venerdì 31 maggio 2013

Doping: conoscerlo per riflettere. Il caso "Balco", un dato inquietante, come prospettiva per il futuro.

Quello che so è che l'uso del doping, nell'epoca moderna, risale al 1927, quando si era tentato di utilizzare il testosterone naturale direttamente dagli organi genitali maschili. Nel 1935 le prime ricerche di laboratorio condussero alla scoperta del testosterone sintetico. Nel 1930 si diffuse l'uso delle anfetamine. Negli anni '80 sul mercato erano disponibili l'eritropoietina (EPO) e l'ormone della crescita (GH), sintetici che sostituiscono quelli di origine naturale. La normativa anti-doping contenuta nella legge 376/2000, distingue tra classi di sostanze vietate (anabolizzanti, ormoni peptidici, diuretici, stimolanti e narcotici), sostanze soggette a restrizione (cannabinoidi, caffeina, alcol, anestetici locali, beta-bloccanti, glucocorticoidi) e metodi vietati (manipolazioni sanguigne, farmacologiche, chimiche o fisiche). Questa suddivisione generale viene sottoposta a revisione periodica semestrale da parte della Commissione per la vigilanza e il controllo del doping. E' appena il caso di precisare che ogni medicinale o pratica medica è lecita solo in presenza di condizioni patologiche dell'atleta documentate e certificate dal suo medico, il quale può prescrivere uno specifico trattamento purchè attuato secondo le modalità indicate nel relativo e specifico decreto di registrazione europea o nazionale ed i dosaggi previsti devono essere previsti dalle specifiche esigenze terapeutiche. In tal caso, l'atleta può partecipare a competizioni sportive purché ciò non metta in pericolo la sua integrità psicofisica.   
Analizzo sinteticamente le principali sostanze dopanti, avvertendo che l'evoluzione del doping è tale, che ogni semestre la tabella ministeriale viene aggiornata; tanto per essere chiari è in atto una lotta tra i produttori e spacciatori delle sostanze dopanti e la legge penale e sportiva. In ogni caso trattasi di medicinali e pratiche mediche per la cura di malattie. Le sostanze dopanti più comuni sono:
Steroidi androgeni. 
I più conosciuti sono il testosterone, il nandrolone, l'androstenedione, lo stanazololo e il DHEA. Gli effetti principali sono lo stimolo dello sviluppo e la differenziazione degli organi genitali, la crescita e la produzione di ghiandole sebacee  e dei peli, alterazione del timbro vocale, stimolo dello sviluppo della muscolatura scheletrica e cardiaca, diminuzione del grasso sottocutaneo, incidenza sul sistema nervoso centrale. Vengono assunti per aumentare la quantità di lavoro e facilitare il recupero fisico. I rischi oltre alla dipendenza psicologica sono: aumento esagerato della masse muscolari, strappi tendinei, arresto della crescita scheletrica, tumori in generale, aumento dell'aggressività, difetti della memoria, confusione e distraibilità, sviluppo del seno, sterilità, impotenza, eccessivo sviluppo della prostata e conseguente tumore. 
Androstenedione e Nandrolone. 
Il primo è un diretto precursore del testosterone ossia fa sì che l'organismo ne produca in quantità maggiori; il nandrolone invece stimola la riproduzione cellulare e viene assunto per far fronte alla distruzione della massa muscolare dovuta ad intensi allenamenti. I rischi sono: forte stress al cuore e al fegato; arresto della crescita scheletrica negli adolescenti; malformazioni del feto. 
Beta 2 - Agonisti.
Sono farmaci usati nella cura dell'asma. Tra i più noti: il salbutamolo, il formoterolo, terbutalina. Gli effetti sono la dilatazione dei bronchi, facilitazione della respirazione, aumento della frequenza cardiaca; riduzione della massa grassa. 
I rischi: disturbi cardiaci (tachicardia e aritmie), tremori diffusi, senso di ansia, irrequietezza ed apprensione.
Ormoni peptidici. 
Di questi fanno parte: ormone della crescita (GH) e Fattore della crescita insulinosimile (GF-1), prodotti dalla ghiandola ipofisi. 
Il GH in particolare, stimola la sintesi proteica e fa aumentare la concentrazione di zucchero e grassi nel sangue. 
L' Eritropoietina (EPO) è prodotta dai reni e stimola il midollo osseo a produrre globuli rossi. 
L'Adenocorticotropina (ACTH), è un ormone prodotto dall'organismo per regolare la produzione di cortisone e di cortisolo. 
Gli effetti del GH e del GF.1 sono la crescita cellulare, stimolando l'accrescimento, la sintesi proteica e l'uso di riserve di grasso che vengono convertire in zucchero dal fegato; inoltre aumentano la produzione di globuli rossi e di steroidi. In medicina vengono utilizzati per stimolare la crescita fisiologica dei bambini affetti da nanismo. Nello sport vengono utilizzati nella preparazione e durante gli sforzi fisici di lunga durata. Ma non vi è la prova scientifica che mantengano i loro effetti nell'organismo. L'EPO aumenta invece la produzione dei globuli rossi migliorando così il trasporto di ossigeno nel sangue disponibile nei muscoli. In medicina viene utilizzato per la cura di anemie e disfunzioni renali e viene utilizzata negli sport di resistenza. L'ACTH viene utilizzato per sostenere sforzi fisici di lunga durata ed ha possibili effetti euforizzanti. 
I rischi sono: GH e IGF-11 possono causare ritenzione dei liquidi nei tessuti (endema) e dolori articolari; aumento della pressione sanguigna ed insufficienza cardiaca; crescita abnorme di mani, piedi, mento, naso, fegato, lingua e reni; diabete; disturbi della funzione sessuale; affaticabilità ed artriti. 
L'EPO porta ad una eccessiva velocità di produzione dei globuli rossi che provoca un aumento di volume del sangue e della viscosità. Questo tende a far aumentare la pressione del sangue ed i rischi ad essa collegati (ipertensione, disturbi cardiaci, occlusione dei vasi sanguigni, ictus, infarto, convulsioni). 
L'ACTH comporta una diminuzione delle risorse dell'organismo ( zuccheri e grassi), ad infiammazioni ed infezioni. 
Diuretici 
Sono sostanze che agiscono a livello renale facendo aumentare l'eliminazione di liquidi dall'organismo attraverso le urine. Gli effetti sono una perdita dei liquidi che comportano una diminuzione del peso corporeo. E'classificata tra le manipolazione farmacologiche. Sono usati in medicina in caso di ipertensione o edema; nello sport invece utilizzati come agenti mascheranti in grado cioè di eliminare più rapidamente o di abbassare la concentrazione nelle urine di altre sostanze proibite. I rischi: ridotta funzionalità neuromuscolare e rende meno efficiente il processo di sudorazione; crampi muscolari; danni renali; eruzione ed irritazioni cutanee; tossicità del tubo digerente, midollo osseo, sistema nervoso, pancreas, fegato.
Manipolazione farmacologica delle urine.
In questa pratica dopante rientrano lo scambio dei campioni di urine, la diluizione delle urine con altri liquidi, fino all'inserimento nella vescica del soggetto, tramite un catetere, dell'urina altrui ! Va detto nelle analisi delle urine, viene analizzato il pH, perchè l'eliminazione dei farmaci dopanti, viene facilitata alcalinizzando o acidificando l'urina stessa; poi viene valutata la densità, perchè un urina con basso peso specifico, è sintomatico della manipolazione finalizzata ad abbassare la concentrazione di un farmaco al di sotto della soglia di rilevazione.
Autoemotrasfusione. Premetto che tale pratica permette miglioramenti notevoli; è stato calcolato che in atletica, c'è un guadagno da 3 a 5 secondi  sui 1.500 metri e da 30 a 40 secondi sui 10.000 metri !! 
Attraverso questa pratica dopante si sottopone il soggetto a due prelievi di sangue, di circa 400-500 cc,  a distanza di qualche mese, diverso tempo prima di una gara; poi nel laboratorio, si separa la parte liquida dalla parte crepuscolare ( cioè i globuli rossi); quest'ultima viene conservata a bassissima temperatura. Qualche giorno prima della gara, il soggetto, viene ricoverato, al fine di eseguire la trasfusione del liquido conservato; ovviamente durante tale lasso di tempo, i globuli rossi del soggetto sono ritornati a livelli di normalità. L'effetto di questa pratica è quello di ottenere un incremento notevole del numero dei globuli rossi; inoltre comporta effetti sul metabolismo in particolare su quello dei grassi e un assorbimento dei liquidi; ed infine un azione antinfiammatoria ed antidolorifico.
L'autoemotrasfusione può essere arricchita con la somministrazione dell'ozono nel sangue prelevato e reintrodotto. In tal caso la pratica si suddivide in Grande autoemotrasfusione (GAET) con un prelievo di da 50-250 ml di sangue e piccola autoemotrasfusione (PAET) con un prelievo di 10 ml di sangue. Non avendo effetti terapeutici dimostrabili scientificamente, costituisce solo e sempre pratica dopante e come tale sanzionata, sia in sede disciplinare, ai sensi dell'art. 2.2 del codice WADA, sia in sede penala, ai sensi dell'art. 1 della legge 14.12.2000 n. 376, in quanto si tratterebbe di pratiche mediche non giustificate da condizioni patologiche ed idonee a modificare le condizioni psico fisiche e biologiche dell'organismo dell'atleta.  
Gli Integratori alimentari meritano una considerazione a parte.  
Un dosaggio eccessivo aumenta aumenta il rischio per il fegato e i reni. Gli stessi risultati ottenuti con gli integratori si possono ottenere con marmellata, miele, frutta, fette biscottate, e bevande fatte in casa con acqua con zucchero, sale e succo d'arancia o limone.
Una persona sana con abitudini alimentari corrette non ha bisogno di integrazioni. Un eccessivo uso di integratori alimentari, induce l'organismo ad un superlavoro, per metabolizzarla, che si traduce in un usura precoce con relativi danni degli organi predetti.
Tra questi segnalo la Creatina  . Sostanza naturalmente prodotta dal corpo. E' un energizzante di brevissima durata (0,4 - 0,8 secondi) che induce ad un aumento del volume apparente dei muscoli per ritenzione idrica e non per aumento delle fibre muscolari. Assunzioni elevate comportano un eruzione ed invecchiamento cutaneo, disturbi gastro - intestinali ( diarrea e crampi), danni cardiovascolari, crampi ed infortuni muscolo-tendinei, maggiore soggezione al colpo di calore; affaticamento renale e tumori.
Ginseng.  
Assumere ginseng e caffeina insieme provoca un effetto antagonista: gli effetti non si sommano, ma si annullano. Alti dosaggi di ginseng sono responsabili di danni vascolari cerebrali.
Guaranà.
Presenta un contenuto di caffeina da 2 a 5 volte maggiore del caffè e riduce gli stati di affaticamento. Bisogna tenere presente che se gli effetti si manifestano già con il consumo giornaliero di 3 tazzine di caffè, un assunzione di 7-8 caffè può essere considerata doping, se supera i 12 mg/l di sangue.

E' appena il caso di precisare, a corredo di questa disamina, che dopo il caso Balco (anno 2004), una piccola industria farmacologica californiana, la lotta contro il doping, si è fatta particolarmente difficile; infatti, questo laboratorio, è riuscito a  modificare una molecola di uno steroide anabolizzante, rendendolo irriconoscibile alle apparecchiature di analisi. In buona sostanza, si è riusciti a mutare dal punto di vista molecolare, un farmaco dopante, facendolo "scomparire" nelle analisi antidoping.Si tratta dell'anabolizzante ThG.

Quando si scrive di doping è inevitabile scrivere anche di onestà: un atleta, una persona, è disposta a rispettare le regole e il prossimo, e prima ancora se stesso, nell'affrontare una competizione, una prova della vita? Quanto può contare una vittoria nello sport, un successo nel lavoro, senza onestà, truffando ? Sono contro il doping, ma quando, sento e vedo che il pubblico e la stampa, facilmente, prima osannano e poi scaricano gli idoli scoperti  dopati o anche ex dopati, mi viene la nausea; basterebbe avere un senso critico evoluto e praticare lo sport e uno stile di vita sano nei principi, per capire, che quello che si vede, potrebbe non essere vero. Ma forse il successo a qualunque costo, serve ad un mondo mediocre, in preda all'isterismo collettivo. Oramai sono andato oltre San Tommaso: lui credeva solo in quello che vedeva; invece non credo più a quello che vedo. 




lunedì 27 maggio 2013

Anteprima con il botto: Campagnolo Bora H35 e nuovo cassetta 11-27 11velocità.


 Ricevo dalla Campagnolo questo documento contenente le novità.


 Ricevo dalla Campagnolo questo documento contenente le novità.

La Bora H35 al Tour 2013.

martedì 21 maggio 2013

La mancanza di lealtà.



Come non posso non condividere. Ovunque io vada, posso constatare, una diffusa mancanza di lealtà; tutti ammaliati dal vile opportunismo. Una società che tende alla chiusura nei rapporti interpersonali, e per l'effetto, danneggia il tessuto sociale e lacera la convivenza civile. Chi non e' leale verso il prossimo, non e' leale verso se stesso; non ha futuro. Questa situazione allarmante non è sfuggita, allo scrittore -alpinista Mauro Corona. Forse siamo in pochi  ad averlo capito. Oramai molti brancolano nel buio; non vedono più la luce.

lunedì 20 maggio 2013

Anteprima con il botto: New Giant Anyroad. Questa volta hanno davvero esagerato ! " Arrestate" l'ingegnere.

Debutterà in autunno nel mercato U.S.A. Appena l'ho vista ho pensato: " Se questa è una bici da strada, da domani mi dò alla MTB !!!". Poi ho pensato: "Ma dai che non è arrivato il momento dell'estinzione della bici da strada;  sarà stata ideata per frullare la terra, nelle gare da ciclocross". Ma poi ho pensato che in effetti di biciclette da strada con freni a disco, ce ne sono già, sul mercato, grazie alla straordinaria intuizione di Colnago. In effetti questo modello si è spinto oltre. E' una nuova specie. No strada; No Cross; No MTB. La Giant ha introdotto una nuova categoria nel suo nuovo catalogo, pensata per ogni terreno. Insomma è il prodotto dell'innesto tra una bici da strada, da ciclocross e da MTB. Allora faccio una domanda, ai più grandi produttori delle biciclette, quelli che probabilmente, hanno sparato, il colpo, forse mortale, sulla bici da strada: che i taiwanesi mi spieghino, perchè hanno assassinato la linea pulita e veloce della bicicletta da strada, con un mostro ibrido, a due teste, con lame rotanti e tubo sterzo per malati di schiena ? Capisco che il mercato ha bisogno di nuove vittime, pardon, volevo scrivere, nuovi clienti, ma questo sgorbio, stravolge, la netta e rassicurante linea di demarcazione, che c'era tra una bici da strada e una bici da campagna, cioè un trattore, mi scuso, volevo scrivere MTB. Gli manca solo l'ammortizzatore da cross, ma probabilmente, sarà disponibile su richiesta, immagino, tanto per non farsi mancare nulla, e non perdere il cliente, che fa 10 km all'anno. Temo tempi duri per la bella e gloriosa bicicletta da strada; in via di estinzione ? Per completezza e per chi vuole farsi del male solo a guardarla, informo, che i pneumatici sono 700x32. Non mi chiedete altro....non ce la faccio a guardarla !!!!

Ciao Alessandro, grazie.

domenica 19 maggio 2013

Sarebbe stato bello....

Oggi sul mitico Galibier, anzi nel punto dove Marco Pantani, il 27 luglio 1998, staccò Ullrich andando a vincere il Tour de France, realizzando nello stesso anno, la fantastica, doppietta Giro-Tour, ha vinto Visconti. Il corridore siciliano è tornato alla vittoria dopo un sofferto e lungo periodo di digiuno dai successi importanti. Visconti è nato il 13 gennaio, come Pantani. E Visconti è tornato alla vittoria, tagliando il traguardo davanti alla stele commemorativa di Pantani, realizzata e sistemata in quel punto particolare della storia del ciclismo mondiale, da un imprenditore italiano. Visconti al termine della tappa ha parlato del Pirata. Ma Visconti dopo la tappa, una volta che i riflettori si sono spenti, per ripartire con la carovana del giro verso l'Italia, forse è montato sul bus del team, lasciando la stele di Pantani, sotto la neve, forse senza una carezza, forse senza  uno sguardo. Chissà se Visconti avrà pensato di posare accanto alla stele, per ricordarlo, per omaggiarlo, per incidere una giornata, per lui straordinaria, in una foto unica. Fa pensare che nel progetto iniziale del Giro d'Italia 2013, la tappa avrebbe dovuto arrivare più su, dopo 4 km, sul traguardo naturale del gigante del Galibier. Invece il destino, ha voluto, scatenare gli elementi della natura, e la bufera e la neve di un giorno di fine maggio, ha creato un traguardo irripetibile, da cogliere al volo, per i tifosi, ma anche per i corridori che come Visconti sono cresciuti a pane e bicicletta, con le immagini trasmesse dalla TV di Pantani, impresse nella memoria. E allora mi piace immaginare che un corridore, non può non amare la storia del ciclismo, con gesti semplici e sinceri, come quello di celebrare la memoria di un campione, straordinario, rendendogli un tributo discreto e silente. Mi piace immaginare che Visconti, Nibali e tutti gli altri corridori italiani, lo abbiano fatto. Perchè oggi Marco, li ha attesi, nel punto dove lui prese il volo verso una vittoria epica ed unica, che nessuno potrà mai eguagliare; perchè i grandi campioni, sono come degli angeli caduti dal Cielo, che dopo averci colorato i giorni con la felicità, ci lasciano per sempre, per non ritornare più. La suggestione di quel luogo è molto forte, da togliere il respiro. Le rocce del Galibier hanno fermato il tempo, lasciando solo che il vento, allontanasse la diffusa malinconia che il Pirata portava con sè. Ti giri sulla strada, con la mano sulla stele, e per un attimo, lo rivedi spingere sui pedali, con forza e leggerezza, quasi a danzare, verso la vittoria. Un lancio che attraversa il solco scavato nella roccia alpina, senza che il tubolare la tocchi, sospeso in un balzo fulmineo. Dopo di lui, nessuno ha potuto tanto. Una montagna sacra, come il Galibier, è rimasto a ricordarlo, silenziosa,  triste,  maestosa, severa. Solo un Angelo triste, come il Pirata, poteva sfiorarla con la sua figura, senza irritarla; solo un anima in fuga, venuta a donarci un momento di eternità, poteva aleggiare con il suo spirito, e accompagnarci in un sogno. Pedalare lassù non è normale, è indimenticabile, quasi un sacrificio, per un uomo solo, ma grande. Ricordo quella mattina in cui mi si parò davanti la stele; non ebbi più fiato, mi sembrò di attraversare la dimensione del tempo, e di sentirlo passare accanto; e per un attimo sono sicuro, di averlo visto, voltarsi e guardarmi, mentre danzava sui pedali, e con le mani sulla parte bassa della curva; uno sguardo profondo come il mare, immenso come il cielo; sono sicuro di averlo visto allungare e scomparire nell'ultima curva, disegnando una traiettoria misteriosa; sono sicuro, lo ricordo. 



In Francia il ricordo è vivo anche nel luogo dell'arrivo della mitica tappa: Les Duex Alpes

giovedì 16 maggio 2013

Questo è il ciclismo

Spesso la persona media e' solita rivaleggiare anche nello sport amatoriale o negli hobby; un modo per affermare con disprezzo e accidia la propria presunta superiorità. Espressioni che non elevano, ma omologano al gregge; e il gregge non è superiore per natura. Se la societa' e' diventata spietata e cattiva, se fenomeni di emarginazione sociale e di inaudita violenza, sono frequenti, non e' un fatto causale. Ogni evento ha la sua causa. E in una societa' cosi disumana, come quella attuale, dove non c'è spazio per la solidarietà, come pratica comune, tutti possono diventare delle vittime. In questa foto, due ciclisti professionisti, durante una tappa del Giro d'Italia, sono ripresi dopo un incidente; si aiutano con cortesia e spirito di civile convivenza. In quella circostanza difficile, hanno messo da parte, ogni rivalità e competitività, che pure fa parte del loro lavoro, perchè hanno la consapevolezza di essere persone e come tali, prima di ogni altra cosa, devono rispettarsi. Guardare per imparare. Questa foto la dedico a tutti coloro che non perdono l'occasione per comportarsi come delle bestie, per prevaricare e fare del male al prossimo, ad ogni costo e in ogni cosa che fanno, persino quando pedalano, per hobby, nonostante i loro limiti fisici e prestazionali. Si comportano come gli schiavi e i prigionieri dell'antica Roma, che terminavano le loro esistenze a lottare nel Colosseo e ad uccidersi. Credo che questa immagine, dopo quella famosa di Coppi e Bartali scattata mentre si passano la borraccia, in corsa, sia la più emblematica, di questo sport.



E' morto Andrea Talini.




E' stato investito da un camion mentre pedalava in Messico. Talini era un ciclista solitario, diabetico, che pedalava per dimostrare che la malattia non è un limite. Con sè portava l'insulina. Tante le imprese di Talini in bici, tutte in solitaria e all'insegna della solidarietà a favore dei bambini bisognosi.  Dal 2003 ad oggi aveva attraversato l'Italia, l'Europa e da Massarosa era arrivato a Gerusalemme. Nella sua ultima avventura sulle due ruote silenziose, Talini era partito dall'Argentina per raggiungere l'Alaska, per realizzare una traversata di 25.000 km. Ma il destino ha interrotto la sua pedalata. Un eroe dei nostri giorni, morto sulla strada, come tanti altri. Qui non c'è doping, non c'è la vittoria che rende famosi e ricchi, qui non c'è la vanagloria, qui c'era solo la passione di un uomo coraggioso, che pedalava fuori dal recinto, fuori dal gregge; un uomo non omologato. Quando uno come Talini, se ne va, rimane tanta amarezza e rabbia, e l'illusione di vivere come se non dovessimo morire mai, svanisce davanti alla realtà. Certo i nostri anni durano il soffio del vento. Ma il silenzio parlerà in nostra assenza. E di Talini rimangono le ultime parole, perle di saggezza, scritte nel suo blog: "Holà,dove eravamo rimasti ieri? Che ripartivo, con la sorpresa che il vento mattiniero è scomparso. Bellissimo! Il dormire in tenda ha i suoi pro e contro, uno è che le glicemie sono ottime... Non potendo avere abbondanza, mangio il giusto razionando... Fiscalissimo in tutto. La fame c'è ma prevale lo spirito di sopravvivenza... Il superfluo se ne va! E' proprio vero, l'essere umano nell'abbondanza si confonde. Da un paio di giorni è ancora cambiata l'ora, quindi adesso sono a -9 ore dall'Italia. A me non cambia molto questo cambio, vado con l'orologio dell'alba e del tramonto. In questo momento sono a Santa Ana, buona pedalata e chissà che il vento diventi il mio alleato per superare il Desierto de Altar... Prime ore contro, da circa un'ora quasi del tutto favorevole. Ciao hasta luego" 
Quando un blogger muore, il suo blog, rimane acceso, come una candela, nel buio della morte, per sempre. 
Ciao Talini. Ora pedalerai lungo strade piene di luce e senza più l'oppressione della morte e del dolore. Ora sei finalmente libero di vivere senza paura e senza più domande a cui rispondere. Ora conosci già la risposta, quella che tutti cercano.  

martedì 14 maggio 2013

Riflessione personale

In questo mondo, di bello, c'è solo la natura, in tutte le sue manifestazioni ed espressioni; il resto e' lotta per la sopravvivenza e vile denaro. (Claudio Cobiani)













venerdì 10 maggio 2013

Per ricordare Wouter Weylandt.

Oggi è l'anniversario della sua tragica scomparsa. Voglio ancora ricordarlo, con queste parole che scrissi due anni fa. Riposa in pace, fratello di pedale.
La vita è un attimo o molto di più, un volo sopra la follia, per essere finalmente liberi, come quando sfidi il vento e il destino, in una discesa che senti dentro la pelle....come quando non pensavi che fosse l'ultima, prima di volare via, verso il tempo eterno.
Fu così anche per Wouter, in quel mattino di primavera, alla fine di una discesa, alla fine della sua vita, quando sentì l'ultimo respiro dentro di sé, quando vide l'ultima immagine: la bici riversa per terra, accanto a lui, in un ultimo sguardo, prima del buio. La sua bici, compagna fedele e silente, era a pochi metri da lui e sembrava che lo stesse guardando; ebbe il desiderio di accarezzarla, di risalirci sopra e continuare a pedalare verso il traguardo; voleva regalarle l'ultimo gesto di una esistenza giunta alla fine; l'avrebbe voluto fare per ringraziarla di tante emozioni. Come quando era bambino e la toccava con orgoglio, la sua prima bici. Avrebbe voluto ancora un attimo o forse molto di più...ma era finito per terra, davanti a quel maledetto muro, alla fine della discesa e non avrebbe mai pensato che quello sarebbe stato il suo ultimo traguardo. La vita gli avrà regalato ancora un fremito, mentre le immagini della sua vita, gli scorrevano davanti in un baleno....avrebbe voluto accarezzarla, la sua bici, per dirle addio, ma non ce l'ha fatta. Quelle mani, quei visi tristi e tesi, dei soccorritori; voleva ringraziarli, ma la voce gli si spense in gola e tutto si consumò così velocemente, come quella discesa.
Chissà cosa avrà pensato Wouter prima di iniziare il suo volo verso il cielo, quel 9 maggio 2011, a quasi un anno dalla sua prima vittoria al Giro. Chissà se voleva gridare la sua voglia di vivere, per conoscere un figlio che stava per nascere. Ma la vita non la conosciamo e non la possiamo tenere per sempre. Possiamo solo viverla, prima che ci lasci. E pensare che Wouter non doveva neanche partecipare a quel Giro d'Italia. Ma il destino lo aveva chiamato.
Sono sicuro che nella notte, Wouter tornerà ad accarezzare la sua bici e il viso di suo figlio. E lì davanti a quel maledetto muro, al termine della discesa del Bocco, ritornerà a vedere l'ombra lasciata dal suo corpo. Ora che egli è libero nell'eternità. Ciao Wouter, fratello di pedale. 

La bicicletta di Wouter Weylandt dopo l'incidente. 


mercoledì 8 maggio 2013

Giro d'Italia 2013: souvenir da Ischia

La seconda tappa del giro 2013 nell'esclusiva isola di Ischia. La maglia della tappa dono di mia sorella.

C'è molto da riflettere anche al Giro d'Italia 2013.

Le immagini della tappa odierna del Giro d'Italia,  quelle  della tappa di domani, che avrebbe dovuto arrivare sul Galibier, ma anche quelle di alcune tappe dei giorni scorsi, fanno riflettere. E' noto, che negli ultimi anni, le condizioni atmosferiche  generali sono cambiate in peggio; è altrettanto noto, che sulle vette delle alpi, le condizioni climatiche e meteo sono peggiori ed imprevedibili, rispetto a quelle di quota 0, sotto l'ombrellone, e che prima di giugno, sulle cime sacre, il rischio freddo, neve e pioggia, è quasi certo; è noto infine che la primavera non esiste più. Per l'effetto, bisogna necessariamente modificare il calendario della corsa rosa, adeguandolo alla nuova realtà climatica. Nulla è certo, neanche il meteo. Ciò nonostante, gli organizzatori RCS del Giro d'Italia, hanno organizzato la corsa, facendola partire il 4 maggio e terminare il 26 maggio ! Inevitabilmente lo spettacolo è stato compromesso, favorendo le cadute dei corridori e costringendoli ad uno stress psico fisico che ne ha  minato l'efficienza immunitaria e la condizione atletica. Sono molto duro, ma va scritto: chi organizza un giro deve pedalare per capire, come poterlo organizzare al meglio; che ne sanno coloro, che in bici non ci vanno neanche a comprare il giornale ! Chi organizza una corsa a tappe, deve conoscere le alpi e coloro che lo hanno organizzato quest'anno, non le conoscono sufficientemente. Le loro scelte hanno compromesso, anche l'epilogo finale, causa i cambiamenti di percorso e il "taglio" delle salite dure; tutto ciò in effetti, non può che avvantaggiare, involontariamente, chi è primo in classifica. 
Ma le avverse condizioni meteo non possono fornire un alibi per i corridori. Nel passato, i loro colleghi, hanno corso con condizioni meteo da fine del mondo e senza assistenza tecnica al seguito ( era proibita, e i corridori dovevano pensare da soli ai guasti meccanici), con biciclette che pesavano 14 chili. 
Basta ricordare la storia del ciclismo, quello eroico. 
Alla Milano-Sanremo corsa nel 1910, grandine, tempesta e neve, si abbattono sui corridori, in prossimità di Ovada, e li tormentano per il resto del tragitto, costringendoli a scendere dalla bicicletta, lungo i tornati del passo Turchino. Diversi concorrenti ripararono nelle cascine, stremati e senza più energie, soccorsi dai contadini; molti di loro si ritirarono. All'imbocco della galleria del Turchino si assiste a scene tragiche; corridori giungono staccati gli uni degli altri, stravolti con indosso magliette di lana, fradice, tremanti e GHIACCIATI, procedevano come automi, inebetiti. Le intemperie mietono vittime. Ma la corsa non venne cambiata nel percorso. Riporto la cronaca di quel giorno: " Batteva i denti, ma arrivo in bicicletta, senza soffrire la mortificazione subita dagli altri, dai campioni, e quando fu a due passi dalla galleria, soltanto allora scese di sella. Nel mettere piede a terra le scarpette gli rimasero infisse sui pedali, ma egli non se ne accorse. Chissà cosa vedevano i suoi occhi, quali voci percepivano le sue orecchie...adesso stava coi piedi nudi nella neve, intontito e assente....mi cadde addosso con le braccia intorno al collo, mentre un lamento sottile come un soffio gli usciva dalle labbra: " Oh mamma....". Fu la generazione che si è sacrificata nella prima guerra mondiale. Altra Tempra. Niente tecnologia e medicina in aiuto; solo miseria e povertà.  Quell'edizione della classica la vinse Eugène Christophe, secondo Luigi Ganna, terzo Giovanni Ciocchi. 
Quest'anno invece la Milano - Sanremo è stata modificata nel percorso e i corridori hanno percorso parte della classica, riparati e trasportati nel caldo nei loro bus !!!!!
Ma rimanendo nella corsa rosa, andiamo all'edizione del 1960,  l'8 giugno, alla penultima tappa, la Trento-Bormio, con il Tonale e il Gavia. Ebbene i corridori transitarono, sul Gavia con la neve sotto i tubolari, in una strada ridotta ad un pantano, con sprezzo del pericolo, con la maglia di lana imbevuta di acqua e sudore, spingendo sui pedali,  biciclette pesanti, indomiti sulla discesa (che vi posso assicurare è) dura e tecnica, significa un lancio al buio verso il pericolo o la morte. Gli organizzatori non si sognarono di fare arrivare la tappa altrove e la tappa terminò sul traguardo stabilito. Altre pagine di storia del ciclismo, dove l'eroismo si intreccia con lo sport. 
Ma il tempo e il benessere mutano il gene e la tempra degli uomini; si adatta alle condizioni di vita. Mi chiedo come Torriani, mitico organizzatore del Giro dal 1949 al 1992, avrebbe organizzato il Giro del 2013 e come  Ganna, Bottecchia, Coppi, Bartali, tanto per citarne qualcuno dei Grandi eroi delle due ruote silenziose, con il benessere, la tecnologia e la medicina attuale, avrebbero corso il Giro del 2013. Sicuramente a loro non è servito il doping per essere grandi e sono altrettanto sicuro che avrebbero "macinato", quelli che oggi la stampa e il pubblico osannano. Chissà Gianni Brera cosa avrebbe scritto del Giro 2013. Già Gianni Brera! Ma dove sono finiti giornalisti come lui, Carosio e De Zan. Voglio giornalisti di qualità a commentare il Giro e non ex corridori, che per dargli un tono, vengono chiamati commentatori tecnici. Per cortesia, ognuno deve fare il suo lavoro. 
Mi piacerebbe, ma non ci sono più e ne sento la mancanza, in questo mondo, che va alla deriva, reso cattivo dalla ricerca spasmodica della ricchezza e rammollito dal benessere, con personaggi spesso sbugiardati dalla cronaca. Fermate il mondo, voglio scendere.

Tappa Trento-Bormio del Giro d'Italia 1960: passaggio sul Gavia. 


Trek modifica la staffa del montaggio della batteria del Campagnolo EPS


giovedì 2 maggio 2013

Anteprima con il botto: Pinarello BOLIDE. La userà anche colui che lancia le Pinarello contro il muro o per terra a seconda di come gli gira!

Ricevo dalla Pinarello e pubblico l'anteprima del Bolide, il nuovo telaio da crono. Battesimo del fuoco annunciato: 05.05.2013, Ischia, provo crono squadre, Giro d'Italia.Tuttavia, la usa solo Wiggins, alias lanciatore delle biciclette gratis !!   



mercoledì 1 maggio 2013

La recensione del libro "Il Giro d'Italia. Dai pionieri agli anni d'oro" di Mimmo Franzinelli.

Mi piace entrare nelle librerie, scrutare negli scaffali, dove i libri attendono di essere toccati e sfogliati. Mi piace sentire l'odore diffuso dalle pagine nuove, non profanate dalle impronte. Mi piace entrare in quella dimensione senza tempo, straordinariamente eterna, composta da personaggi, fatti, idee, emozioni, universali. Molti libri, sono autentici, nel senso che rappresentano, un espressione formidabile di valore assoluto, una pietra miliare della cultura. E la cultura è vita, come quella, narrata nel nuovo libro di Mimmo Franzinelli, intitolato " Il Giro d'Italia. Dai Pionieri agli anni d'oro" edito dalla prestigiosa casa editrice Feltrinelli, nella collana Storie, 342 pagine. Un documento storico, di taglio enciclopedico. Le foto fuse nelle pagine, scritte dal Franzinelli, attraggono repentinamente e sono la prova documentale, inoppugnabile, di quella realtà, salvata dall'oblio. Foto storiche, inedite, in bianco e nero; foto che provengono anche dall'archivio segreto del compianto patron del Giro d'Italia, dal 1949 al 1992, Vincenzo Torriani. Nel libro c'è la storia del Giro, corredato da un prezioso, esaustivo ed iniziale contributo sulle vicende della bicicletta, nel capitolo " Dal velocipede alla Bicicletta";  una doverosa e suggestiva narrazione della storia di questa macchina formidabile, che ha regalato emozioni sportive e personali, a molte generazioni e persino alle sorti dell'Italia. Una "pedalata" nella meravigliosa epopea, iniziata nel 1908 e conclusasi nel 1992, in quell'ultima stagione del ciclismo, combattuta da campioni dal nome leggendario, come quello, fra i tanti, di  Anquetil, Gimondi, Merckx, Hinault; " Poi le cose sono cambiate: pesanti condizionamenti finanziari e l'esteso ricorso al doping hanno snaturato lo sport, ma questa è un altra storia.", come conclude Franzinelli. Uno studio certosino, fondato su un imponente bibliografia di oltre 500 volumi.  Franzinelli ha ricostruito, in modo originale ed autentico, la corsa rosa, come se fosse un film, e ciò nonostante l'assenza di una bibliografia completa e definitiva del ciclismo. Il volume è corredato dalla testimonianza fotografica del patron Torriani, un pregiato ed esclusivo contributo, grazie alla disponibilità del figlio Marco, ma anche di quella proveniente dal prestigioso Museo del Ciclismo del Ghisallo, dall'Archivio fotografico di Vito Liverani, dal museo Ercole Baldini, dall'archivio storico del Circolo Culturale Ghislandi, dalle carte familiari di Carla de Martino, di Elisabetta Nencini, infine di Roberto Poggiali . Una sorta di censimento, scevro dalle pubblicazioni di scarso rilievo, dal carattere agiografico e dal contenuto superficiale, che nonostante il notevole lavoro svolto dall'autore, già vincitore del premio Viareggio 2000, è rimasto parziale, stante la dispersività editoriale in materia. Non è un romanzo storico, ma quando si scrive di ciclismo, persino le parole, assumono un retrogusto romanzesco. La caratteristica saliente di questo libro, è un informazione sulla corsa rosa, vasta e dettagliata. Si apprendono episodi e retroscena, sconosciuti ai più. Tutto si fonde in un unica trama, inscindibile: la storia dell'Italia e quella della corsa rosa, con le vicende e il destino dei campioni, stelle nel firmamento dello sport mondiale. E tutto conduce alla figura precipua del patron Vincenzo  Torriani, capace di connotare il Giro d'Italia, di originalità e di formidabile forza organizzativa: persino il Tour "copia" le formule adottate da Vincenzo Torriani, quali la carovana pubblicitaria e l'arrivo nei centri storici.  Le figure mitiche dei "big", che hanno lasciato il proprio nome nel palmares della corsa rosa, ma anche quelle dei gregari, sono raccontate con particolari,  con aspetti suggestivi, unitamente alle loro incredibili imprese sportive e storie di vita. L'intreccio tra la storia dell'Italia e quella del suo Giro, è così forte, che spesso affronta problematiche politiche e sociali, utili per capire anche da dove veniamo. La parte del libro del Franzinelli che prediligo è quella dedicata ai pionieri del ciclismo nazionale, fusa con la nascita e l'evoluzione della bicicletta, discendente del velocipede e del celerifero, spiegata grazie ad un prezioso excursus storico. Un ciclismo pioneristico che elegge Milano come città natale; una bicicletta ritenuta  un mezzo di trasporto e di svago eversivo, tanto da attirare l'attenzione del criminologo Lombroso, che ne scrive un saggio intitolato " Il ciclismo nel delitto" e diventare una sorvegliata speciale nella città ambrosiana: un ordinanza  stabiliva, tra l'altro, il necessario patentino di guida e il pagamento di un esosa tassa di circolazione ! La bicicletta mezzo di trasporto del popolo, il più diffuso in quell'epoca, capace di  regalare emozioni uniche ad un Italia povera e precaria, grazie alla forza e alla determinazione dei suoi campioni, tutti di estrazione umile, che attraverso la macchina a due ruote, hanno ottenuto un riscatto personale e coperto di prestigio la nazione. Non poteva certo mancare una narrazione, sia pure di secondo piano, del Tour, più antico e dotato di capacità finanziarie, che spesso è stata occasione non solo di confronto, ma anche di vera contrapposizione sportiva tra la Francia e l'Italia. Una storia, quella del Giro,  difficile e sofferta, una delle cose più belle della nostra Italia, delle quali essere orgogliosi. E' appena il caso  precisare una questione, a mio sommesso avviso, sull'origine del soprannome del ciclista Cesare Pavese: l'avocatt. Nel libro " L'Avvocat in bicicletta", l'edizione del 1954 del libro dell'immaginifico Gianni Brera,  a pagina 124, si attribuisce l'uso di tale appellativo, alla vicenda che portò il ciclista insieme ai suoi compagni di corsa, Galetti e Bruschera, ad affrontare in tribunale, la questione in merito alla riscossione dei premi ammontati a seimila lire, pattuiti per la partecipazione al Giro, sorta con l'allora direttore della squadra dell'Atala. All'indomani della vicenda processuale, peraltro vinta dai  predetti ciclisti, in appello, il Pavese diventò l'Avvocat Pavesi, proprio per la sua caparbietà e abilità indiretta nell'affrontare legalmente la questione. Nel libro di Franzinelli, il soprannome di Avocatt, viene attribuito invece al fatto che il Pavese, fosse fornito di eloquenza e generosità ( pag. 40). Probabilmente sono vere entrambe le letture. Il libro storico del Franzinelli ha il merito, anche di affrontare, molte vicende, talune oscure e altre complesse, del ciclismo, tra le quali, la morte misteriosa del campione Ottavio Bottecchia e il rapporto difficile tra ciclismo e il regime fascista, culminato nella scelta scellerata nel suo intento, di orientare le masse verso il calcio, per averne un maggiore controllo sociale. Una menzione a parte, infine merita l'analisi dettagliata del rapporto tra il Giro e il mondo del cinema e della RAI. Alla fine della lettura del libro, inedita e storica, con stile cinematografico, sono stato colto da una malinconia per il trascorrere delle edizioni della corsa rosa,  portatrici di un epoca fatta di forza morale e  di autentici campioni; per la comunanza nella sofferenza, umiltà, autenticità, di un ciclismo  irripetibile. Un Italia che non riconosco più.
Concludo la recensione del libro del Franzinelli affidandola a queste mie parole: " E' un tempo che muore, nell'ultima pagina; la nostalgia la si avverte, fin dall'incipit, la sofferenza, madre della povertà, rende eroico il campione generato dal popolo, forgiato dal sacrificio; la vita è come una corsa a tappe; ma il successo che se ne trae è effimero e dura l'attimo fuggente, per i campioni, per i comuni mortali. Quel che rimane è una fuga verso la libertà e l'illusione della gloria per superare la condizione di sofferenza terrena e di inguaribili sognatori "