione, in particolare sul bagnato, dove meno si frena e meglio è. La bici da strada non è una moto o un auto; le velocità e le necessità sono diverse. Non serve una potenza di frenata elevata. In bicicletta si frena quasi esclusivamente ( 70%) con il freno anteriore e la frenata non deve essere continua, ma rapida e secca. Frenare con il freno posteriore in modo prevalente o con la stessa potenza di quello anteriore, è pericoloso, la bicicletta perde aderenza, e sbanda. Anzi consiglio di diminuire la tensione del freno posteriore; la frenata posteriore deve essere di accompagno, di completamento di quella anteriore. Avere un freno potente in bicicletta non serve a  superare le paure in discesa. E' un fatto psicologico, più che tecnico. La maggiore potenza di frenata non colma l'insicurezza del ciclista. Troppa forza di frenata è inutile e dannosa per la sicurezza. Quanti ciclisti ho visto cadere per questo motivo, durante, una discesa, soprattutto alpina.
Mi viene da sorridere quando leggo, quello che scrivono coloro che sono interessati a pubblicizzarli, cioè che i freni a disco evitano il surriscaldarsi del cerchio e il consumo della pista frenante. Chi lo scrive e' inesperto o ignora la realtà della strada. Insomma sono opinioni scritte da chi pedala dalla scrivania.
Attualmente le ruote compatibili con  il freno a disco, sono soggette anche al surriscaldamento del mozzo, che nel caso del mozzo in carbonio è notevole, vista la particolare conducibilità termica del composito.
Invece, lo standard attuale elevato dei tacchetti  specifici e delle piste in carbonio, hanno eliminato qualsiasi problema, di frenata e di surriscaldamento dei freni e dei cerchi tradizionali.
Infine i freni a disco hanno problemi di scorrevolezza perchè ci sono contatti tra il materiale di attrito e i dischi. Limite che ho appurato di persona con la MTB top di gamma.
Un ultima considerazione tecnica. Da tempo l'industria del settore, sviluppa materiali superleggeri, rigidi e resistenti, e oramai, una bicicletta da corsa, top di gamma pesa sotto i 6 kg, mentre quella di media gamma, intorno ai 6,5/6,8 kg, con soddisfazione dei ciclisti, che possono spingere sui pedali con minore forza, dovendosi sommare al peso corporeo, quello della bicicletta. Ebbene, considerato che un impianto frenante a disco, idraulico, ha un peso decisamente maggiore, rispetto a quello meccanico, ritenuta l'inutilità di tanta forza frenante, e il pericolo dei dischi dei freni, qualcuno dei produttori, dovrebbe spiegarmi, dove sta il vantaggio?
Lasciate i freni a disco a chi va per sentieri, dirupi, si lancia dalla montagna e pedala nel fango, con la MTB.
Pedalate e non vi fate suggestionare dai freni "dell'idraulico" e dai freni con "lame rotanti".
Siate svegli. 

P.S. INVITO PUBBLICAMENTE I PRODUTTORI AD INVIARE A QUESTO BLOG UNA BICI DA CORSA CON IMPIANTO FRENANTE A DISCO O IDRAULICO, PER REALIZZARE UN TEST DURO, SERIO ED OBIETTIVO, ANCHE CON FILMATI. LANCIO LA SFIDA. 





   

venerdì 22 novembre 2013

Game over doping ?

Dalla Svizzera, una nuova applicazione tecnologica, usata nel campo della medicina. Il laboratorio svizzero di analisi antidoping che collabora con la Wada, ha preso contatti con il Politecnico svizzero, che lo ha inventato, e prevede che entro i prossimi anni, gli atleti saranno obbligati ad usarlo. In pratica è un piccolo laboratorio, che in tempo reale, trasmette all'organo preposto al controllo, i dati ematici dell'atleta. Game over doping ?

Il microchip antidoping ( ecco il video cliccare sul link)

giovedì 21 novembre 2013

La normativa etica del CONI servirà ad arginare la brutta piega presa dal ciclismo amatoriale italiano ?

E' un fenomeno tipicamente italiano, quello di esasperare, la pratica sportiva amatoriale, rendendola una competizione sfrenata ed insulsa, per raggiungere nulla di concreto. Lo sport amatoriale è tale perché viene esercitato per passione, divertimento e per raggiungere ed aumentare il benessere psico fisico. Tutto qui. Andare oltre, significa travisare la realtà personale e sociale, minare persino il proprio benessere psicologico, finanche a giungere a disturbi della personalità. Un ciclista amatoriale, non può e non deve imitare, il ciclista professionista, che come tale, è un atleta pagato per raggiungere obiettivi, in quanto dotato di particolari caratteristiche psico fisiche, spesso non comuni, come nel caso del campione. Chiarito questo, e per molti potrebbe essere una scoperta, va detto che ciclisti amatoriali, sono stati trovati positivi ai controlli antidoping. Doparsi per vincere un prosciutto o altri generi alimentari ( spesso di non eccelsa qualità) e/o per conquistare piazzamenti in classifica, non fanno guadagnare "direttamente" soldi; dunque l'unico risultato è quello di ostentare saccenza verso i compagni di squadra o gli altri concorrenti ed  impedire di  farsi sfottere, e quindi subire una frustrazione personale,a causa della fragilità emotiva. Ciclisti "vittime" di un errore fatale che fuggono all'arrivo di una gran fondo, per evitare i controlli antidoping ed un processo penale. Tra i ciclisti amatoriali ossessionati dalla prestazione, dal successo ad ogni costo, ci sono persino persone che hanno superato i 40 anni, età in cui i professionisti, si sono ritirati dallo sport agonistico ed hanno incominciato a fare un lavoro comune.  
Nel ciclismo amatoriale le vittorie e i piazzamenti non possono essere pagati con premi in denaro, è vietato; ciò nonostante, qualcuno, a cui piace giocare a fare il presidente di un team vincente, potrebbe eludere il divieto, pagando ai tesserati, spesso ex professionisti, premi in denaro, sotto forma di rimborsi e/ o compensazioni. Uso il condizionale, perché ovviamente non accade, e tutti lo speriamo,anche perché, questa oscena pratica, se posta in essere, contribuirebbe a fare estinguere il mondo amatoriale, facendolo diventare un mondo di combattimenti "clandestini". Anche questa sarebbe un contributo aberrante, alla deformazione della realtà amatoriale. Un ulteriore deriva del sistema, di cui il tempo, ne svelerà l'abuso concreto.
Quello che invece è certo è l'uso del doping nello sport amatoriale, come dimostrano i fatti di cronaca ed i numerosi processi penali e sportivi. Un dramma che sta allontanando molti appassionati puri, dalla pratica amatoriale, vinti dalla nausea verso il sistema amatoriale attuale, deformato e deviato, felici in cuor loro, di partecipare solo a manifestazioni goliardiche, pregne di sano e partecipato spirito sportivo, costretti per questo a pedalare numerosi, lontano dalle gran fondo e dalle gare di circuito. Del resto non ha senso iscriversi ad una gara amatoriale, quando nella griglia rossa o di altro colore, ci sono gli ex professionisti o ciclisti dopati; non ha senso per chi vuole misurarsi sulla base di un sano confronto, senza scorciatoie ed inganni. 
Va detto, che gli organizzatori partecipanti al Consorzio Five Stars League, che raccoglie alcune tra le più importanti gran fondo italiane, come la Maratona delle Dolomiti, la Novecolli, la Sportful, la Pinarello, la Gimondi e la Grand Fondo Campagnolo Roma, hanno adottato, già da tempo, nei loro regolamenti, norme etiche che prevedono l'inibizione per coloro che sono stati coinvolti in pratiche di doping. 
E così questo clima esasperato e violento, per certi versi, fantoziano, ha determinato il varo da parte del CONI di un codice etico. 
Il CONI, con la delibera n°450 del 20/12/2011, ha rimandato alla FCI e alla sua struttura amatoriale, quali la  FSN, EPS, ASI, UISP, CSI e CSAIN, eccetera, che a sua volta hanno proceduto in larga parte, all'approvazione in sede di CNC, l'adozione di specifiche norme di certificazione etica, a partire dalla prossima stagione agonistica (2014). In particolare l'art. 1.1.03 stabilisce che :" Non potranno essere tesserati Cicloamatori i soggetti che risultino sanzionati dalla giustizia sportiva e/o ordinaria, per un periodo superiore a mesi 6 (sei), ovvero che siano assoggettati ad indagini, per motivi legati al doping. Il legale rappresentante della società affiliata alla FCI, ha la responsabilità di far sottoscrivere, a ciascuno degli associati che intendano tesserarsi quali Cicloamatori, una dichiarazione etica che attesti l’inesistenza di sanzioni e/o indagini per motivi legati al doping e l’obbligo di immediata informazione in caso di successive sanzioni e/o indagini a suo carico, onde poter procedere alla contestuale comunicazione alla segreteria del S.A.N. della FCI. La mancata sottoscrizione della dichiarazione non consentirà il rilascio della tessera di iscrizione. Il testo della dichiarazione etica sarà allegato ad un apposito comunicato.".  
E' appena il caso di precisare che tale dichiarazione, è un autocertificazione, e per l'effetto, in caso di dichiarazioni mendaci, produce conseguenze di natura penale. 
L'intervento del CONI, finalizzato a normalizzare la pratica amatoriale, ha stabilito anche che gli atleti professionisti potranno accedere dal mondo professionistico, a quello amatoriale, solo decorsi 4 anni ( 2 per le donne e 1 per i dilettanti). 
Insomma un intervento mirato e semplice che spera di limitare le distorsioni preoccupanti del mondo amatoriale ciclistico. Se è vero che nella società contemporanea, si vive un confronto interpersonale, esasperato e conflittuale, a causa di modelli di vita che creano disuguaglianze e lacerano la convivenza, mietendo vittime ed emarginati, è pur vero che lo sport amatoriale, considerata la sua valenza educativa e sociale e destinato al raggiungimento del benessere psico fisico,  deve costituire un argine alle spinte distruttrici del conflitto sociale, in atto. 
Liberate dunque lo sport amatoriale dal male e dallo scandalo. Rompete le catene della dipendenza al doping. Chi si dopa non vince mai.  Pedalate e soffrite in modo sano, c'è più gusto e coraggio. E ricordatevi che i campioni sono altri, non ne vale la pena. Le vostre vittorie amatoriali sporche non saranno mai ricordate dall'opinione pubblica, ma destinate all'oblio; oppure saranno "celebrate" nelle aule dei tribunali. Doping e' droga. Le sostanze dopanti creano dipendenza, malattie e morte; per cosa ? Un prosciutto ! 


Obiettivo del vero ciclista amatoriale: pedalare sfidando se stessi, immersi nella natura, migliorandosi, solo con il sudore e la fatica sana, con la gioia di essere liberi. 

domenica 17 novembre 2013

Il caso Horner al vaglio del passaporto biologico ? Chris Horner, North American Man of the Year 2013.

Ora che le chiacchiere da bar sono cessate, ritorno sull'argomento, proprio quando, a mio avviso, potrebbe essere arrivato il momento della verità.  La vicenda la conosciamo tutti. Horner punta tutta la stagione sulla Vuelta Espana 2013 e riesce a far saltare il banco e con esso tutte le aspettative del vincitore del Giro d'Italia 2013, Nibali, di Valverde e Purito Rodriguez. Fino a questo punto nulla quaestio: è un professionista, corre con un team UCI tour, è vincitore del Giro della California, qualche altro piazzamento, insomma può accadere che un professionista possa vincere come outsiders. Ma a questo punto, c'è il fattore anzianità di servizio, che scatena le illazioni e la curiosità morbosa dei mass media, spesso pilotata da chi non pedala e non conosce la fatica e per questo, non la sa distinguere; a 41 anni,  vox populi, "non si può" e "non si deve vincere" una corsa prestigiosa a tappe, e per di più, contro corridori più quotati e soprattutto più giovani. Investiti corum populi, al bar dello sport, degni della vittoria finale, altri corridori avrebbero dovuto vincere, per legittimare il "fattore normale" e nessuno ne avrebbe forse messo in dubbio la fortuna o le doti. Ma le corse in bicicletta si fanno sulla strada e allora molti stentano a credere che Nibali, forte, giovane ed in piena forma, sia stato costretto a cedere la maglia rossa al meno giovane Horner, che lo surclassa in salita. E' appena il caso di precisare che l'edizione 2013 della Vuelta spagnola, è stata la più dura di sempre, con 13 tappe di montagna e 41 passi di montagna ! Durante la Vuelta, forse non ci crede neanche l'americano, ma già che ci si trova, spinge a tutta, e riesce a tenergli testa, arrivando primo, nella classifica finale, per 37 secondi fatali. E' tutta questa la differenza tra i due: una questione di cronometro. Una volta investito ufficialmente della maglia del vincitore della classifica generale, Horner, che in salita, ha dato lezione a tutti i giovani colleghi, festeggia con i suoi compagni di squadra, fino all'una di notte. Poi, avvisato il suo team, si reca in albergo dove lo attende la moglie, previa segnalazione della reperibilità all'USADA (agenzia antidoping americana), a mezzo email: " Finisco la Vuelta oggi 15/9 a Madrid e tornerò domani a casa a Bend, Oregon. Il mio nuovo indirizzo di domani mattina sarà Hotel Cindad de Mostoles". (email che si mostra alla fine del post).  A questo punto Horner, all'interno della stanza dell'albergo citato, contraddistinta con il numero 314, attende l'arrivo degli ispettori dell'AEA (agenzia antidoping spagnola), per un controllo fuori gara, probabilmente scontato, atteso. Aveva comunicato la sua disponibilità nelle forme previste dai regolamenti sportivi e aveva ricevuto persino  l'email di conferma; aveva dunque osservato il regolamento previsto dalla disciplina sportiva; indicando un canonico orario, che preferiscono i controlli a "sorpresa",  dalle ore 6 alle ore 7. Ma nessun controllo arriva a bussare alla sua porta. E così Horner, insieme alla moglie riparte per la sua patria. A quel punto, niente e nessuno poteva impedirglielo, è un uomo libero. A questo punto scoppia il caso. Gli agenti dell'AEA avrebbero detto di  non averlo trovato. Il fatto è singolare: l'USADA chiede il controllo ai colleghi spagnoli dell'AEA, e seppure informata del luogo, dell'orario, in cui il vincitore della Vuelta, si rendeva disponibile ai prelievi ematici, non li informa ? Fatto sta che l'USADA si limita a confermare quanto dichiarato e provato da Horner e reso ufficiale dal team: Horner non ha violato il regolamento. Corre voce che i controllori si sarebbero recati presso l'hotel sbagliato. Se fosse così sorgerebbe spontanea la domanda: perchè ?   
A quel punto inizia a prendere corpo la polemica, che rovina la festa al vincitore della corsa più importante spagnola, la terza corsa a tappe più prestigiosa del pianeta ciclismo. La compendio: un "vecchietto" di circa 42 anni ,non può vincere, una corsa così dura e piena di salite ( c'era persino il terribile Angliru!), destinato agli scalatori, che lasciano il vuoto dietro di sé. Essi sono in mala fede e dimenticano che  Horner è stato controllato durante la Vuelta, dall'antidoping dell'unico ente preposto a farlo in gara, l'UCI.  L'affronto della vittoria di Horner fa male (ma poi a chi ?) a quelli che dubitano, che non ci stanno a credere ( ed è una speranza per tutti), che l'età non sia un limite per vincere e sognare ancora e alla grande; chissà se quell'ultimo controllo ematico, fuori gara, una volta fatto, avrebbe davvero placato le chiacchiere oppure cambiato la storia e la classifica finale? Nel dubbio, lui ha vinto, il resto non appartiene allo sport, ma alla cabala.    
Horner torna a casa, ma si sente braccato dal sospetto, che insinua, che mette in dubbio, il suo valore di atleta e di uomo: quel sudore copioso, dicono che non era suo, ma un invenzione "maledetta" del laboratorio. Lo grida e lo pensa "Ho vinto da solo". Versa in un momento di assoluta solitudine, si sente abbandonato, anche dal suo team, che non gli rinnova il contratto, per un problema di età (forse anche loro alla fine non ci credono che l'età non sia un limite alle imprese) e di ingaggio ( si parla di una proposta contrattuale di 1 milione di dollari o euro a stagione e un contratto biennale). Determinato a dissuadere chi chiacchiera, a disperdere la muta dei diffidenti che lo inseguivano arrabbiati, decisi a fargli mollare la serenità,  pubblica sul suo sito ufficiale, il profilo ematologico del suo passaporto biologico, che altro non sono che le analisi del sangue eseguite nell'arco di tempo, 2008 - 2013. Tutte ma proprio tutte. Ecco il sito ufficiale di Horner (clicca). Trattasi appunto di una parte del suo profilo biologico, la cui interezza, costituisce il passaporto biologico, cioè una raccolta di documenti che contengono tutti i risultati del test antidoping relativi ad un determinato periodo di tempo. Il passaporto biologico contiene i risultati dei test sulle urine e  i risultati dei test sul sangue, cioè un profilo ematologico ottenuto dalla comparazione dei parametri ematologici risultati da una serie di esami del sangue, ed  un profilo ormonale steroideo, risultanti da una serie di esami delle urine. Durante la stagione, il ciclista, si sottopone ad esami del sangue e delle urine, per la maggior parte fuori dalle competizioni, al fine di tracciare il suo profilo ematologico ed ormonale-steroideo; a test isolati durante le competizioni, che tuttavia non concorreranno alla creazione del predetto profilo; ed infine a test isolati, al di fuori delle competizioni, per aggiornare tali parametri inseriti nel menzionato profilo oppure per rintracciare alcune sostanze dopanti. Dunque la raccolta dei dati viene fatta con riferimento alla condizioni normali del ciclista, cioè durante il periodo di riposo e nei periodi di allenamento intenso. Una volta raccolti, i dati "normali" vengono confrontati con ogni valore riscontrato durante le gare e gli allenamenti; ed anche in assenza delle tracce di prodotti dopanti, il ciclista può essere considerato positivo all'antidoping, ma solo nel caso di variazioni significative dei parametri ematologici, considerati storici e riportati nel passaporto biologico. 
Il punto 23 delle Antidoping Rules UCI stabilisce che  ciascuna delle seguenti situazioni costituisce prova di aumento del trasferimento di ossigeno nel sangue e quindi doping: 1) l'analisi di un campione di sangue da parte di un laboratorio approvato dall'UCI che dimostri una quantità di emoglobina o un indice di stimolazione più alti del limite, estrapolato sulla base dello storico del ciclista, quindi nel suo passaporto biologico; 2) una sequenza di sei o più valori di emoglobina o di indice di stimolazione mostrati da esami del sangue svolti da laboratorio approvati dall'UCI con risultati deviati rispetto a quelli ottenuti sullo storico del ciclista. 
In buona sostanza, se un ciclista, con ematocrito normalmente compreso tra 41-42 mostrasse alla vigilia di una competizione, un valore di 48, ciò sarebbe sufficiente ad aprire un procedimento per doping. E in tal caso la positività viene desunta da una analisi statistica che offra una certezza non assoluta, ma pari al 99,9%, quindi non oltre ogni ragionevole dubbio. Tuttavia va precisato che secondo la giurisprudenza penale, ciò che rimane fuori dal principio dell'oltre ragionevole dubbio, sono soltanto le eventualità remote, che si pongono al di fuori dell'ordine naturale delle cose e della normale razionalità umana.  Se poi dovessimo quantificare la misura dell'oltre ogni ragionevole dubbio, istituto elaborato dalla giurisprudenza americana, il " beyond reasonable doubt", dovremmo indicare una misura del 95% della certezza.  Ma i principi del diritto processuale penale, sono tassativamente esclusi dalla giustizia sportiva. 
Per completezza va infine riportato che l'UCI esegue anche controlli mirati, cioè test specifici per la ricerca di particolari prodotti farmaceutici che possono avere contribuito alla variazione dei parametri normali riscontrati attraverso il confronto con il passaporto biologico.   
"Ecco la mia verità", avrà pensato Horner, pubblicando i dati del profilo ematico. "Questo gli basterà". E così facendo, extra iudicium e preventivamente, egli anticipa sia fatti che forse non accadranno, sia giudizi che non ci saranno; risponde solo alle illazioni, a chi non ha la legittimità giuridica a chiederglielo, come la stampa e l'opinione pubblica. La ratio è dimostrare che i dati ematologici pubblicati, compresi nel suo passaporto biologico, non sono anomali.   
Credo che ciò potrebbe non bastare; ci sono di mezzo dati clinici che possono essere interpretati da periti, secondo scienza e letteratura medica; non esistono scienze esatte; esistono differenti teorie, riferibili a diversi paradigmi, esistenti nello stesso periodo storico ; e tutto quello che è perizia, sfugge agli uomini comuni, e rientra nell'ambito severo ed opinabile della comunità scientifica, fatta di teorie, di opinioni; e il risultato dell'elaborato peritale dell'accusa, anche quella sportiva, è destinato al perito peritorum, cioè al giudice e al suo intimo convincimento, che a sua volta può sconfinare, nel misterioso percorso logico. E chissà se ci sarà mai, un esperto nominato dagli organi preposti, che dimostri una variazione significativa nei valori ematici pubblicati, cioè dell'emoglobina, dell'ematocrito e dei reticolociti; le variazioni significative, in questo caso, comportano la condanna. Tanto per ricordarlo, la scienza medica ritiene generalmente, che una concentrazione alta di emoglobina ( cioè la proteina che trasporta ossigeno all'interno dei globuli rossi) potrebbe essere indice di un probabile uso di EPO o di emotrasfusione; un numero basso di reticolociti, cioè di  globuli rossi immaturi, potrebbe essere indice di probabile ciclo di EPO o di emotrasfusione, in quanto sono pratiche mediche che distruggono l'eccesso di emoglobina. Ma saranno perizie eventualmente disposte dalla giustizia sportiva, a decidere se la fatica di un atleta, sia cara agli dei o agli uomini. 
Sia chiaro comunque, che per legittimare l'uso del passaporto biologico, è stato reso necessario, introdurre un principio, a mio avviso discutibile, secondo il quale un ciclista,anche in assenza di tracce di sostanze dopanti, può essere considerato positivo all'antidoping! Ovviamente dovrà trattarsi di variazione significative dei parametri ematologici sulla base dello storico dell'atleta, riassunto nel suo passaporto biologico. 
Nel caso di specie, va precisato che il Codice Wada come quello del CONI, al quale si uniforma, applica il principio Strict Liability, una sorta di responsabilità oggettiva, per effetto del quale, l'atleta e' responsabile tutte le volte in cui una sostanza viene trovata nel suo corpo, a prescindere dal dolo o dalla colpa, sulla base del mero nesso di casualità, cioè come conseguenza della sua azione od omissione. Tanto per capirci, e qui chiudo la trattazione sul punto, nel codice WADA, l'onere della prova è a carico dell'atleta, il quale se vuole evitare la sanzione, deve chiarire i fatti, per esempio, in caso di doping, come la sostanza sia entrata nel suo corpo; che non ha agito per colpa e negligenza significativa; dunque una inversione dell'onere della prova, alla stregua, del codice civile svizzero e di quello italiano, che pone l'onere della prova, a carico della parte che invoca il diritto contestato, ovvero che vuole fare valere in giudizio. Superfluo osservare che in questo caso però non si verte su questioni attinenti ai diritti reali o alle obbligazioni.  Ma tant'è che la giustizia sportiva ha deciso di adottare questo principio, a mio avviso,  non condivisibile.  Novità sull'onere della prova sono state introdotte sul nuovo codice Wada che avrà applicazione dal 1/1/2015. Ritornerò sull'argomento. 
E' appena il caso di precisare che per quanto concerne il quantum della prova ovvero lo standard probatorio, il collegio giudicante, forma il suo convincimento, sul principio del confortante convincimento, cioè un grado di prova superiore al bilanciamento delle probabilità, ma inferiore all'esclusione di oltre ogni ragionevole dubbio, quale invece principio cardine del diritto penale. In buona sostanza un convincimento semi pieno perché per condannare basta raggiungere, una probabilità sufficientemente elevata di colpevolezza! E' mia opinione che la Strict Liability è una scorciatoia, per bypassare lo scoglio del ragionevole dubbio.  
La Trek Factory Team non ha rinnovato il contratto ad Horner, vincitore della Vuelta più dura degli ultimi anni; si dice che il corridore abbia chiesto troppi soldi e che 43 anni sono troppi per correre ancora. La Trek ha sbagliato a non ingaggiarlo anche per il 2014. Credo che Horner ha vinto con merito, e allo stato, lo ha fatto oltre ogni ragionevole dubbio. Non si può inficiare tutto e comunque. Aggiungo che Horner con merito alla Vuelta 2013 è andato forte come Froome al Tour de France 2013. Lo valuti la giustizia sportiva, se lo crede opportuno, e spieghi  il contrario.  Fino a quel momento, continuerò a sperare che ci sono vittorie costruite sulla fatica e il dolore. Altrimenti, che cessi definitivamente lo sport professionistico e tutte le sue manifestazioni, fatte di eroi e di emozioni, non possiamo continuare a non credere a quello che vediamo. E ancor prima, che si spenga l'illusione dello sport che nobilita, se si recita secondo il copione del successo ad ogni costo, in nome del vile denaro, che non arricchisce, ma impoverisce, chi ne fa la sola ragione.  In questa valle di lacrime, il sole della vittoria continuerà ad oscurarsi e a riaccendersi, a fasi alterne. La società e lo sport, vivono un clima avvelenato, da caccia alle streghe, a causa delle paure e dell'ipocrisia. E anche stavolta mi sento di dire, che non partecipo alla battuta di caccia. L'atleta nasce libero dalle catene della paura; e rimane libero fino a quando non sarà ritenuto, con prova certa, che la sua purezza agonistica sia stata compromessa dall'artifizio ignobile
AggiornamentoChris Horner, è stato eletto North American Man of the Year 2013, giusto per confermare la mia opinione. La Trek Factory Racing non ha rinnovato il contratto ad Horner perchè il vincitore della Vuelta 2013 avrebbe chiesto un ingaggio troppo alto, si dice 1 milione di euro. Fatto sta che Horner è l'unico corridore del team RSTL ad avere vinto una corsa a tappe prestigiosa, dopo Armstrong, e l'unico, insieme a Cancellara, a vincere corse importanti. Francamente non sono d'accordo con la scelta operata dal team, se si pensa al contratto rinnovato a Frank Scheckl, che non ha mai vinto una corsa a tappe prestigiosa ed è stato trovato positivo al doping al Tour de France 2012 ! 
L'email inviata da Horner all'USADA

                           

venerdì 15 novembre 2013

Tratto dal libro book della Trek " Autunno 2013".

La Madone da 5 chili; per la precisione scrivono 5 kg e 800 grammi.  Piccola chiosa: una Madone da 5 chili e 800 grammi vola. Provare per credere.
                                          


venerdì 8 novembre 2013

Il gioiello tecnologico nella valigetta Campagnolo.

E' consuetudine della Campagnolo confezionare in un elegante valigetta, il suo gruppo cult, un opera d'arte tecnologica  esclusiva, da conservare. 


Una foto storica, che parla da sola. 


L'ultima valigia da collezione: il Super Record meccanico dell'80° anniversario. 

giovedì 7 novembre 2013

Condividiamo la nostra passione.

In un mondo che condivide ogni istante, di un tempo finito, dove ogni emozione è destinata ad essere vissuta insieme agli altri, finanche a diventare vox populi,  perdendo quell'aurea di segretezza, che per vocazione, connota l'essenza della persona; in un mondo dove inevitabilmente, il pensiero, è destinato anch'esso ad essere condiviso nel villaggio globale, la passione, diventa un manifesto collettivo, nel quale riconoscersi e condividere momenti che caratterizzano, che fanno comunione. Credo che se la bicicletta, come penso e scrivo nella presentazione del blog, è l'unica macchina che sa interpretare la condizione esistenziale della persona, a maggior ragione,  essa costituisce il fattore che aggrega, e tipicizza lo stile di vita, di chi pedala. Non ha importanza come lo si faccia e con quale risultati, quello che conta è pedalare, per creare un contatto ravvicinato con la libertà e combattere il limite personale e la tristezza, che sembra oramai attanagliare le nostre giornate, fatte di crisi economica e di precarietà anche esistenziale. Una nuova religione per chi è ateo, un dono del Cielo per chi crede; perchè la passione non è  peccato, ma espressione di vita autentica. E non me ne vogliano coloro che preferiscono la passione per i motori, ma la bicicletta non si ferma mai, come la nostra passione. Ovunque voi siate, pedalate e non fermatevi mai, il mondo vi sembrerà migliore, in sella, tutto diventa possibile. 
Mi piace il video We Share your passion, pubblicato dalla Campagnolo, industria italiana storica e leader del settore, una delle eccellenze rimaste ancora nella nostra Terra. Lo pubblico per condividerlo con chi ama la bicicletta,  a prescindere dal marketing.   

 (clicca) il video in italiano (clicca)


                                         
il video in inglese


mercoledì 6 novembre 2013

Amarcord: la Look 595.




Quanti chilometri e quante battaglie con la mia francesina. 

Amarcord. Maenza (LT). Ricordi di allenamento.



Qualche anno fa era uno dei percorsi test che preferivo. In fondo tutto passa, tranne la fatica degli allenamenti e la bellezza della nostra Italia. 

lunedì 4 novembre 2013

La foresta di Arenberg è arrivata nel laboratorio Ricerca e Sviluppo della Trek.

Le idee, quelle rivoluzionarie, coraggiose, forse anche bizzarre, sono quelle che cambiano lo stato dell'arte, vanno oltre il canone, creano il "nuovo". Ma le idee per nascere hanno bisogno di menti capaci; per vivere e realizzarsi hanno bisogno di risorse. Ecco che allora, un brand, se vuole affermarsi ed essere tra i migliori, deve selezionare e far crescere e potenziare un reparto, quello che si usa chiamare Ricerca e Sviluppo; da esso dipende la sua esistenza e il suo prestigio. Più il Reparto è sviluppato, più i prodotti saranno innovativi e diversi. Per essere ottimale, la stanza "Ricerca e Sviluppo", deve potere contare sul lavoro di ingegneri selezionati provenienti dal settore aerospaziale, dalla ricerca della dinamica dei fluidi; un crogiolo di diverse esperienze, una fucina di talenti, nelle quali incastonare variegate esperienze professionali, dal quale assurgere idee innovative, attraverso il quale elaborare il know how, ovvero software sofisticati ed affinati con mille esperimenti; idee che si materializzano anche grazie ad apparecchiature e materiali di pronta disponibilità, finanche sentieri e percorsi, sul quale testare il prodotto da sperimentare. Come nel caso del reparto Ricerca e Sviluppo della Trek che può contare persino su di un area privata di 80 km sulla quale sono state riprodotte le condizioni di corsa di cinque continenti: in 45 minuti, nella stessa area, tanto per capirci, si può arrivare fino ad una località alpina a quota 2500 metri ! L'eccellenza ha bisogno sia di risorse, sia della sinergia di persone capaci; due facce della stessa medaglia, quella del primato tecnologico. Gli ingegneri hanno bisogno di dimostrare le loro teorie. Oggi, nell'industria della bicicletta, l'artigiano, figura romantica e capace, sta lasciando il posto all'ingegnere analista, alzando il livello della qualità. Nel reparto Ricerca e Sviluppo più all'avanguardia, la scienza della dinamica dei fluidi, incontra l'aerodinamica; ognuna di esse si muove con mezzi diversi: la prima con gas ionizzato, la seconda con l'aria. Ma il simulatore da sempre lo stesso risultato: un equazione matematica. Rimanendo in casa Trek, mi è parso interessante, scrivere, di come è stata concepita e realizzata la Trek Domane. I tecnici della Trek,generalmente, usano un telaio classico, dotato di tubi rotondi, dallo spessore uniforme. Dunque tubi semplici, ideali, per la ricerca, perchè niente in questi tubi, può modificare lo stress, e si possono fare calcoli molto semplici, sulla sezione trasversale, per vedere quali forze agiscono nei tubi. L'obiettivo è dunque raccogliere dati, che permettono di comprendere come si comporta la bicicletta, nelle varie fasi di criticità, come quando percorre superfici critiche come il pavè, e potere verificare e dimostrare come una soluzione, un materiale, possa funzionare, in quelle condizioni, meglio di un altro. Ma non finisce qui. Sarebbe bastato trasferire nella foresta di Arenber il reparto insieme ad una bicicletta da test, per verificare i dati raccolti ed elaborati in laboratorio. Invece ai tecnici della Trek, è sembrato più opportuno, fare un analisi diversa, forse più difficile, ma davvero innovativa: portare il tracciato della foresta di Arenberg nel Wisconsin ( U.S.A.) ! E così alcuni di loro, hanno preso l'aereo, insieme al silicone ed altri materiali formativi,  e sono andati in Francia, nella foresta di Arenberg; a fare cosa ? Hanno creato una sagoma in lattice gialla, sulla cui superficie ci sono le rientranze in cui si inseriscono i ciottoli; il risultato, è la perfetta riproduzione di un tratto della foresta di Arenberg ! Gli stessi unici ciottoli consumati e deformati ai bordi, dal passaggio dei mezzi agricoli; la stessa ed unica curvatura della più famosa strada di campagna. In buona sostanza hanno portato nel laboratorio, un pezzo di pavè, sul quale corrono la Parigi - Roubaix sul quale testare la Domane. In pratica hanno versato il silicone direttamente sul pavè, lo hanno staccato, ripiegato ed infilato nella valigia. Il perchè ? L'aspetto di questi ciottoli, è unico, in quanto hanno dimensioni uniche, diverse, contorni indefinibili, e disposti in modo del tutto causale. Occorrerebbero molti anni per riprodurlo fedelmente. Così la Trek ha riprodotto il pavè e lo ha trasferito nel suo laboratorio di Ricerca e Sviluppo, dove ingegneri americani e cinesi, abituati a studiare il flusso del plasma attraverso reattori nucleari a fusione, hanno creato la Domane. Il bello è che questi ingegneri sono tutti appassionati ciclisti, che possono quindi pedalare sulle loro idee, in un circuito riservato, prima di passare il progetto alla fase della realizzazione.  Il loro modo di operare è semplice e sofisticato; allo stesso modo, tale metodo è utilizzato per la concezione e la realizzazione di ogni altro prodotto della Trek, come per esempio,  per il progetto Speed Concept, all'interno del quale sono state realizzate le forme dei tubi KVF, utilizzati per la realizzazione non solo della famosa bici da crono, ma anche della Madone. 

Il tratto di pavè  dell'Arenberg riprodotto dai tecnici della Trek
                                     
                                                   ....persino l'erba tra i ciottoli è stata riprodotta !
                              

venerdì 1 novembre 2013

Quando pedalare è un modo per capire e guardare lontano.

Può capitare di fare degli incontri lungo la strada che porta lassù sulla vetta sacra del santuario, dove il tempo sembra non arrivare. Mi è capitato proprio oggi, in un giorno di festa, un giorno che ognuno dedica alla pratica che più gli aggrada. E così il destino ha voluto che Lupo Solitario rincontrasse Mauro, un eroe metropolitano, un eroe dei nostri tempi. Mauro è un medico, uno di quelli impegnati in prima linea, in un famoso nosocomio pubblico, un uomo che conosce la linea sottile tra la vita e la morte; un professionista che esercita per passione e  per  senso del dovere, ovvero per quella "legge morale", cara al filosofo Kant. Per questo e non solo, credo che Mauro sia un kantiano; dalle sue parole, si riconoscono gli insegnamenti del filosofo tedesco: la ragione umana non è in grado di pronunciare un giudizio definitivo e nulla può nascere dal nulla, perchè gli eventi, gli accadimenti nello spazio e nel tempo, sono processi che seguono un inviolabile legge di casualità, una relazione di causa-effetto; e un kantiano, sa che dove l'esperienza e la ragione, non sono in grado di fornire una risposta, si crea un vuoto che può essere colmato solo dalla fede religiosa. Con il vento contro, tra una frase e un concetto, tra filosofia, medicina e vita pratica, che non possono che impreziosire un gesto atletico, si pedala in un giorno di festa. In fondo, la condizione umana, vive un equilibrio esistenziale, che assomiglia a quello generato dalla pedalata, una sfida alla forza di gravità; siamo tutti in bilico, in una ricerca profonda e continua, fino a quando avremo la forza di camminare, di pedalare, lungo le strade della vita, prima che arrivi  l'ultimo giorno, l'ultimo chilometro. Mauro è come il saggio  del villaggio, dona perle di saggezza ed "unguenti" spirituali; ad una domanda risponde ispirato: "Dum loquimur fugerit invida: carpe diem, quam minimum credula postero.". Abbiamo percorso molti chilometri, riflettendo e spingendo sui pedali, come se fosse la cosa più naturale, il nostro primo gesto dalla nascita. Pedalare non è solo confrontarsi fisicamente, ma anche filosofeggiare, in un dialogo esistenziale, destinato all'anima, allo spirito; ma con Mauro ci spingiamo oltre le riflessioni sulla condizione umana, fino a giungere  alle cellule staminali e al bosone di higgs, passando per i concetti universali del ciclismo, come la forma di allenamento più efficace e la durata di una catena. In fondo, come diceva Murdoch, "Filosofeggiare significa esplorare il proprio temperamento, ma in pari tempo tentare di scoprire la verità".
Tra uno strappo e l'altro, ecco che Mauro svela la sua ammirazione per Nietzsche; e allora come non approfittarne per sentire l'interpretazione del concetto del superuomo, o più precisamente, oltre l'uomo, sul quale, credo che la massa deforme, da sempre equivoca, portatrice di ignoranza e di intolleranza intellettuale. La vita assume il significato che gli vogliamo dare, al di là dei concetti filosofici e religiosi, oltre alla morale comune. L'oltreuomo è un concetto che nasce con Dionisio, dunque una vita, in tutta la sua interezza, persino nel piacere, fatalismo e fiducia in se stessi, l'uomo capace di liberarsi dai concetti prefigurati dall'etica.
E' stato un viaggio nel tempo e nella cultura, che sembrava destinato a non finire mai, senza finzione, mentre si spingeva in salita, sugli strappi. E nelle pause, dove non c'erano più le parole, ma il vento, il loro eco, ritornava nel silenzio interiore; pensieri, che nascevano da un confronto sereno e colto, andavano ad ordinarsi, nel mosaico dell'esistenza, riempiendo quelle parti dell'Io, rimaste ad attendere nel "mito della caverna", alla ricerca della "forma delle idee", come insegnò Platone. Quando due ciclisti che amano la cultura si incontrano, un fulmine, squarcia il cielo ed incide degli insegnamenti sulla strada della vita; e tra questi, mi piace ripeterne uno su tutti:  riconoscere gli sbagli, prima a noi stessi e poi agli altri, è la prima condizione per essere persone senza paura e finalmente libere. Ma il tempo fugge come se ci odiasse, parafrasando il poeta latino Orazio. E così questa mattina volge al termine, mentre due figure agili, e composte, in sella alla macchina ideata dalla libertà, si confondono con la linea dell'orizzonte. Un saluto senza parole, fa eco e le divide: alla prossima.