mercoledì 13 ottobre 2010

La Carta del Carnaro e la festa della rivoluzione.

Correva l'anno 1919, era il 12 settembre. Si compiva una fulgida azione nobile e gloriosa, che seppe superare la barriera del tempo. Iniziava l'impresa di Fiume. In quella piccola città adriatica, non ancora annessa all'Italia, si stavo compiendo un progetto di assoluto valore politico e sociale: l'esperimento di una nuova società, la ribellione dei popoli oppressi, la rivoluzione per la liberazione di popoli, classi ed individui.  Gabriele D'annunzio alla testa di uomini e donne di estrazione, cultura, nazionalità e classe sociale diverse, che vennero chiamati i legionari di Fiume, fondò una città senza regole oppressive, un luogo dove realizzare l'deale assoluto di libertà. Per la prima ed unica volta, un Poeta si pose al comando di migliaia di artisti, futuristi, arditi, combattenti della prima guerra mondiale, socialisti, riformisti sindacalisti, repubblicani, anarchici, repubblicani, fascisti, militari disertori dell'esercito regolare italiano, un insieme di persone contro la "vecchia Italia", incapace di riconoscere le esigenze dei cittadini e le nuove istanze di patria e di modernità. Il fine ufficiale fu la conquista di Fiume per donarla all'Italia. Ma fu anche una esperienza politica che raggiunse il suo punto più alto con la Carta della Reggenza del Carnaro: un'originale corpo normativo di inspirazione mazziniano-sindacalista che ebbe straordinarie intuizioni, come quelle della sovranità a tutti i cittadini, senza divario di sesso, di stirpe, di lingua, di classe, di religione, che conteneva elementi di modernità come la concezione della proprietà, dei rapporti di lavoro, la condizione della donna, il decentramento amministrativo, anticipando l'odierno federalismo, l'istruzione pubblica con impostazione multietnica. Un autentico capolavoro di D'Annunzio ispirata dalla supremazia dello spirito individuale non chiuso nell'egoismo, ma proteso verso la creazione, contro l'odio di classe, capace di esaltare l'amore per la patria.  A Fiume si anticiparono i costumi della nuova società, come il divorzio ( Gugliemo Marconi ottenne il divorzio a Fiume) e la libertà sessuale, ma fu la fucina di un sistema assolutamente all'avanguardia che affermò la libertà di stampa, di riunione e di associazione, la previdenza sociale. 
Mi piace ricordare la parte iniziale del primo discorso pronunciato da Gabriele D'Annunzio, il 13.9.1919, alle ore 6. dal balcone dell'hotel Europa di Fiume: " Italiani di Fiume ! Nel mondo folle e vile, Fiume è oggi il segno della libertà...."  : D'Annunzio, un uomo di una intelligenza straordinaria che seppe sondare a fondo, come nessun'altro, l'animo umano, ma anche la società del tempo. Ancora oggi le sue parole sono di una straordinaria attualità. Interrogato sulla situazione politica italiana di allora, disse : " C'è oggi in Italia una giovinezza esplosiva e una decrepitezza ingombrante. Ci sono...istituti politici più morti di una cassapanca fessa e tarlata...demagoghi che credono di aderire alla realtà e non aderiscono se non alla loro camicia sordida... I miracoli di virtù e di invenzione che fanno di questo nostro popolo miserabile e ammirabile il serbatoio spirituale della terra."
L'impresa di Fiume venne spenta nel cosidetto Natale di Sangue ad opera delle truppe regolari italiane che si scontrarono con l'esercito di Fiume. Fiume così rimase ancora terra straniera come vollero gli Stati Uniti d'America.
Lo spirito di quella rivoluzione venne tradito dal governo e da quella parte della società italiana conservatrice. L'impresa di Fiume comunque seppe incrinare le vetuste istituzioni ed anticipare i tempi moderni. 
Mi piace terminare questo mio ricordo di quella che alcuni studiosi hanno definito al festa della rivoluzione, con le parole dello stesso D'Annunzio: " Chi conduce un impresa di fede e di ardimento, tra uomini incerti o impuri, deve sempre attendersi d'essere rinnegato e tradito prima che il gallo canti per la seconda volta".
Onore al Vate, onore ai legionari di Fiume. Che risorgano dunque dall'oblio, questi nostri eroi. dono del divino e alfine riscattino l'onore e la gloria dell'antica e gloriosa Italia.
Ma l'impresa di Fiume, fu molto di più. L'ignoranza che caratterizza la presunzione dell'intellighenzia, tace o non conosce, quella straordinaria festa della rivoluzione che venne celebrata nell'impresa di Fiume; ella non sa darsi conto del futurismo, del dadaismo, del movimento Yoga ( non  è la ginnastica orientale), dell'economia pirata quale attuazione della Teoria del Dono di Marcel Mauss e di tutti quei movimenti che in quell'occasione seppero tracciare la strada della modernità e dai quali seppero trarre linfa i movimenti degli anni 70 e non solo.
Se non si conosce quel momento della storia mondiale, che ebbe in parte i natali in Italia, non si può comprendere il mondo e il suo andare. 
E' innegabile che la classe politica attuale non conosce nulla di tutto questo; anche per questo non può essere utile alla società. Del resto la cultura non si compra al supermercato.





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